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Il ricordo di sé

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Carrozza


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Come si può vedere la bellezza dell’anima buona?
Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora interiormente bello, fa come lo scultore di una statua che deve diventare bella. Egli toglie, raschia, liscia, ripulisce finché nel marmo appaia la bella immagine: come lui, leva tu il superfluo, raddrizza ciò che è obliquo, purifica ciò che è fosco e rendilo brillante e non smettere di scolpire la tua propria statua interiore, finché non ti si manifesti lo splendore divino della virtù e non veda la temperanza sedere su un trono sacro.
Plotino

Leggevo questo brano del filosofo greco Plotino, vissuto nel III secolo d. C., e meditavo sulla profondità di queste parole, sempre attuali, nonostante oggi si viva in una società che ci impone dei ritmi non più allineati alla nostra natura di esseri “pensanti”.

Alcuni giorni fa, un amico, mi esprimeva la sua opinione sulle pratiche meditative, asserendo che:

Solo un Orientale ha la possibilità di eseguire la meditazione. Questo “fenomeno” non ha motivo di esistere in Occidente, perché siamo stressati, perché i nostri ritmi sono diversi e perché, suppongo, che qui sia solo un fatto di “moda”.

Uno scambio di opinioni diverse è per me una grande opportunità, che mi permette di volgere attenzione fuori da me e trovare delle argomentazioni per confutare quanto mi è stato detto.

È vero che la “culla” della Meditazione è l’Oriente, dove la cultura e la spiritualità hanno delle radici profonde.

Artur Shopenhauer, filosofo tedesco, uno dei maggiori pensatori del XIX secolo e dell’epoca moderna, dopo aver studiato per anni la cultura dei popoli orientali, disse:

Le Upaniṣad sono state la consolazione della mia vita, e saranno la consolazione della mia morte.

E ancora:

In India, le nostre religioni non attecchiranno mai; l’antica saggezza della razza umana non sarà oscurata dagli eventi in Galilea.
Al contrario, la saggezza indiana fluirà indietro verso l’Europa, e produrrà cambiamenti fondamentali nel nostro pensiero e nelle nostre conoscenze.

Ma cosa sono le Upaniṣad?
Le Upaniṣad sono un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX – VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C. trasmesse per via orale e messe per iscritto per la prima volta nel 1656. Il termine Upaniṣad deriva dalla radice verbale sanscrita: sad, sedere, e dai prefissi upa e ni, vicino, ossia “sedersi vicino”, ma più in basso, dando l’idea dell’ascolto di un maestro spirituale, che trasmette il suo insegnamento.

Già questa immagine è molto eloquente sul suo significato profondo: un discepolo che si siede ai piedi del Maestro per apprendere l’insegnamento. Fa pensare ai vecchi racconti che gli anziani trasmettevano ai nipotini, la sera attorno al focolare, quando le serate erano fredde, e l’era dei computer non era ancora arrivata.

Forse, chi ha vissuto gli anni che hanno preceduto questa improvvisa accelerazione del progresso, ricorderà con nostalgia quei momenti “magici” in cui ci si sentiva parte di tutti e parte del Tutto. La condivisione e la trasmissione di antica saggezza era per i giovani una scuola di vita, come l’Agorà dove si incontravano le persone, nell’antica Grecia, e si filosofava sulla natura umana.

Oggi viviamo completamente assorbiti dalle molteplici attività che ci siamo imposti, oltre ai nostri ruoli di genitori e lavoratori. Il tempo è sempre troppo poco per poterne avere un po’ per noi e lo sguardo rapito dallo schermo dei cellulari ha sostituito anche il “logos”, la parola che spiega, che si relaziona… E con essa ha portato via il nostro “pensare”.

Quando abbiamo l’opportunità di trovarci con noi stessi, con i nostri pensieri, con la nostra interiorità? Viviamo senza la consapevolezza di “esserci”, immersi in un continuo sogno.

Georges Ivanovič Gurdjieff, filosofo armeno russo, vissuto fino al 1949, con la metafora della carrozza descrive la condizione dell’essere, di colui che non decide la direzione della propria vita, ma ne è succube, condizionato dalle forze esterne che influenzano il proprio percorso. Egli paragona l’uomo ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero.
La carrozza, ovvero il corpo fisico, è guidata dal cocchiere, la mente, e trainata dai cavalli, le emozioni; il viaggiatore è l’anima, o coscienza.

