Home Rubriche Esotericamente Pulcinella, Fabio Da’ath, Blavatsky e la Teosofia

Pulcinella, Fabio Da’ath, Blavatsky e la Teosofia

618
Pulcinella


Download PDF

Noi tutti siamo come membra di un unico corpo, perciò, chi cerca di danneggiare o distruggere gli altri agisce come se la mano destra cercasse di tagliare quella sinistra, per gelosia. Chi uccide il prossimo suo, uccide sé stesso; chi deruba gli altri, froda sé stesso; perché gli altri esistono in noi, come noi esistiamo negli altri.
Helena Petrovna Blavatsky

I miei sogni, dal suono lontano, hanno un odore particolare. Si perdono, nella dicotomica danza del tempo presente e di quello antico, in un colore che, seppur sbiadito, è ben delineato e, abbracciando il segreto che passeggia sul tappeto dell’oggi, scivola su di esso e resta sdraiato in attesa di essere svelato.

Nell’incanto della mia costellazione svanisce la lucida capacità di poter comprendere pienamente il secreto celato, quindi, ogni sua parola si lascia candidamente assorbire dalla lettura. È una visione che contamina, che non dà scampo alla normalità, come un’inguaribile malattia che non si lascia curare da nessuna medicina.

I sogni, mediante simbolismi, allegorie e miti, indossano abiti esoterici, si cibano di magia occulta e, tenendomi per mano, mi accompagnano lungo il percorso che porta alla meta desiderata.

Nel farmi distrarre da quest’arte e dal suo sapere, illustro storie, cieli tersi o caliginosi, personaggi e strade mai percorse, in cui si nascondono misteri arcaici ed ipogei stracolmi di conoscenza ed insegnamenti che non attendono di essere gustati e metabolizzati. Un sapere che può essere colto pienamente solo se si è docili, attenti e pazienti.

Ogni sera, prima di andare a letto grazie alla lettura, senza rendermene conto, stimolo la mia naturale predisposizione ad entrare in altri mondi.

L’ultimo articolo scoperto si occupa della Società Teosofica in un modo così intrigante che accende la miccia della curiosità e mi prepara ad un’attività onirica che si avvicina al lavoro di Helena Blavatsky. La forza della sua dottrina è tanto forte che sconcerta per l’ampiezza della visione e perché riesce a simulare una rinascita.

Anche questo sogno sembra essere un’illuminazione che vive e si nutre dell’incontro con Fabio Da’ath, della nonna, la medium Madame Carmen, e appunto della nota teosofa.

La presenza del mio abituale compagno di viaggio è importante, in quanto ogni tappa che conduce alla conoscenza, grazie a lui, è priva di convinzioni errate e presuntuose.

Quella della nonna, foriera della tradizione arcana, dona sicurezza ed aiuta nella lotta necessaria per sconfiggere le paure inconsce; la dama non ne parla spesso, ma la tradizione che persegue affonda le radici nella Gnosi cristiana antica, nella Cabbala e nel pensiero dei Rosacroce.

I pensieri comuni, i luoghi e i personaggi delle visioni, oltre a far parte del sognatore in maniera naturale ed indescrivibile, uniscono ed ingabbiano in frammenti esoterici che, lacerando spazio e tempo, confinano al qui e ora del discepolo che studia le opere del maestro.

Nel loro insieme, nonostante facciano vivere la visione con semplicità, purezza ed umiltà, consistono nel guardare al passato senza quei preconcetti che potrebbero spezzare la magia che si nasconde all’interno della stessa storia.

Conscio di poter uscire, da un momento all’altro, dal corpo del racconto e dal rito, che si ripete nel silenzio della notte, penetro nella storia, vivo una nuova esperienza ed esco di nuovo, perché così posso ricominciare l’itinerario che, mediante l’esplorazione, intende giungere alla conoscenza.

Il percorso, certe volte, è oscuro ed ingannevole, altre, invece, sicuro e luminoso e, se caratterizzato dalla perseveranza, può condurre il viaggiatore là dove giace, avvolto da un manto che attende di esser disvelato, l’elisir di eterna giovinezza, che ha il sapore dell’uomo, il quale, attraverso una serie di errori e cadute, da cui si rialza più forte di prima, scopre se stesso, il suo reale valore e la sua vera dignità.

