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È lo Scontro tra Civiltà? Ma io scelgo il Sogno della Pace!

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È in corso in questi giorni alle Nazioni Unite un summit globale tra i rappresentanti degli Stati per tentare di risolvere la questione del conflitto russo – ucraino.

Credo che le cause di questo scontro risiedano nelle motivazioni ben più profonde e di natura globale, come ci spiega Samuel Huntington nella sua Teoria dello Scontro tra Civiltà.

L’invasione dell’Ucraina con l’avvio della cosiddetta Operazione Speciale Russa non ha innescato solo ragionamenti da pensiero dicotomico nella gente comunemente ignorante sul tema, ma anche un acceso dibattito intellettuale sulle probabili ipotesi sulle cause, con fazioni di esperti che le promuovono ed ovviamente altre che le confutano.

Ragionando da decimo uomo, a me convince in particolare una tesi, basata più su profondi presupposti cognitivi ed antropologico culturali che su aspetti di strategia geopolitica correlati agli interessi economico finanziari di dimensione globale.

Questa è la tesi che si rifà allo Scontro di Civiltà per stabilire un nuovo Ordine Mondiale di Samuel Huntington.

Huntington

In ‘Clash of Civilizations’ lo scienziato ci spiega che le Identità culturali, che a livello più ampio sono Identità di civiltà, stanno plasmando i modelli di coesione, disintegrazione e conflitto nel mondo del dopo Guerra Fredda.

La tesi si declina su 5 punti chiave:

1. Per la prima volta nella storia la politica globale è multipolare e multi-civilizzata; la modernizzazione è distinta dall’occidentalizzazione e non sta producendo né una civiltà universale in alcun senso significativo né l’occidentalizzazione delle società non occidentali;

2. Gli equilibri di potere tra le civiltà stanno cambiando: l’influenza relativa dell’Occidente sta declinando. Le civiltà asiatiche stanno espandendo le loro attività economiche, militari e la forza politica; l’Islam sta esplodendo demograficamente con conseguenze destabilizzanti per i Paesi musulmani e i loro vicini; le civiltà non occidentali in genere stanno riaffermando il valore delle proprie culture.

3. Sta emergendo un ordine mondiale basato sulla civiltà: le società che condividono affinità culturali cooperano tra loro; gli sforzi per spostare le società da una civiltà all’altra non hanno successo; e i paesi si raggruppano attorno agli stati principali o centrali della loro civiltà.

4. Le pretese universalistiche dell’Occidente lo mettono sempre più in conflitto con altre civiltà, soprattutto con l’Islam e la Cina; a livello locale le guerre di faglia, in gran parte tra musulmani e non musulmani, generano “raduni di parenti”, con la minaccia di una più ampia escalation e, di conseguenza, gli sforzi degli stati centrali per fermare i combattimenti.

5. La sopravvivenza dell’Occidente dipende dalla possibilità che gli americani riaffermino la loro identità occidentale e gli occidentali accettino la loro civiltà come unica universale e si uniscano per rinnovarla e preservarla dalle sfide delle società non occidentali. Lo scongiurare una guerra globale di civiltà dipende dall’accettazione e dalla cooperazione dei leader mondiali per mantenere il carattere multi-civilizzato della politica globale.

Se accettiamo come veri questi assunti alla base della Teoria dello Scontro tra Civiltà, non ci è difficile comprendere cosa intendono nelle loro dichiarazioni alcuni leader di nazioni del cosiddetto ‘blocco orientale’, sebbene l’accezione sia ritenuta limitativa dalla suddetta teoria, come Putin, il Presidente cinese Xi Jinping, o il premier indiano Nerendra Modi, che recentemente si sono confrontati a Samarcanda.

Ma lo stesso vale quando ascoltiamo le parole di esponenti del ‘blocco occidentale’ quando ci richiamano alla difesa dei nostri valori, per motivare il supporto alla resistenza ucraina.

Per concludere, qualunque sia la motivazione a prescindere da chiunque voglia continuare a seguire il sogno occidentale o, viceversa, quello orientale, come chiunque altra persona equilibrata Io scelgo il SOGNO della PACE.

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Autore Vittorio Alberto Dublino

Vittorio Alberto Dublino, giornalista pubblicista, educatore socio-pedagogico lavora nel Marketing e nel Cinema come produttore effetti visivi digitali. Con il programma Umanesimo & Tecnologia inizia a fare ricerca sui fenomeni connessi alla Cultura digitale applicata all’Entertainment e sugli effetti del Digital Divide Culturale negli Immigrati Digitali. Con Rebel Alliance Empowering viene candidato più volte ai David di Donatello vincendo nel 2011 il premio per i Migliori Effetti Visivi Digitali. Introducendo il concetto di "Mediatore della Cultura Digitale" è stato incaricato docente in master-post laurea.