Home Rubriche Pensieri di un massone qualsiasi Il giorno della fine non ci servirà l’inglese

Il giorno della fine non ci servirà l’inglese

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Atanor


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Nella storia, periodicamente, la realtà si fa sentire con la sua apparente imprevedibilità per ricordare all’uomo quanto sia fragile e piccolo di fronte ad eventi catastrofici come epidemie, terremoti, sconvolgimenti climatici.
La turbina del galoppante sistema economico si inceppa con un sibilo, come il motore di un jet che si spegne dopo l’atterraggio. L’agenda quotidiana del narci-liberismo deraglia dalla sua implacabile routine, le borse crollano, i consumi voluttuari si riducono, gli ospedali appaiano come la prima linea di una guerra invisibile mentre un istinto primordiale e irrazionale ci spinge a svuotare gli scaffali dei supermercati.

Il timore diventa paura, la paura si trasforma in ansia e poi in panico paralizzante.
Ci sentiamo smarriti di fronte alla potenza della natura caotica e tocchiamo la stessa
paura nel profondo di noi stessi.

Per molti di noi è solo la conferma che dietro il colosso di Rodi dai piedi d’argilla del razionalismo e della rimozione di una parte di noi stessi si nascondeva una scissione, una pericolosa faglia di Sant’Andrea dove erano acquattate, allo stato latente, forze non razionali, ombre oscure pronte a risalire dal basso.

L’imprevedibile si impossessa di noi e ci costringe al contatto con la parte selvatica della creazione. L’apparente insopportabile resilienza di un modello d’uomo arrogante, demiurgico, padrone del creato, che si sente autorizzato ad agire le proprie pulsioni più aggressive, il proprio lato più demoniaco, lascia spazio alla rivalutazione di valori e virtù come l’abbandono, la resa, la ricettività, l’accettazione, la sensibilità, l’apertura del cuore, il rispetto delle leggi dell’universo, l’onore, il coraggio.

Il grande esploratore dell’inconscio James Hillman vedeva nel panico

la possibile rivelazione del “Dio naturale”, nel senso che la diffusione oggi della psicopatologia del panico o, detta con il linguaggio della mitologia, il costellarsi epocale della figura di Pan, segnalerebbe in forma estrema o arcaicizzata il bisogno di un recupero della spontaneità naturale, specie nel campo della vita emozionale.

Ed è così, dopo paure personali e collettive come quelle che stiamo vivendo la paranoia scompare e può rinascere una nuova autenticità.

Anche la Massoneria, nel suo aspetto più laico, più moderno e rassicurante, meno radicale, più da salotto, è lo specchio di una crisi da anno bisestile.

Il rituale di iniziazione dell’Apprendista risuona nelle menti di alcuni:

Sarete sottoposto ad alcune prove. L’Istituzione, della quale desiderate far parte, si aspetta da voi coraggio e fiducia, condizioni essenziali perché possiate ricevere la Luce…

Sì, ora forse lo capiamo meglio, quel coraggio è richiesto hic et nunc per affrontare le prove che ci consentiranno di spiare dentro la nostra oscurità, crocefiggerci nel centro della croce di noi stessi, attraverso il metodo del VITRIOL e purificare le nostre parti separate e scombinate.

Ma questo coraggio oggi è a sua volta “incoraggiato”, favorito, da un tempo migliore, meno assordante, più lento, più diradato, con meno affollamento sia all’interno di noi stessi che all’esterno. Una condizione tipica delle nostre tornate iniziatiche, un locus dove
ritrovare la propria dimensione personale, correggere i nostri difetti a colpi di scalpello, diventare individui, ritrovare la capacità di governare noi stessi e non farci governare dall’incapacità del governo di turno.

Ritrovare fiducia nella conoscenza, nella virtù e nell’amore. Uscire dall’incubo delle passioni e ritrovare nella Loggia una collocazione, non piccoli esseri tronfi ed inermi di fronte al caos, e nemmeno ego grandiosi e arroganti per compensare il nostro senso di inferiorità, ma piccoli – grandi mattoni utili a costruire il Tempio della virtù.

La Loggia è l’Atanor dove si entra con i piedi di piombo del passo dell’Apprendista per trasformare il vile metallo in oro.

È una grande occasione per uscire da una dimensione delirante, paranoica e separativa per donare il nostro frutto all’umanità, a noi stessi e a tutto ciò che ci circonda.
Dentro il Tempio che si fa Loggia la follia del mondo si placa nella meditazione e interiorizzazione dei suoi simboli che rappresentano pezzi di noi, gli archetipi di cui siamo formati, le colonne, il bene, il male, gli dei mitologici, il Segretario che conserva la memoria della Loggia, l’Oratore che accende il logos, il Maestro delle Cerimonie responsabile del campo energetico della riunione e così via.

Ogni funzione ha un senso e un perché. I nostri Fratelli tutti, nell’esercizio del proprio
ruolo, sono la proiezione delle nostre parti e funzioni interne.

Una loggia armonica è l’immagine del nostro io ricomposto dove finalmente l’Auriga comanda tutte le nostre funzioni, da quella più analitica a quella più intuitiva fino a quella più razionale ed emozionale. Tutte parti di cui abbiamo bisogno per essere individui cioè in-divisi.

Questo è il più grande segreto massonico ma è un segreto evanescente che si è protetto e continua a proteggersi da solo nei secoli dei secoli. A meno che non lo si fissi stabilmente nella consapevolezza di sé dopo aver compiuto il viaggio verso la morte del proprio ego per liberare la propria anima incatenata.

La perseveranza, in questo senso, è una virtù fondamentale. E se non ci siamo riusciti la prima volta, un giorno ci riusciremo. Perché il disegno del GADU non può che essere giusto e perfetto.

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Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.