Come un pilota d’aeroplano che nell’aria tersa e calda, volando piano lascia il bel mondo dal colore baio, quello dove c’è il mare del mese di giugno, e scende a bassa quota per vedere meglio e raccontare ciò che luccica sull’acqua, così, assieme a Fabio e a Madame Carmen, accompagnata da un fiero pastore tedesco, planiamo in un sogno che vive la sua gloria tra le strade di un’affollatissima città.

Nel passeggiare tra questa moltitudine di abitanti, visitiamo innumerevoli e variopinti bazar, facendoci spazio tra le orde di curiosi, e scaliamo la cima dei minareti. Madame Carmen, ad un tratto perde di vista il suo amato cane, infilatosi in un sudicio vicolo. Passiamo invano il resto della giornata a cercarlo, finché la Signora non offre una cospicua ricompensa a chi riesca ritrovarlo. Tornati all’albergo che ci ospita, una vicina di stanza ci consiglia di consultare un derviscio.

Fabio, preoccupato per le sorti della bestiola, infastidito e scettico, rivolgendosi all’anziana signora chiede cosa mai un membro di una confraternita possa saperne del destino dell’animale.

Costei, munendosi di tanta pazienza, gentilmente, ma con una velata punta di sarcasmo, risponde:

Sono convinta che possano aiutarvi, perché stamani mi hanno permesso di ritrovare il mantello di raso rubatomi ieri e che ora con grande letizia indosso.

Suggerisco a Fabio di provare.

Sebbene molto perplesso, accetta il suggerimento e mi segue fino al luogo indicatoci dalla signora. Magici suoni provengono dall’interno; bussiamo all’uscio del palazzo.

Un giovanotto apre la porta, ci saluta ed informa che il padrone di casa sa del nostro arrivo, ma che dobbiamo accomodarci, in silenzio, in un angolo dell’ampio cortile sino al termine della danza.

Aggiunge poi che il nostro ospite appartiene all’Ordine dei Mevlevi e calza un cappello conico di feltro verde. Il mantello nero, indossato da tutti, simboleggia l’ignoranza e la materia. Tutti coloro che danzano vestono un indumento bianco, con un’ampia gonna che, durante il ballo, traccia una circonferenza perfetta.

Appare evidente che ogni elemento possieda una notevole simbologia, ma non osiamo chiedere quale. Il ragazzo, conscio della nostra curiosità, con un filo di voce sussurra all’orecchio di Fabio che stiamo assistendo al Samâc o Semà rituale, la “danza dell’estasi”, il tipico Dikr della Mevleviyya, della Confraternita sufi, dalle molteplici valenze emblematico – spirituali.

Quindi aggiunge:

Si tratta di un ballo che, in un mondo in cui il tutto per sussistere deve ruotare come gli atomi, i pianeti, il pensiero, esprime la realtà divina e quella fenomenica. Simbolizza l’ascesa spirituale, la dissoluzione e il ritorno sulla terra, il viaggio mistico che si compie per giungere a Dio. In questo rito che coinvolge l’osservatore, l’importante funzione di polo è svolta dal Maestro, il proprietario di casa.  

La mano destra dei danzatori è rivolta volta al cielo, per ricevere i doni di Dio, la sinistra a terra, per dispensare a tutti i presenti i doni ricevuti dal Signore. Girano tutti da destra a sinistra, in un’ampia e vorticosa immagine dell’Essere. Non spiego tutti i significati che accompagnano le varie tappe di questa ritualità, vi basti sapere che chi la conosce ottiene la pace dell’anima, che avvicina all’Assoluto.

Dervisci

Siamo affascinati dai movimenti dei ballerini che, candidi come colombe, ruotano sul perno di un piede. Il cerchio della gonna, roteando, si schiude come i petali di un fiore a significare la sfera del cosmo che gira senza posa.

Mentre si muovono in un continuo moto intorno ad un punto assimilabile al centro virtuale dell’universo, emettono suoni e canti di gloria all’Altissimo, così puri da fondersi in un’armonia che l’udito umano non può percepire.

