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I Tre Nodi Spirituali

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I Tre Nodi Spirituali


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Quello che molti maestri yoga occidentali non conoscono

Mentre da noi, in Occidente, si cercano percorsi per ottenere visioni e poteri paranormali, in India, nelle Scuole Yoga che rispettano la tradizione degli avi, i Maestri avvisano, fin da subito, i praticanti, dell’esistenza di tre nodi che impediscono la crescita spirituale.
Tali nodi, cancelli o blocchi, vengono chiamati Granthi e si troverebbero, simbolicamente, in tre particolari posizioni del corpo, più comunemente chiamate chakra.

Il primo nodo, denominato Brahma Granthi è collocato nel primo Chakra, Muladara, e simbolicamente rappresenta ciò che ci impedisce di elevare la nostra coscienza a causa dell’attaccamento al materialismo.

In termini cristiani potremmo dire:

Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di tutto ciò che proviene dalla Parola di Dio

a significare che l’uomo dovrebbe elevare il proprio spirito liberandosi dall’esagerato attaccamento alla materia.

Il secondo nodo viene chiamato Vishnu Granthi e risiede in Anahata Chakra, il cosiddetto Chakra del Cuore. Il ricercatore spirituale, dopo aver appreso l’arte meditativa e quindi imparato a soffermarsi nello stato di dormi-veglia in modo cosciente, anziché usare tale pratica per poter meglio conoscere se stesso e il proprio inconscio, grazie alle visioni da sogno che vengono consapevolizzate, si compiace di ciò che vede, credendolo reale, e non aspira più ad altro.

Si perde, si blocca, appunto, e proseguirà il suo cammino desiderando sempre più visioni, anziché lo sviluppo della compassione, dell’amore e quindi della propria coscienza.

Il terzo nodo, denominato Shiva Granthi si trova in Ajna Chakra, nella zona chiamata Bhrumadhya, al centro delle sopracciglia, il famoso terzo occhio il quale, ovviamente, è solo simbolico e rappresenta la capacità di vedere la vita e il mondo da un punto di vista superiore.

L’ultimo cancello, o prigione, da superare è l’attaccamento al percorso spirituale fatto allo scopo di ottenere poteri paranormali. Dopo avere avuto esperienza di visioni durante lo stato meditativo, il ricercatore potrebbe continuare il proprio cammino con l’errato fine di ottenere poteri occulti, poiché le visioni, interpretate erroneamente come l’opportunità di acquisire facoltà telepatiche, di chiaroveggenza o altro, distraggono la mente del discepolo dal vero obiettivo iniziale.

Ricordiamo, infatti, che il cammino spirituale ha come punto di partenza l’ottenimento di un uomo migliore, più compassionevole, meno egoista e non certamente visionario, contattista o mago.

Vero ricercatore, sostengono i Saggi d’Oriente, è colui che si adopera per liberarsi di questi tre nodi, per poter camminare liberamente verso il raggiungimento di uno stato interiore pacificato allo scopo di aiutare tutti i compagni di viaggio a fare altrettanto.

Più lo zaino è leggero e più sarà facile scalare una montagna.
Se lo zaino è pieno di ambizioni sbagliate, il ricercatore spirituale si affaticherà inutilmente e vanamente senza mai raggiungere la meta.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.