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Il Tronco della vedova

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Mario Buonocunto, Il tronco della vedova
Mario Buonocunto, Il tronco della vedova


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E sedutosi di fronte al tesoro osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.

Allora chiamati a sé i discepoli disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.
Vangelo di Marco XII 42-44

L’usanza della beneficenza, in Massoneria, deriverebbe dal passo del Vangelo sopra riportato, i nostri antichi rituali non ne fanno menzione fino al 1820, quando, negli ‘Statuti Generali di Napoli’, vi è un riferimento alla “Borsa della Beneficenza”.

Sta di fatto che ogni tornata, di qualsiasi grado, si conclude con il passaggio del Tronco della vedova; senza questa semplice, ma importantissima cerimonia, si può dire che la tornata non è “rituale”.

La denominazione ‘Tronco della vedova’, con chiaro riferimento al succitato brano di Marco si rifà, probabilmente, alla figura di Hiram “figlio di una vedova della tribù di Neftali, ma di padre Tirio, artefice in lavori di bronzo, di grande capacità tecnica e pieno di talento, esperto in ogni genere di lavoro in bronzo”, e ci riporta alla leggenda di Iside.

La dea, sorella e moglie del dio Osiride, ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth, che ha disperso i suoi resti per tutta la Terra, aiutata dalla sorella Nefti, dopo un lungo peregrinare, ritrova tutte le parti del suo corpo tranne il fallo, divorato da un pesce del Nilo.

Iside, con grande fatica e lacrime, riesce a ricomporne la salma, ma, mancando il membro virile è impossibilitata a procreare. Senza perdersi d’animo, realizza una protesi in legno di sicomoro e si unisce a lui, dando vita ad Horus, il Sole, che, di conseguenza, è figlio della vedova, in quanto generato da Iside, che ha lo ha concepito senza marito.

La cassa con le spoglie divine, discendendo il fiume Nilo, giunge fino al mare e viene sospinta dalle correnti sulla costa della Siria, dove, improvvisamente, spunta un albero di erica che cresce rapidamente fino a racchiudere nel suo tronco la cassa. Il re del luogo, sorpreso dalla grandiosità della pianta, la fa tagliare e, inconsapevole del suo contenuto, ne fa una colonna per il suo palazzo.

Iside, venutane a conoscenza, si reca in Siria dove, dopo varie vicissitudini, ottiene finalmente la colonna in cui riposa il corpo di Osiride e, ricoperto il tronco di unguenti profumati, lo innalza al centro di un grande tempio. Da quel momento, in tutti i templi a lei dedicati, i fedeli devoti depongono le loro offerte destinate alla beneficenza in un tronco posto all’interno del sacro recinto.

È così che il recipiente della beneficenza prende il nome di ‘Tronco della Vedova’.
Per questo motivo in ambienti esoterici, si dice che un iniziato è un «Figlio della Vedova» perché significa essere come Horus o come Gesù, in quanto secondo i rispettivi culti, entrambi nacquero senza l’intervento di un padre.

Essere figlio della vedova vuol dire essere figlio dello spazio compiuto affinché l’animo riceva tutta la luce dello spirito, di una morte – rinascita che comporta un atto interiore di unione con sé per realizzare la propria interezza, atto che può avvenire solo in un punto ineffabile, noto solo a chi si ri-unisce, ovvero “noto ai soli figli della vedova”.

Durante il rito di iniziazione il Maestro Venerabile si rivolge al candidato con la seguente formula:

Profano, è il momento di mettere in pratica il secondo dovere del Libero Muratore, cioè di praticare le virtù più dolci e benefiche, di soccorrere il proprio Fratello, di prevenire i di lui bisogni, di alleviare le sue disgrazie e di assisterlo coi vostri consigli, i vostri lumi col vostro credito.

Queste virtù che nel mondo profano sono considerate qualità rare, non sono, tra i Liberi Muratori, che il compimento di un dovere.

Non credo sia necessario aggiungere altro per comprendere quanta importanza si attribuisca alla solidarietà, intesa come base dell’uguaglianza e della fratellanza e come immediato corollario realizzativo del percorso iniziatico.

Il Libero Muratore, al tempo stesso, lavora al proprio miglioramento spirituale ed a quello dell’Umanità, infatti se “voler essere migliori è essere migliori” è anche vero che “migliorare se stesso significa migliorare gli altri”.

Uomo ed umanità, come uno e tutto, sono fattori tra loro imprescindibili; l’esoterismo, in quanto viaggio verso la conoscenza del Sé, rappresenta la nostra operatività, esattamente come la costruzione del tempio interiore era un lavoro altrettanto fattivo per i nostri predecessori impegnati nei cantieri edili e per gli speculativi accettati di cui siamo i discendenti.

Ecco, dunque, che la separazione dai metalli, che viene operata già nel gabinetto di riflessione perché il candidato possa essere ammesso nel Tempio, assume un significato pratico di assai più ampia portata intrinseca rispetto al pur elevato contenuto morale.

Se i metalli rappresentano l’elemento pesante, corporeo, della nostra realtà fisica, il distacco dagli stessi diviene condizione necessaria perché la rettificazione possa compiersi. Questo simbolo deve, poi, essere interiorizzato e realizzato individualmente dall’Iniziato, il che significa che l’esoterismo, in quanto viaggio verso la conoscenza del Sé, riproduce la nostra operatività.

La separazione dai metalli non alimenta l’attaccamento ai beni materiali e, più in generale, alle passioni, perché senza tale progressivo distacco la rettificazione sarebbe un’illusione. Il compimento di tale dovere senza ostentazione nasconde, a livello individuale, la mano benefattrice; l’aiuto rimane avvolto nel segreto perché, per produrre effetti operativi, non deve esserci alcuna retribuzione morale, ma un vero sacrificio, sacrum-facio.

La rottura del guscio della propria personalità egoica e il sentirsi parte di quell’insieme che è l’Umanità è un passo indispensabile per trascendere il proprio io e trasformare l’Iniziazione nella sua realizzazione spirituale; così si concreta l’amore per i propri simili.
L’Amore come Fuoco, un passaggio obbligato che verrà approfondito nel corso del cammino iniziatico.

Ad un certo punto della cerimonia i metalli vengono restituiti, se si interiorizza l’Iniziazione, se ne trasmuta il valore e se ne dispone in modo diverso. Appare estremamente coerente che il denaro raccolto nel Tronco della vedova si trasformi in “tanti pezzi di Osiride per la ricostruzione dell’uomo”.

La carità è la virtù atta a lenire i dolori e la miseria che ci circondano. Mentre l’aiuto durevole può modificare la vita ed il destino di un uomo.

Al materialismo ed alla sfrenata ricerca di ricchezza dobbiamo contrapporre l’umile e soave poesia del Tronco della Vedova.
A. Corona

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.