La danza turbinante, un piacere per gli occhi, sembra permetterci di raggiungere una sorta di estasi mistica. Le vibrazioni, il ritmo, la cadenza e il tempo della musica, realizzata magistralmente dal flauto, dal violino, dai piatti in rame, dai tamburi a cornice e dai piccoli timpani in cuoio, ricoperti di pelle di capra, riescono a trasmetterci equilibrio a livello emozionale ed intellettivo.

Fabio, grazie alla sinfonia, dalle caratteristiche spirituali e meditative che aiutano i credenti ad avvicinarsi a Dio, all’armonia melodiosa che, creando una spirale di comunicazione tra cielo e terra, riesce ad ipnotizzare, alle parole e all’aiuto che il padrone di casa ci regala al termine dell’esibizione, si ricrede sul potere di questi mistici quando sono in trance.

Ringraziato il Maestro e congedatici, rientriamo in albergo sicuri che il cane sia tornato. Difatti, scorgiamo, da lontano, la nonna di Fabio che, mentre accarezza la bestiola sdraiata ai suoi piedi, conversa, con fare amichevole, con un’altra donna. Madame Carmen, non appena ci vede, attira con un ampio gesto della mano la nostra attenzione e ci chiede di raggiungerla.

Miei cari, vi presento una mia amica, Helena Petrovna Blavatsky, occultista, saggista, medium, visionaria e cofondatrice della Società Teosofica, scuola di pensiero che incorpora diverse dottrine esoteriche, spirituali e filosofiche, colei che ha il merito di introdurre in Occidente alcuni concetti orientali del karma e della reincarnazione.  

Tra le sue opere vi suggerisco, in modo approfondito, gli interessantissimi testi ‘Iside svelata’ e ‘La dottrina segreta’. Il primo indaga la storia, lo scopo, lo sviluppo e gli enigmi delle scienze occulte, esplora i misteri della teologia, antica e moderna e tratta della natura e delle origini della magia, delle radici del cristianesimo e delle credenze della scienza ortodossa.

Il libro, summa della sua dottrina, può guidarvi verso una forma di conoscenza integrale che attinge a fonti diverse, dal cristianesimo alla cabala, dalla scuola pitagorica al buddismo, dal brahmanesimo allo spiritismo. Opera dal significato universale, raccoglie suggerimenti, informazioni ed insegnamenti dal mare magnum culturale dei popoli di tutto il mondo, così da fornire un contributo inestimabile alla verità e alla conoscenza.

Il secondo, invece, è la trascrizione di insegnamenti appresi durante il suo soggiorno in Tibet. Si tratta di un Commentario a ‘Le stanze di Dzyan’, la versione tibetana di arcaiche tradizioni esoteriche sulla nascita del mondo, la formazione e lo sviluppo dell’umanità, in cui cerca di dimostrare che esse fanno parte di un sapere esteso a tutte le culture, attraverso un unico linguaggio esoterico.

Helena Petrovna Blavatsky

Nell’aggiungere che la sua amica si dedica ad alcune pratiche come il vegetarianismo e lo sviluppo delle facoltà paranormali, le chiede di spiegarci il suo pensiero e la Teosofia.

La signora, senza manifestare alcuna emozione, accogliendo l’invito, dice:

Carmen cara, lo scopo della mia presenza qui è mettere in evidenza le molteplici matrici del mio pensiero, che mutando la preesistente idea teosofica, influisce sulla filosofia del mio secolo.

Il programma della Società Teosofica si ispira alle dottrine orientali dell’induismo e del buddismo e si può riassumere in tre scopi: formazione di un nucleo di fratellanza universale dell’Umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore; incoraggiamento dello studio comparato di religioni, filosofie e scienze; investigazione delle leggi inesplicabili della natura e dei poteri latenti nell’uomo.

Mediante i miei due principali libri, intitolati ‘Iside svelata’ e ‘La dottrina segreta’, cerco di riassumere e divulgare la dottrina della Società Teosofica, che mi accingo ad elencarvi partendo, dalla coscienza universale e da quella individuale, perché gli eventi accadono per leggi che si assoggettano ad un Paradigma Universale che impregna il tutto di coscienza.

