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La Traviata di Zeffirelli o le tagliatelle di nonna Pina?

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Come ti trasformo un capolavoro della lirica in una parata trash. Perché hanno ucciso Zeffirelli

Non ha saputo morire.
Così il grande Eduardo De Filippo chiudeva una delle sue commedie più amare, ‘Gli esami non finiscono mai‘. Guglielmo Speranza, il protagonista, professionista di successo, disgustato dalla società che lo circonda, decide di fingersi malato. Smette di parlare, si isola da un mondo in cui non si riconosce più. Quando muore la sua fama è ormai sbiadita. Al funerale, tradito per l’ultima volta dalla sua famiglia che non ne rispetta la volontà di essere seppellito nudo, non va quasi nessuno.
È proprio uno dei ritardatari alle esequie a pronunciare la frase con la quale abbiamo esordito.
Che, invece, Franco Zeffirelli sia stato un genio lo si evince anche dalla morte. Sì, diversamente da Guglielmo Speranza, il Maestro fiorentino ha saputo morire.
Ad una settimana circa dalla prima della sua Somma Traviata all’Arena di Verona, da quello che ormai può essere considerato il suo testamento artistico. Ci piace sottolineare come anche ‘Gli esami non finiscono mai’ sia stato l’ultimo lavoro del grande Eduardo.
Una settimana prima.
Non uno o due mesi prima.
Non una settimana dopo.
Quindi, dopo che alcune date erano state cancellate, l’interesse sullo spettacolo diventa altissimo. Che l’evento non decollasse non ci meraviglia troppo. In fondo Zeffirelli è noto al grande pubblico di un’Italia sempre più ignorante non grazie all’opera. Purtroppo viviamo tempi in cui teatri di immenso prestigio sono costretti a fare collette per cambiare i sediolini.
La desolante realtà è che il borghese piccolo piccolo, la casalinga di Voghera, lo conoscono per i capolavori televisivi, come ‘Gesù di Nazareth’.
Le grandi regie nei teatri più prestigiosi al mondo, le impareggiabili interpretazioni della Callas, restano circoscritte ad una ristretta cerchia di appassionati.
Però il genio Zeffirelli sa morire.
E attorno alla sua Traviata definitiva si scatena di tutto. Diventa preda di sciacalli e affaristi.
L’opera diventa un circo, uno squallido circo.
Mamma RAI, che non aveva dato prima chissà quanta attenzione allo spettacolo, ci si butta su a capofitto, organizza una diretta in mondovisione.
Così tutti potranno vedere, ovunque, facilitati dal linguaggio universale della musica, dall’italiano, lingua della lirica per eccellenza.
Vedere, non capire. Non è opera facile la traviata, non era regista semplice, il Maestro.
E tutti potranno criticare. Ovviamente!
Sai che soddisfazione per Mario il salumiere poter dire che quella scena non gli è piaciuta? O per la cantante del coro parrocchiale affermare che la coloratura della Kurzak non l’ha convinta? Magari non userà queste stesse parole, termine troppo colto e da addetto ai lavori, ‘coloratura‘. Più probabilmente si limiterà a dire che ha stonato.
Ormai siamo al punto in cui l’imbianchino, dopo aver ammirato un Caravaggio, può permettersi di dire che non ne condivide le scelte di colore.
Giudicati, anche dopo la morte, come Guglielmo Speranza, questo il destino di tutti noi; piccoli, ma soprattutto grandi.
Già, soprattutto grandi, perché nulla gratifica l’ego meschino dei mediocri più che criticare il genio.
Mondovisione, Zeffirelli, Verdi, La Traviata, dicevamo.
Ti aspetti un’organizzazione all’altezza.
Che ne so, un autorevole presentatore che possa condurre il pubblico profano a scoprire ogni risvolto dell’opera, ogni scelta di regia, ogni preziosismo canoro.
La spariamo: un Pippo Baudo, almeno.
No, troppo banale. Ecco Antonella Clerici. Che adoriamo, ci mancherebbe; solo che il salto dalle tagliatelle di nonna Pina alla Traviata di Zeffirelli ci sembra troppo anche per lei.
C’è la corsa ad esserci. Politicanti, nani e ballerine, soubrette e intellettuali da bancarella.
Ecco che quello che era un evento di élite in poche ore si trasforma in una parata trash. Vista la capacità di coniugare i verbi dei politici di vertice non abbiamo dubbi che potranno apprezzare appieno tutte le preziose sfumature della Traviata definitiva del Maestro fiorentino.
Ci aspettiamo un’organizzazione impeccabile, dicevamo. Invece, ci troviamo di fronte a dilettanti allo sbaraglio che farebbero cascare le braccia al pur abituato Corrado.
Addetti stampa che telefonicamente confessano che di fronte a richieste, anche banali, della RAI, non sanno che pesci prendere, faticano a capire che cosa effettivamente gli sia chiesto.
Lo tocchiamo con mano. Accrediti per la nostra testata confermati in data martedì 26 marzo 2019 per iscritto da Alessia, nome che potrebbe essere anche inventato, la protagonista reale non merita la nostra pubblicità; fortunatamente conserviamo tutte le mail, soprattutto di questo genere.
Bene, gli accrediti per ExPartibus, quando si trattava di un evento culturale c’erano, ed erano confermati con ampio piacere.
Ovviamente siamo fuori posto quando l’opera diventa circo. A 48 ore dallo spettacolo Alessia comincia a farci problemi.
Quando sono prenotati e pagati voli e alberghi.
I posti diventano uno in platea e uno nel back stage. Poi uno solo… forse.
Rifiutiamo. Siamo indignati, nemmeno alla sagra della salsiccia di paese si assiste a tanta improvvisazione.
E rifiutiamo il “forse accredito”, anche perché ormai ci sentiamo fuori luogo, preferiamo lasciare il nostro posto ai
nuovi protagonisti, politici rampanti, portaborse, ruffiani e mezze calze, a feroci conduttori di trasmissioni false.
E preferiamo non vivere il secondo distacco da Franco Zeffirelli, che come genio immortale ha lasciato questo piano di esistenza lo scorso 15 giugno; artisticamente assassinato, invece, durante una di quelle parate che ha sempre odiato.

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Pietro Riccio

Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.