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L’amico spirituale

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amico spirituale


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Un modo differente di condividere sentimenti ed emozioni

Mitra, in sanscrito, è il termine generalmente usato per delineare il concetto di amico spirituale.

Un termine, come si potrà notare, molto vicino a Maitri, che significa amore e, nel buddhismo tibetano, viene inteso come colui che desidera aiutarti a rimuovere le cause della sofferenza per poi ottenere le cause e le condizioni per la felicità.

L’amico spirituale, perciò, operando in modo disinteressato, non è assillato dall’attaccamento verso le persone amate e, tanto meno, dal bisogno di ricevere qualcosa in cambio da loro.

Non implica neppure avere bisogno delle persone amate per fortificare la propria autostima, quindi nulla a che fare con i tipici processi nevrotici, apparentemente altruistici, atti a generare assillanti attenzioni nei confronti delle persone care.

La tradizione buddhista non ritiene vero amico spirituale colui che pensa e parla in modo distruttivo, anziché incoraggiare e fortificare le persone che si rivolgono a lui.

I novelli monaci tibetani, infatti, si vergognerebbero di se stessi, cadendo nell’errore di coinvolgere in un dialogo distruttivo i propri amici.

In poche parole nel loro “vocabolario” non è contemplato in alcun modo, come invece accade da noi, il linguaggio dell’odiatore.

Solo un atteggiamento costruttivo può essere causa di felicità, questo è il modo di pensare dell’amico spirituale, ed è in tal senso che predispone la propria mente fin dalla più tenera età, imparando a contemplare con attenzione pensiero, parola ed azione.

Al contrario, sappiamo bene come un amico fuorviante possa condurre le persone a lui vicine, in atteggiamenti distruttivi, inducendole a sprecare il loro tempo prezioso con azioni che non producono alcun benessere.

Simili comportamenti sono veri e propri inviti alla sofferenza, all’infelicità, con l’ottenimento di un risultato decisamente opposto e contrario a quello desiderato e praticato da chi ama veramente.

Gli amici spirituali formano qualcosa di molto simile ad un ambiente familiare, tanto che chi li frequenta si sente come a casa, a proprio agio, sapendo anche di poter contare su parole e azioni atte a creare cause e condizioni per l’ottenimento di un maggior benessere.

È risaputo, infatti, che chiunque viva in una famiglia dalle caratteristiche distruttive difficilmente crescerà felice, o quanto meno con la capacità di ottenere un buon equilibrio interiore.

Questo è il motivo per cui insegno a chiunque voglia diventare maestro Reiki, o Consulente Filosofico, a creare prima di tutto uno spazio amichevole e gentile verso se stesso, per poi riprodurre anche nel suo ambiente operativo la stessa attitudine accogliente, non giudicante e dal carattere costruttivo.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.