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‘La bellezza ci Salverà’, documentario su arte e vita di Ezio Gribaudo

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Un omaggio all’arte e alla capacità di vivere in funzione di essa

Al 38° Torino Film Festival è stato presentato ‘Ezio Gribaudo. La bellezza ci Salverà‘, un interessante documentario di Alberto Bader. L’opera è un ritratto dell’artista ed editore torinese Ezio Gribaudo, oggi novantenne; un omaggio all’arte e alla capacità di vivere in funzione di essa.

Dall’infanzia nell’epoca fascista agli studi prima all’Accademia Albertina e poi a Brera a Milano, la scoperta dell’espressione artistica in ogni suo aspetto, il racconto si sviluppa su binari narrativi paralleli: la vicenda umana descritta in prima persona da Gribaudo e la storia dell’arte del ‘900 che prende forma con istantanee di dipinti e di vita vissuta.

L’artista torinese, negli spazi del suo studio e della sua meravigliosa casa – museo, ricorda gli incontri che gli hanno segnato la vita: Pablo Picasso, Chagall, Mirò, Henry Moore, Francis Bacon, Peggy Guggenheim, De Chirico; le loro monografie che, come editore, con la storica tipografia Pozzo, ha pubblicato, divenendo uno dei pochi personaggi a spendersi così tanto per l’altrui arte piuttosto che per la propria.

Una missione quella di Gribaudo: dedicare l’esistenza alla propria vocazione, cercando sempre di ampliare i confini della conoscenza facendo esperienze, incontrando chi vive d’arte come lui.

La sua arte, già: non ha mai smesso di dipingere, scolpire, costruire, sperimentare, e si può senz’altro affermare che Gribaudo sia stato uno dei primi artisti, se non il primo, ad usare le campionature stilistiche come ama sottolineare il suo amico Renato Barilli, e a dimostrarlo ci sono i magnifici logogrifi che ancora oggi crea con genialità e passione.

Tra gli incontri che l’artista torinese ricorda con più affetto, a parte quello con il suo mito e mentore assoluto Pablo Picasso, c’è quello con Pier Paolo Pasolini nel periodo in cui il poeta – regista lavorava a ‘Medea‘, ed erano tanti i progetti e le idee che i due avevano in cantiere e avrebbero voluto sviluppare se ne avessero avuto il tempo più che l’occasione.

Ezio Gribaudo negli anni è stato consacrato dalle più importanti istituzioni dell’arte contemporanea: ha ricevuto la Medaglia d’Oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte, ha esposto al MoMA di New York, al Guggenheim di Bilbao, alla Ca’ Pesaro di Venezia.

Il documentario di Alberto Bader è un doveroso omaggio, un giusto riconoscimento ad una delle persone più importanti per la diffusione dell’Arte nel XX secolo.

Tecnicamente il film è affascinante, grazie ad un montaggio creativo delle immagini delle opere e delle foto private e anche le testimonianze, affiancate alla narrazione in prima persona dell’artista, non paiono semplici e fredde interviste, ma tasselli fondamentali a completare il racconto – collage.

Emozionanti le immagini della festa dei novant’anni ed emblematici, oltre che commoventi, gli ultimi minuti del documentario con Ezio Gribaudo che, tristemente, ammette che in questi anni ci vorrebbe un nuovo Umanesimo con la riscoperta della Bellezza…

Poi, con ironia, aggiunge:

potevo morire venti anni fa, avrei fatto meno danni

e, per congedarsi, dal regista, conclude:

il mio delirio è finito.

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Paco De Renzis

Autore Paco De Renzis

Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.