Il secondo punto saliente consiste nello Gnosticismo dualista della coscienza e della materia. L’essere umano ha un “se stesso più elevato” divino ed immortale a cui può rivolgersi con la preghiera, ma deve operare per collegare la propria natura con quella divina, altrimenti perisce. Questo spiega il Principio della negazione dell’immortalità personale.

Il successivo concerne la trasmigrazione dell’anima, concetto che nasce prendendo spunto dall’esoterismo buddista, ma si distingue da esso perché né io né gli altri teosofici crediamo nella regressione, cioè, che l’uomo si reincarni in un animale o in una pianta. L’individuo, secondo un disegno determinato dal Karma, dal ciclo del destino, è soggetto a centinaia di esistenze.

Segue la concezione settenaria dell’universo, della persona e della civiltà. Gli elementi essenziali sono monadi che, prima discendono attraverso sette piani di progressiva materializzazione, durante i quali si forma l’umanità, poi ascendono attraverso sette fasi evolutive: il corpo fisico, quello astrale, il prana, ovvero il respiro della vita o corpo mentale, il desiderio o corpo intuitivo, il sé cosmico e divino, la reincarnazione e lo spirito universale.

A questa succede l’esistenza dei Maestri segreti, esseri perfetti dotati di grande saggezza e potere mistico, che hanno completato il ciclo delle metempsicosi e che possono aiutare a raggiungere il massimo livello di evoluzione. Tra questi, in prima istanza, troviamo il Signore del Mondo e in seconda istanza, il Buddha, il Bodhisattva, già incarnato in Krishna, il Manu e Conte di Saint-Germain e altri.

Il Signore del Mondo risiede nella leggendaria Shamballa, la terra nascosta o fonte della felicità, luogo protetto dove predominano pace, quiete e felicità incontaminata. Il paradiso sulla terra, la terra pura, il regno mistico e misterioso nascosto tra le montagne più elevate dell’Himalaya.

Società Teosofica

Fabio, scosso da queste parole, rileva:

Signora Helena, viene generalmente indicata come la fondatrice della teosofia lei, invece, in un’intervista dichiara di essere colei che ne muta geneticamente le caratteristiche; potrebbe spiegarmi meglio?

L’intellettuale immediatamente risponde:

La storia della Teosofia classica, detta anche occidentale, fa riferimento al Pitagorismo e alle Religioni dei Misteri, sia essi orfici che egiziani, al Platonismo, al Neoplatonismo e ad altre espressioni della filosofia ellenistica. Richiama l’intellettualismo, l’elitarismo, i testi sacri apocrifi, le correnti religiose dei primi secoli, gli esseni e lo Gnosticismo caratterizzato sia dal dualismo anticosmico e pessimistico, che dall’autoredenzione.

La Teosofia occidentale fa, inoltre, riferimento all’ermetismo, agli scritti degli alessandrini Clemente e Origene, alle correnti esoteriste ed occultiste quali magia, teurgia, alchimia, astrologia, mistica ebraica della Qabbalah, Catari, Albigesi, Templari, Rosacroce e alla filosofia-teologico-mistica di Dionigi Areopagita, Giovanni Scoto Eriugena e Meister Eckhart.

Oltre a tener conto anche della corrente cristiana, considera il lascito culturale del filosofo alessandrino Ammonio Sacca, che conia il termine “teosofia” e quello di Plotino, Porfirio, Giamblico, Caio Cassio Longino, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Giordano Bruno, Agrippa, Paracelso, Louis Claude de Saint-Martin e tanti altri illustri pensatori.

Permettetemi di dirvi che si deve a me l’introduzione di elementi di Induismo e Buddhismo nel pensiero teosofico. La religione che invoco è quella che si lascia contaminare dal comparativismo e dall’evolutivismo e, come tutte le altre, deriva, per degradazione, da un’unica originaria ed universale sapienza o primitiva saggezza religiosa lasciata in dote a tutte le religioni che ne beneficiano.