Con questa metafora egli spiegava ai suoi allievi perché l’uomo vive in un sonno indotto.
Quando il cocchiere, la mente, è confuso e non sa che strada seguire, la carrozza, il corpo, viene guidata dai cavalli, le emozioni, che automaticamente la trasportano, senza seguire una direzione precisa, mentre il viandante, l’anima, riposa.

E se la coscienza dorme quanta consapevolezza possiamo avere di quello che facciamo, diciamo e decidiamo? Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi? E per sapere dove andare ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero, anima, così da prendere in mano le redini e condurre i cavalli nella direzione desiderata.

Questa metafora ci fornisce un’immagine visiva della situazione dell’anima dormiente.

La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno; l’uomo è addormentato, la sua coscienza è ipnotizzata, confusa; egli non sa chi è, non sa perché agisce, è una specie di macchina, un automa, cui tutto “succede”; non ha il minimo controllo sui propri pensieri, sulle proprie emozioni, sulla propria immaginazione, sulla propria attenzione; crede di amare, di desiderare, di odiare, di volere, ma non conosce mai le vere motivazioni di questi impulsi che compaiono e scompaiono come meteore; dice “io sono”, “io faccio”, “io voglio”, credendo di avere davvero un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; si illude di avere coscienza di sé, ma non può svegliarsi da sé, può soltanto sognare di svegliarsi; pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; trascorre l’intera esistenza nel sonno e muore nel sonno; passa tutto il tempo in un mondo soggettivo cui non può sfuggire; non è in grado di distinguere il reale dall’immaginario; spreca le proprie energie a inseguire cose superflue; e solo qualche volta si rende conto che non è soddisfatto, che la vita gli sfugge, che sta sciupando l’occasione che gli è stata offerta.
Georges Ivanovič Gurdjieff

Ma cosa ci suggerisce Gurdjieff per imparare a risvegliarci e iniziare a renderci consapevoli della nostra esistenza?

Essere presenti a se stessi, ricordarsi di sé.

Potrebbero sembrare solo delle parole senza alcun fine, ma, in realtà, il ricordo del sé è una conquista che si ottiene attraverso degli esercizi. Si comincia a pensare a se stessi, ad essere presenti, ad osservarsi, mentre si compiono delle azioni, dall’aprire una porta, mentre si lavora, durante una passeggiata.

Il ricordo del sé è un’antica pratica che sembra provenire dal sufismo, una pratica alchemica, in cui la consapevolezza dell’essere è paragonato al “fuoco” che non brucia ma dissolve la materia della nostra personalità, solve et coagula. Osservarsi e percepirsi è un processo difficile e raro, ma avere la consapevolezza di riuscire a “ricordarsi del sé”, anche per pochi attimi, ci permette di comprendere quanto la nostra coscienza assopita e in balìa delle emozioni, dettate da eventi esterni, e quanto poco decidiamo delle nostre vite e della loro direzione.

Le pratiche meditative potrebbero essere un valido aiuto; allontanando e allentando le tensioni e le ansie, ci permettono di ascoltare il nostro corpo e attraverso il respiro cosciente è possibile sperimentare la presenza dell’essere. Vivere qui e ora, anche solo per poco, ci dà la misura di cosa presumiamo di essere e cosa potremmo diventare se la nostra coscienza improvvisamente si destasse e prendesse le redini della nostra vita.

L’insegnamento giunge solo ad indicare la via e il viaggio; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere.
Plotino

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Maria Filomena Cirillo

Autore Maria Filomena Cirillo

Maria Filomena Cirillo, nata a San Paolo del Brasile, vive in provincia di Napoli, dopo aver abitato per anni sul lago di Como. Il suo cammino spirituale è caratterizzato dalla ricerca continua dell'essenza di ciò che si è, attraverso lo studio della filosofia vedantica, le discipline orientali di meditazione e l'incontro con i Maestri che hanno "iniziato" il suo percorso. Tra Materia e Spirito. Master Reiki, Consulente PNF, tecniche meditative e studi di discipline orientali. Conduttrice di training autogeno e studi di autostima e ricerca interiore. Aromaterapista ed esperta di massaggio aromaterapico.