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I posti che ti appartengono

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5/5 – L’incontro – Seconda e ultima parte

Ti tengo abbracciato a me; sei così piccolo e fragile, che quasi ho timore di farti del male e questo, non me lo perdonerei mai.
E pensare, che per tutti questi anni, ho avuto paura di un essere puro e leale come te: sei soltanto un bambino, sei ancora un bambino di dieci anni, nonostante il tempo, nonostante tutto, nonostante me.

Non hai ancora attraversato le ombre spirituali che ti accompagnano da così tanto, di cui, anche a me, oggi, sfuggono le loro reali e iniziali origini.

Ti tieni stretto a me, restando in silenzio; e mi lasci ancora parlare.

Guarda chi sono diventato! Osserva il disastro e lo scempio che ho fatto di tutto quell’Amore Originario! Non dovresti nemmeno essere qui e, invece, ci sei venuto lo stesso…

Spiegami, adesso, cosa posso ancora darti, se non mattoni di pietra, ricolmi di pece scura, da cui non trapela un solo barlume di luce! Dimmi chi sono io per te oggi, in questa epoca precisa del nostro vissuto nel mondo!

Socchiudo per qualche secondo gli occhi e, tra le mie braccia, non ci sei più; ho di fronte un uomo raggiante, sorridente, in equilibrio. Ti guardo, e proietti la mia stessa immagine: simili ma non identici, due in uno; due che non sono stati mai uno, almeno fino a questo momento.

Alcune lacrime rigano il mio volto; lo solcano di calore e dolore; tu continui a sorridere, mostrandomi compassione. Ti avvicini, mi carezzi in volto; apri la mia mano sinistra e vi poni sul palmo una chiave dorata. Rinchiudi la mia mano, mi guardi ancora una volta, e ti allontani.

Non riesco più a vederti, non ci sei più: anche tu, probabilmente, mi hai abbandonato. Non hai retto e hai deciso di andar via… Mi vengono in mente tante immagini trascorse, riportandomi nel nostro passato.

Ho perso le parole, ho distrutto tutti i ricordi, annullato i miei pensieri più profondi e reconditi; mi resta soltanto questa chiave che mi hai donato tra le mani, che, a stento, riesco a tenere stretta.

Torno a sedermi, avvolto dalle tenebre che mi circondano; legato alle mostruosità di quelle interiori. Chiudo gli occhi e respiro; respiro e respiro ancora, ascoltando la sua intensità.

Mi abbraccio da solo e, nel farlo, la chiave cade in una pozza d’acqua ai miei piedi; tento di riprenderla e, nel farlo, si dissolve in quel buio liquido: ho perso per sempre anche lei!

Eppure, nonostante il dolore e la sua sofferenza, la vergogna e il disprezzo, avverto, ancora una volta in me, quella scintilla, quella piccola e fulgida fiammella che mi lascia in vita, dandomi l’opportunità di continuare a camminare.

Chiudo gli occhi, ascolto il mio respiro e mi vedo aprire una nuova porta con la chiave che mi hai donato e che avevo smarrito…

La vedo lì, seduta sulla sua seggiola verde, con le manine raccolte e lo sguardo spigliato su di me; mi sorride, mi guarda, mi ama come mai ho imparato sino a oggi ad amare lei; adesso ascolto la tua voce accanto a me, dentro di me, nel mio cuore, da quel posto che ti appartiene e dai cui non sei mai andato via:

Lei è il tuo esempio, il tuo nuovo inizio, il tuo punto saldo nella farraginosità del mondo oscuro dei tuoi pensieri materialistici; lei è qui per ricordarti ogni volta chi sei, da dove vieni e dove stai andando.

Tutte le diversità della natura, le differenze, le pagine scritte, quelle strappate e non ancora riempite della tua vita, sono esattamente racchiuse in lei, che per mezzo del suo sorriso puro, incondizionato, frutto di un Amore che non sarai in grado di comprendere in questo tempo, rinnovano ogni volta il tuo cammino nel mondo.

Accogli la giusta intuizione spirituale, che il suo passaggio nel mondo è stato voluto per giungere a te, distruggere la durezza del tuo cuore e riportarti ai posti che ti appartengono.

Per quanto tu possa sporcarti le mani, la purezza di questo amore originario renderà intatto il tuo cuore; lei è la stella brillante nella notte scura; il faro acceso della tua Memoria spirituale, la Speranza che si ravviva e rinnova ogni volta, sempre e comunque, nonostante tutto.

Lei è l’unico ponte di luce verso te stesso, verso la tua identità, verso la tua verità.

Ti ha aspettato per tutto questo tempo, più degli altri, più di chiunque tu abbia conosciuto in questo mondo.

Nulla sarà più come prima, ora che accoglierai realmente la sua presenza nella tua vita; riuscirai a cavalcare ogni cambiamento che si presenterà nella tua vita: la luce che attendevi è venuta a prenderti, bucando e squarciando le tenebre che ti sei costruito dentro, in tutti questi anni.

È giunto il momento, che insieme lei, tu raggiunga i posti che ti appartengono e che in fondo al cuore, non hai mai lasciato, né realmente dimenticato.

I posti che ti appartengono, ogni volta che vorrai, attraverso il suo buon esempio, ti renderanno ciò che sei destinato a essere; la tua missione non è compiuta, ma questo adesso, lo sai anche tu.

Sei andato via, non ascolto più la tua voce; quanta quiete avverto nel mio cuore, quanta pace riscopro nel suo sguardo savio e di sapore Divino.

Forse, soltanto oggi, io e te, siamo diventati Uno spiritualmente, così come nel tempo, così come nello spazio.

La tengo in braccio, si acquieta mentre le carezzo il volto; il suo sorriso torna a risplendere per me e, soltanto con lei, adesso, oggi, ogni volta che vorrò, con il suo esempio, sarò in grado di raggiungere i posti che mi appartengono.

P.S.
A te.

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Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".