Considerata la mia esperienza, sin dai tempi delle Fabulae, chiedendo il permesso di interromperla, intervengo:

Signora Helena, per lei la chiave interpretativa dell’Antico Testamento consiste nella Qabbalah, mentre quella del Nuovo negli scritti apocrifi; tale teoria sconvolge sia me che il pensiero dei non addetti ai lavori. Mi piacerebbe che ne parlasse.

La Blavatsky, con calma e senza modificare il tono della voce, replica:

Pulcinella caro, penso che lo Gnosticismo sia più affidabile di altre tradizioni, che le religioni orientali siano più penetranti di altre, che il mitico sia più chiaro del logico, che l’esoterico sia più utile dell’essoterismo e che il paranormale sia più credibile del normale.

Alla base di ogni pensiero compiuto, oltre ad esservi una sapienza originaria e unica, vi è l’insieme delle verità da cui spiccano il volo tutte le altre teorie.

La teosofia regala al mondo la sapienza originaria, l’antica scienza perduta, quella dell’anima, ma insegna anche che lo spirito consiste nell’individuo, mentre il corpo mentale, astrale e fisico non sono altro che i suoi strumenti e i suoi servitori.

Chi riesce a leggere, mediante la scienza perduta, è capace di comprendere le sacre scritture di tutte le religioni, rivelarne il significato occulto, giustificarle sia gli occhi della ragione che dell’intuizione.

Anche il vostro amato Giustiniano Lebano, a cui sono molto legata, concorda con me: la scienza perduta non si occupa di politica, non ha dogmi e non conta eretici tra le sue fila.

I miei denigratori sostengono che io risenta degli influssi dell’ambiente coevo, della teoria evoluzionistica, delle esperienze di magia cerimoniale, dello spiritismo, dell’occultismo e di esercizi in grado di implementare i miei poteri paranormali.

Credetemi, sostenendo ciò, tengono conto solo di un verso della medaglia, non considerano che, filosoficamente, disapprovo tre cose: il materialismo; la molteplicità delle religioni e la loro discordanza; la separazione tra scienza e religione, alla quale possono ovviare teorie come il positivismo evoluzionistico.

Tra varie idee e postulati del mondo occidentale, condivido quelli che riguardano la tradizione cristiana e la sua componente esoterica e lo gnosticismo. Tra quelli orientali, invece, mi affascinano le grandiose visioni dell’Induismo e del Buddhismo.

Quando parlo di scienza, molto spesso intendo la conoscenza interiore portata dall’Oriente, mentre qualche volta sottendo le tecniche iniziatiche, occultistiche e magiche.

La dottrina segreta che cerco di divulgare attraverso i miei scritti afferma tre tesi principali.

La prima consiste in un Principio Onnipresente, Eterno, invariabile e senza limiti, sul quale non è possibile speculare, perché supera l’immaginazione umana, è impensabile, indicibile e si pone al di là dello spazio e dei regni del pensiero.

La seconda consiste nell’eternità del Cosmo, come piano infinito, illimitato e soggetto a periodiche manifestazioni e sparizioni di innumerevoli universi conosciuti come stelle manifestanti e scintille dell’eternità.

La terza nell’identità fondamentale di tutte le anime con quella Superiore, Universale, la quale è essa stessa un aspetto della radice sconosciuta.

Fabio, chiedendo il permesso di interromperla, rimarca:

Nella prefazione del suo libro ‘Iside svelata’ si legge che l‘opera è frutto di rapporti stretti con gli adepti orientali e con loro scienza. Continuando, poi, a scorrere, sembra di entrare in un grande affresco, pur cercandoli non si trovano né un metodo logico, né divisioni chiare, né documentazione, quindi, si finisce per considerarlo un testo intricatissimo. Le dispiacerebbe parlarcene?  

La teosofa ribatte:

La mia opera è così vasta e complessa che non può essere sintetizzata, ma provo a farlo. La Natura, al pari dell’uomo, è triuna. La magia, oltre ad essere scienza e arte, è sapienza spirituale, si rifà all’elettricità e al magnetismo.

