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Vomero, la Hollywood napoletana

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Il Cinema a Napoli? Un polo campano per gli effetti speciali

Qualche settimana sul quotidiano ‘la Repubblica’ è apparsa la riflessione di Luciano Stella dal titolo Cinema, un polo campano per gli effetti speciali.

Certo, sarebbe bello, avere finalmente a Napoli un polo di ricerca applicata, e sviluppo, formazione pratica e produzione, reale, per il Cinema e l’industria dei contenuti digitali.

Lavoriamo da venticinque anni – sì 25! -, perché questo sogno si realizzi nella nostra città…

Nella città dove, alla fine del secolo XIX, precisamente nel 1888, come racconta Francesco Barbagallo in ‘Napoli, Belle Époque’, Laterza Editore, Étienne-Jules Marey, famoso francese medico, ricercatore ed “ingegnere della vita”, passò giornate intere a “girare”, con il suo cronofotografo, una delle antesignane macchine da presa cinematografiche, ‘Vague, Baie de Naples’, il primo film che aveva come soggetto proprio Parthènope.

Nella città dove, come riferisce Generoso Picone nel suo libro I napoletani‘, Editori Laterza, gli abitanti erano già a conoscenza di qualcosa di simile al cinema qualche anno prima che fosse ufficialmente brevettato e lanciato nel 1895 a Parigi dai Fratelli Lumière.

Picone, infatti, impiegò le ‘Lanterne Magiche’, inventate dall’impresario teatrale Menotti Cattaneo, come strumento d’avanspettacolo per intrattenere nella sua sala il pubblico prima delle rappresentazioni.

Nella città dove, nel 1896, non solo arrivò la prima macchina Lumière, ma dove gli stessi fratelli elevarono domicilio per molti mesi negli anni a seguire, con lo scopo di impressionare le pellicole di 108 film da loro girati in Italia con le bellezze partenopee.

Nella città dove l’impresario italiano Mario Recanati aprì, nel 1898, la prima sala cinematografica nella Galleria Umberto I.

Nella città in cui, nei primi decenni del ventesimo secolo, si andava definitivamente affermando la cosiddetta industria della decima arte, appunto il Cinema, e il Vomero divenne la Hollywood napoletana.

Il quartiere, rinomato per essere luogo eletto degli artisti, non poteva mancare all’appuntamento con questa nuova industriosa arte, di cui i napoletani avevano intuito ante litteram le potenzialità di un nuovo business.

Già nei primi anni del 1900, memori delle succitate esperienze cittadine dei fratelli Lumière, si aprirono i primi stabilimenti cinematografici.

Il primo fu quello della Partenope Film e, intorno al 1915, l’impresario Di Luggo ne inaugurò un altro alla confluenza tra via Domenico Cimarosa e via Aniello Falcone, rilevato, nel 1919, da Gustavo Lombardo che vi trasferì la ‘Lombardo Film’.

Proprio con essa il Vomero divenne una delle maggiori sedi produttive del cinema italiano, in concorrenza con Torino. Era normale incontrare i primi protagonisti della nuova Arte: si avviava lo ‘star system’. Prima, fra tutti, l’attrice Leda Gys, che Gustavo Lombardo aveva sposato in quegli anni.

Così come, nei momenti di pausa tra un ciack e l’altro, per le strade del Vomero incorniciate da villini stile liberty, si aggiravano quotidianamente registi e attori, tra cui Amleto Palermi, Mario Caserini, Gero Zambuto, Lamberto Picasso, Vittoria Lepanto, Dillo Lombardi, Giovanni Grasso, Charles Krauss e Marise Dauvray.

La presenza degli stabilimenti propiziò anche la nascita di un notevole indotto industriale ancillare, composto da una moltitudine di professionalità: carpentieri, tecnici delle luci e della fotografia, costumisti, parrucchieri e truccatori, guidato da artisti scenografi, musicisti, direttori della fotografia…

Purtroppo, alla fine degli anni Venti del ‘900, il governo fascista decise di accentrare l’industria cinematografica a Roma e, grazie ai forti incentivi, e alla costruzione di Cinecittà, la maggior parte delle case cinematografiche del tempo fu chiamata ad operare nella capitale.

