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‘Border’ – chiunque può scegliere la propria identità

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‘Border’ creature di confine

Secondo lungometraggio del regista svedese di origini iraniane Ali Abbasi, ‘Border’ è basato sul racconto ‘Gräns’ di John Ajvide Lindqvist, già autore dell’acclamato bestseller ‘Lasciami entrare’ – 2006, Marsilio.

Vincitore del premio per il Miglior Film a Cannes nella sezione Un Certain Regard e candidato come Migliore Film Straniero agli Oscar, ‘Border’ è una delle opere più sorprendenti ed originali uscite al cinema negli ultimi anni.

Protagonista della storia narrata è Tina, agente doganale nota per il suo olfatto straordinario che le permette di fiutare la colpevolezza di chiunque nasconda qualcosa. Tuttavia, quando incontra Vore, un individuo sospetto, per la prima volta le sue abilità vengono messe alla prova. Tina percepisce che Vore nasconde qualcosa che lei tuttavia non riesce a identificare. Oltretutto, prova una certa attrazione verso di lui.

Nel momento in cui lei scopre l’identità di Vore tra i due si instaura un legame speciale che permetterà alla donna di scoprire anche la verità su se stessa. Tina, come Vore, non appartiene a questo mondo. Tutta la sua esistenza è stata costruita su un’enorme bugia e ora deve scegliere se continuare a vivere nella menzogna o accettare la sconvolgente rivelazione di Vore.

Noir? Horror? ‘Border’ è un’opera indefinibile

Impossibile definire semplicemente ‘noir’ o addirittura horror un’opera come ‘Border‘: Ali Abbasi è stato capace di fare un film di genere che non si limita ad intrattenere ma parla di politica e di società contemporanea. Se lo spunto può essere banalizzato da una contrapposizione Noi – Loro molto in voga al giorno d’oggi, la riflessione a cui porta la storia riguarda la necessità di ognuno di riappropriarsi della propria identità, di ciò che si è scelto di essere.

Il personaggio di Tina fiuta il senso di colpa, la paura, la vergogna dei colpevoli ma non è mai stata capace di scrutare se stessa, di scoprire ed accettare la sua vera natura; questo fino a quando non viene travolta da un sentimento strano, nuovo, che si palesa nell’impossibilità di definire quale sia la colpa di un uomo sospetto che irrompe nella sua esistenza.

Il film passa dall’investigazione all’atipica storia d’amore non lasciando mai lo spettatore alla banalizzazione del momento narrato; Tina e Vore sono presentati fisicamente diversi dagli altri personaggi per rafforzare l’ipocrisia dello sguardo preconcetto e convenzionale che si ha verso le minoranze. La narrazione e lo stile utilizzati in ‘Border‘ sono caratterizzati da atmosfere cupe che acquisiscono luminosità solo grazie all’emotività dei personaggi e, per questo, non si può prescindere dalla bravura di Eero Milonoff e sopratutto di Eva Melander.

Il regista Ali Abbasi va elogiato per un lavoro a dir poco letterario fatto su questo film, girato alla stregua di un libro sull’invisibile, sui significati nascosti delle cose: l’incontro tra il ‘noir’ e il surreale viene esemplificato da un’affermazione che Abbasi ha fatto parlando di ‘Border‘:

Vedo gli esseri umani come degli animali particolarmente evoluti e mi interessano tutte quelle situazioni in cui i nostri istinti bestiali cozzano contro la struttura della società.

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Paco De Renzis

Autore Paco De Renzis

Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.