La vera conoscenza si identifica con l’alchimia, lo spiritismo, la qabbalah, l’occultismo, e può essere appresa solo in Oriente, anzi, è lì che va cercata e trovata la spiegazione di quei fenomeni psicologici che rientrano nell’ambito dello spiritismo.

Nel mio testo sono descritti elementi che distinguono il medium dall’adepto di stregoneria e da quello della magia bianca. È delineata l’origine delle religioni, che consiste nel desiderio dell’anima di comunicare con le sfere superiori, ma anche questo è un concetto non facile da estrinsecare e condividere. La verità eterna sta nel sincretismo, nella fusione o mutuazione di elementi fra le diverse religioni.

Fabio, delicatamente, chiede:

Sebbene il termine triuno non mi sia nuovo, mi piacerebbe che approfondisse il suo significato. 

La teosofa, senza scomporsi minimamente, chiosa:

Miei cari, premettendo che i miei concetti sono riportati nei miei testi, mi preme dirvi che Dio è il Padre del Tutto e al vertice della gerarchia si trova Dio, o il Logos Cosmico, che si presenta come Trinità.

L’uomo, nella sua essenza immortale non ha un Secondo. L’Unità, oltre a essere una, è immutabile, sia per moltiplicazione, che per divisione. Il due, la Diade, invece, si forma per riflesso, perché, a differenza dello Zero, l’Unità è parzialmente definibile nel suo aspetto positivo e, la sua descrizione crea un’immagine di sé, un simulacro che, insieme a sé, forma una Diade.

Il numero due, per analogia, è paragonabile all’idea cristiana del Figlio, inteso come Seconda Persona. Giacché la Monade vibra e retrocede nelle Tenebre del Pensiero primordiale, la Diade ne esercita, di fatto, le funzioni, fungendo da vicegerente, da rappresentante. In questo modo, l’Idea triuna è co-uguale alla Diade positiva, il numero tre, in seno alla stessa Unità, è co-uguale e co-eterno con la Diade, tuttavia come se procedesse da essa nella concezione numerica della sua sequenza.

Dal mio punto di vista chi decide di penetrare nel mondo teosofico deve prima leggere, interpretare e speculare i testi antichi che si occupano della creazione dell’uomo primordiale, tra cui il ‘Simposio’, noto anche come ‘Convito’, e ‘Il Timeo’ di Platone e, solo dopo, analizzare, per quanto riguarda l’antica dottrina, il sapere comune e quello dei critici di oggi. Un pensiero che, a mio avviso, anziché occuparsi del puro esoterismo, si sofferma unicamente sull’essoterismo dei templi, perché non è in grado e non vuole penetrare nei solenni e segreti recessi di un’antichità caratterizzata dallo ierofante che istruisce il neofita sui misteri della vera luce e su ciò che concerne il pubblico culto.

Un Grande Sacerdote del Tempio, un Saggio che mai oserebbe affermare o insegnare che l’uomo è il re della creazione, o che il cielo stellato e la madre terra sono stati plasmati a suo uso e consumo, perché, così dicendo, diverrebbe blasfemo. 

Nel soffermarsi con attenzione sui Libri di Ermete Trismegisto si nota che contengono un gran numero di tradizioni egizie che vengono continuamente confermate come autentici annali. Gli stessi ritrovamenti dei monumenti dell’antichità egizia avvalorano l’autenticità delle tradizioni egizie.

Il primo Istruttore delle ‘Dinastie Divine’ delle prime razze, fin da subito, forma il primo mistico e gli insegna i mezzi di comunicazione tra questo mondo e quelli delle legioni invisibili, tra la sfera della materia e quella del puro spirito. Costui, ricevuto l’insegnamento, comprende immediatamente di non poter abbandonare la scienza misteriosa alla profanazione volontaria o involontaria del volgo, perché andrebbe dispersa. Non meravigliatevi se uso il termine volgo che molti non conoscono, la cui accezione, però, è ben nota a Giustiniano Lebano e Giuliano Kremmerz.