La ‘Lombardo Film’ diventò la famosa casa cinematografica Titanus, trasferendosi, poco tempo dopo, a Roma.

Per usare una terminologia tecnica moderna, potremmo affermare che Napoli sia stata l’incubatore delle maggiori start up cinematografiche italiane. Solo nei teatri di posa della Lombardo Film / Titanus al Vomero tra il 1916 e il 1929 furono prodotte circa 35 pellicole.

Iniziammo a trattare questo argomento nell’ambito di un progetto accademico dall’affascinante titolo ‘Umanesimo & Tecnologia’, patrocinato dall’Università Orientale di Napoli appunto venticinque anni fa.

Già allora, quando la rivoluzione digitale si apprestava ad esplodere, il nostro gruppo di ricerca, guidato dal prof. Romolo Runcini, decano di Sociologia della Letteratura italiana, si sforzava di far comprendere a colleghi, interlocutori politici ed intellettuali l’importanza di approcciare l’emergente problema della formazione delle future generazioni in questo settore strategico.

Per avere maggiore supporto scientifico riuscimmo a convincere il prof. Derrick de Kerckhove a venire ad insegnare all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e un Dirigente amministrativo esperto del digitale a farsi trasferire dalla Direzione della Regione Toscana, nel capoluogo campano.

Ad intercedere per noi fu il compianto Prof. Amato Lamberti, Presidente della Provincia di Napoli, uno dei pochi politici del tempo che aveva le necessarie competenze culturali per comprendere l’emergente problema del Digital Divide Culturale, non a caso era un docente universitario di sociologia.

Già nei primissimi anni del nuovo secolo, con lo staff della Presidenza della Provincia di Napoli nella Direzione Cultura, stavamo elaborando e promuovendo la creazione di un ‘Consorzio Napoletano per la produzione digitale di servizi e prodotti afferenti al mercato della Comunicazione e dell’Entertainment Multimediale‘.

I contenuti, che la Provincia volle definire nel progetto ‘Mediapolis’, restarono lettera morta… se non per contribuire ad ‘alimentare’ con fondi pubblici erogati dalla Regione, una Società poi fallita.

Ricordo ancora la delusione negli occhi del Presidente Lamberti quando il suo progetto fu presentato all’Unione Industriali, a beneficio di altri.

Per fortuna, è rimasto qualcosa di tangibile di quel “sogno ideale”.
Il famoso Museo Archeologico Virtuale di Ercolano (NA) prese luce qualche anno dopo, diretto poi, paradossalmente, come ci fu riportato dallo stesso Lamberti, da qualcuno a cui sembrava importare poco dei futuri problemi ed opportunità che ‘l’impatto del digitale’ avrebbe avuto sullo sviluppo socio – economico e culturale della Città metropolitana di Napoli.

Venute meno le velleità di poter ‘istituzionalizzare’ un’idea in cui così tenacemente credevamo, come perseguire il sogno di dare un piccolo contributo affinché degli sconosciuti napoletani potessero sfruttare le potenzialità del digitale, potendo fare leva sul secolare ingegno e la creatività che da sempre distingue il popolo napoletano?

Fondiamo, nel 2007, una start up basata, nei suoi principi ispiratori, su quei nuovi paradigmi organizzativi e produttivi facilitati dalla Cultura digitale e dalle sue applicazioni pratiche, che abbiamo poi promosso per anni.

Dalle ceneri del progetto ‘Umanesimo & Tecnologia’ prende vita un Sistema imprenditoriale sperimentale, Rebel Alliance Empowering, il cui modello è stato citato in tesi di laurea per il management delle organizzazioni della Bocconi e, come spiego in un’intervista rilasciata ad uno studente universitario di economia che preparava la tesi di laurea citando la case history di Rebel Alliance, si tratta di un modello organizzativo basato su un nuovo paradigma per l’Industria creativa della Comunicazione, dell’Intrattenimento e della Cultura.