Dell’insegnamento di cui parlo non deve essere fatto un abuso, perché potrebbe portare l’umanità ad una rapida distruzione. L’eccesso equivarrebbe all’imprudenza di lasciare esplosivi e fiammiferi a portata di mano di persone impreparate. Il primo divino Istruttore, pur iniziando solo pochi eletti, si accerta che non lo trasformino in foglie d’amore che, nel tempo in cui si apre un tulipano, si lasciano trasportare lontano, ovvero che l’insegnamento resti circoscritto nell’alveo dell’esoterismo.

Ogni Adepto, riconoscendo “Dio” percepisce internamente la presenza del grande “Sé”. L'”Âtman”, il possente Signore e Protettore, resosi conto che l’individuo è in grado di distinguere la “piccola voce silenziosa” come “l’Io Sono”, l'”Ego Sum”, l'”Asmi”, gli mostra il suo pieno potere. Sin dagli albori dell’uomo primitivo, descritto dal primo poeta vedico, ogni filosofo degno di questo nome custodisce la misteriosa verità nel silenzioso santuario del suo cuore.

San Paolo, mentre afferma che il singolo è “il tempio del Dio vivente”, dice, prudentemente, che queste parole riguardano solamente i “saggi”, quindi, conferma che è necessario tenere il massimo riserbo. Gli iniziati che apprendendo l’insegnamento lo identificano come scienza sacra e chi come Socrate, ripete a sé e al prossimo la nobile massima “Nosce te Ipsum”, “Uomo conosci te stesso”, comprendono e riconoscono che Egli vive in loro stessi.

Pur non concordando appieno con lei, ascoltarla rappresenta un’esperienza unica e irripetibile.

La Blavatsky, percependo che siamo ammaliati dal suo discorso, aggiunge:

Dato che vi ritengo quasi pronti e tenendo conto che avete orecchie per ascoltare, vi indico alcuni dei motivi che conferiscono carattere di segretezza all’insegnamento della conoscenza.

Sia la legge fondamentale che la chiave principale della Teurgia pratica nelle sue applicazioni principali, intese allo studio serio dei misteri cosmici e siderali, psichici e spirituali, consistono in ciò che i filosofi neoplatonici dell’antica Grecia, chiamano Teofania, ossia comunicazione tra l’Altissimo e gli iniziati che sono spiritualmente adatti a godere di tale rapporto. Una comunicazione che consta nella presenza celeste ed è assimilabile ad una vera seppur temporanea, incarnazione, perché dà luogo alla fusione dell’uomo con la Divinità personale, il Sé Superiore.   

La super anima dell’essere umano, l’Âtma-Buddhi, solo nel corso della vita terrena intrattiene la mente dell’individuo per istruirla e disvelare i misteri. Si tratta di quello che i cattolici identificano con l’Angelo Custode, che, stando da parte, assolve il compito di sorvegliare e, nell’ambito del mistero teofanico, si incarna, a scopo di rivelazione, nel teurgo.

Nei miei testi mi occupo dello Zohar e riporto che il suo autore, il grande cabalista Simeon Ben Jochai, in possesso della conoscenza segreta, la Mercaba, che assicura l’ottenimento della “Parola”, si attornia di fedeli discepoli e dispensa segni e miracoli fino al giorno della sua morte. I suoi precetti sull’origine della Dottrina Segreta, che definisce Sapienza Segreta, sono gli stessi di quelli che si riscontrano in Oriente.

Ciò che li distingue consiste nel fatto che in quelli dell’Oriente si cita il Capo delle Schiere degli Spiriti Planetari, mentre nella Cabala si parla di Dio che insegna la Sapienza agli Angeli Eletti. Nel Libro di Enoch, testo apocrifo di origine giudaica, oltre ad essere menzionato che esistono una sola legge, un solo Principio, un Agente, una Verità e una Parola, è citato che ciò che è in alto è, analogicamente, come ciò che è in basso. Tutto ciò che è, consiste nel risultato di quantità e di equilibri.

Vi esorto a riflettere che anche il tre volte grandissimo Ermete Trismegisto sostiene che come è in alto così è in basso e viceversa. Vi chiedo anche di tener presente che il coraggioso Paolo, che tutti conoscono, l’apostolo che comprende appieno le idee segrete che albergano negli insegnamenti di Gesù, ritiene che Cristo non sia una persona, ma un’idea incarnata.
“Se un uomo è in Cristo egli è una nuova creazione”: è rinato, come dopo un’iniziazione, poiché il Signore è lo spirito, nella fattispecie, lo spirito nell’uomo.