In tale ambito gli Umanisti e i Tecnologi si confrontano in una struttura matriciale, intelligente e inter-organizzata, con lo scopo di assolvere a funzioni di business on demand, declinando la sua offerta attraverso problem solving team capaci di definire soluzioni efficaci, innovative ed economiche.

All’interno di questa organizzazione, che chiamiamo Impresa Virtuale, ogni membro si caratterizza per due variabili: la skill tecnica con cui si cimenta quotidianamente nello sviluppo del core business nel proprio settore di appartenenza fuori dal Sistema Rebel Alliance, e la Conoscenza che si aggrega alle altre in una delle solution area all’interno del Sistema Rebel Alliance a cui si associa.

Rebel Alliance ha voluto iniziare a sperimentare l’efficacia di questo modello proprio nel segmento dell’Industria dei contenuti più tradizionale e difficile da approcciare per una nuova impresa, il Cinema.

Eppure, in soli due anni, abbiamo ottenuto risultati significativi, sublimati prima nella candidatura e poi nel conseguimento dell’ambito Premio David di Donatello per i migliori effetti visivi digitali, in sostanza la capacità di produrre, con competenza e creatività, in quello che è oggi viene chiamato Cinema digitale.

Ecco come siamo riusciti a lavorare con buone performance, abbattendo i costi necessari alla start up di un’impresa di produzione digitale, non solo nel cinema e nell’audiovisivo, ma anche in altri campi come il live event & show, fino ad arrivare, ad esempio, alle ricostruzioni delle scene del crimine nelle scienze forensi, o alle simulazioni di ambienti virtuali nei comparti della sanità o della difesa utilizzati per l’addestramento e la formazione del personale.

Risultati raggiunti non solo in Italia, ma anche all’estero, avviando, negli anni a seguire, hub di coordinamento e produzione a Los Angeles, Dubai, Abu Dhabi, Rio de Janeiro, Mumbai e Nairobi.

Sono passati 10 anni dalla prima candidatura per un David di Donatello, ne abbiamo avute altre e se la nostra è la prima società del sud Italia a vincere, nel 2011, un David di Donatello per il cinema digitale, pochi anni dopo in Brasile, realizza il secondo concerto olografico live al mondo e il primo in America latina, divenendo la prima società del Belpaese a partecipare alla produzione di un film stereoscopico; proprio per questa capacità tecnica è stata chiamata come consulente dell’Autority governativa dei Media degli Emirati arabi.

La sperimentazione del nostro modello, dopo dieci anni, può considerarsi conclusa con esiti più che significativamente positivi.

Questa rubrica tratta argomenti inerenti la futuristica Società 5.0 e, al riguardo, abbiamo deciso di applicare il programma Rebel Alliance Empowering ad alcuni settori quali ad esempio la Protezione Civile con il Centro Studi, Associazione di Promozione Sociale Carabinieri 4.0.

Auspichiamo, nel frattempo, di poter dimostrare l’efficacia del modello anche in altri rami dell’innovazione, se il sogno di un’Accademia del Digitale prendesse veramente corpo a Napoli, è il momento di fare rete, come abbiamo sempre auspicato.

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Vittorio Alberto Dublino

Autore Vittorio Alberto Dublino

Vittorio Alberto Dublino, giornalista pubblicista, educatore socio-pedagogico lavora nel Marketing e nel Cinema come produttore effetti visivi digitali. Con il programma Umanesimo & Tecnologia inizia a fare ricerca sui fenomeni connessi alla Cultura digitale applicata all’Entertainment e sugli effetti del Digital Divide Culturale negli Immigrati Digitali. Con Rebel Alliance Empowering viene candidato più volte ai David di Donatello vincendo nel 2011 il premio per i Migliori Effetti Visivi Digitali. Introducendo il concetto di "Mediatore della Cultura Digitale" è stato incaricato docente in master-post laurea.