Per concludere, poiché, come Madame Carmen ben sa, non posso trattenermi molto in questa dimensione onirica, vorrei precisare che grazie agli insegnamenti appresi in Tibet riesco ad espletare le pratiche orientali che si fondono con lo spiritismo americano della mia epoca.

Rivoltasi, poi, specificamente a Fabio, dice:

Mi compiaccio con te perché come me, non condividi, non eserciti la teosofia, la pratica teurgica e l’invocazione degli spiriti allo scopo di controllarli e indurli ad atti magici.

Personalmente non emulo i teurgi egizi, né i loro discendenti delle scuole Alessandrine di epoca precristiana e nemmeno i cristiani esoteristi come Giamblico, il neoplatonico fondatore ad Alessandria di una scuola di teurgia. Applico lo spiritismo solamente per la ricerca sperimentale degli spiriti elementali, ossia dei legami esistenti tra Dio l’uomo e il mondo nella monade che è l’Universo.

Madame Blavatsky, osservandomi e consapevole delle mie perplessità, che necessitano di essere sciolte come neve al sole, aggiunge:

Pulcinella caro, l’elementale è un termine che nasce nell’ambito della Teosofia e consiste in una creatura leggendaria, costituita da uno solo dei quattro elementi noti; oltre ad indicarne la natura, descrive anche il tipo di essere di cui si sta parlando.

Gli elementali sono le forze della Natura che i cabalisti chiamano gnomi, silfidi, ondine, salamandre, umili servitori della Legge Naturale, quindi padroneggiabili da spiriti disincarnati o da incarnati, come coloro che riescono a proiettare nella dimensione spirituale il loro corpo astrale. L’individuo, attraverso il dominio su di loro, può operare concretamente, magicamente, sui corpi di conoscenza divina, umana, naturale. 

La Blavatsky, detto ciò, ci saluta, si allontana e mentre sparisce all’orizzonte, dice:

Miei cari, non smettete mai d’investigare le leggi inesplicate della natura e le facoltà latenti nell’uomo.

Madame Carmen, invece, consapevole della nostra emozione, promette che cercherà, quanto prima, di organizzare un nuovo incontro con la teosofa, la quale, vivendo una vita interiore potente, è in grado di attraversare gli oceani in tempesta, che puntualmente si presentano nella vita di tutti.

Come sempre accade, l’alba saluta la notte e mi riporta alla realtà di tutti i giorni.

Noi non crediamo in una magia che trascende gli scopi e le capacità della mente umana, né in un miracolo, sia esso divino o diabolico, che implichi la trasgressione di leggi di natura istituite fin dall’eternità.

Tuttavia, riteniamo che il cuore umano non si sia ancora pienamente espresso e non abbiamo né raggiunto né capito la portata dei suoi poteri. È, forse eccessivo credere che l’uomo debba sviluppare nuove sensibilità e raggiungere un più stretto contatto con la natura?

La logica dell’evoluzione deve insegnarcelo, se portata alle sue legittime conclusioni. Se in qualche parte, nella linea ascendente che dal vegetale porta all’uomo più nobile, si è evoluta un’anima dotata di qualità intellettuali, non può essere irragionevole credere che una facoltà di percezione si sviluppi egualmente nell’uomo rendendolo capace di scorgere fatti e verità anche di là della nostra comprensione ordinaria.
Helena Petrovna Blavatsky

Giandomenico Tiepolo, La partenza di Pulcinella, 1797, affresco. Ca' Rezzonico, Venezia

Print Friendly, PDF & Email

Autore Domenico Esposito

Domenico Esposito, nato ad Acerra (NA) il 13/10/1958, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali, Master in Ingegneria della Sicurezza Prevenzione e Protezione dai Rischi, Master in Scienze Ambientali, Corso di Specializzazione in Prevenzione Incendi. Pensionato Aeronautica Militare Italiana.