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Le notizie di ieri

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Diciamoci la verità: saremmo ancora in grado di aspettare pazientemente il giornale stampato di domani mattina per leggere l’ultimissima notizia che sta accadendo proprio in questo preciso istante?

Lo facciamo in tempo reale; ci piace, è comodo. Magari anche in qualche lingua straniera.

Probabilmente è stato con l’undici settembre che abbiamo realmente compreso come il modo di fare informazione, e di conseguenza di ricevere e diffondere le notizie, era cambiato.

Nel 2001 non avevamo ancora le connessioni veloci e lo smartphone, ma Internet era già diffuso e permise di vivere, in tempo reale, telegiornali a parte, il dramma di quel giorno.

Ed anche questo cambiamento, come molti altri della rivoluzione digitale, forse non lo abbiamo percepito appieno. Ne abbiamo preso semplicemente atto.

Immaginiamo un attimo l’epoca dell’antica Roma e pensiamo alla sua fiera nemica, la Cartagine con cui combatté le tre guerre puniche. Digitiamo quindi proprio ‘Cartagine’ su un motore di ricerca per sapere quanto tempo sarebbe necessario per percorrere il tragitto non in aereo, come faremmo oggi, bensì a piedi, come avveniva allora.

I risultati della nostra ricerca ci informano che il percorso richiede, oggi, quattro giorni e cinque ore, considerando un tragitto via mare, con un’abbastanza comoda imbarcazione a motore che, muovendo dall’attuale Tunisia, ci porta prima a Trapani, da cui proseguiremo a piedi per Palermo, e, da qui, imbarcarci di nuovo per Napoli, per continuare a piedi verso l’Urbe.

Tuttavia, questo gioco fa riflettere su quanto tempo fosse stato necessario al messaggero di Scipione l’Africano per portare la notizia della vittoria a Roma.

Probabilmente al leggendario Fidippide sono occorse ben più delle due ore, che rappresentano il record mondiale della maratona, per comunicare agli ateniesi la vittoria dell’esercito guidato da Temistocle e Milziade su quello persiano di Artaferne nella battaglia sull’omonima piana.

Passando dalla storia antica, giungiamo alla fine del Medioevo, quando la diffusione delle notizie cominciò ad accelerare notevolmente. La scoperta dell’America da parte di Colombo impiegò circa un anno per propagarsi in Europa, un tempo sorprendentemente rapido per l’epoca.

Tuttavia, con l’invenzione della stampa a caratteri mobili nel XV secolo, fogli di notizie avevano già iniziato a circolare, pur considerando l’ampia diffusione dell’analfabetismo.

I primi veri giornali organizzati, come il ‘London Gazette’ nel Regno Unito, 1665, e la ‘Gazzetta di Venezia’ in Italia, 1631, segnarono un passo importante verso una propagazione più regolare e strutturata delle notizie.

Negli Stati Uniti, il primo giornale, ‘Publick Occurrences Both Forreign and Domestick’, a Boston nel 1690, fu però bandito dopo un solo numero per la sua audacia. Evidentemente era meglio controllare il contenuto delle notizie mentre oggi chiunque può divertirsi a lanciare in rete di tutto.

Con l’avvento della radio negli anni 20 e della televisione negli anni 30 e 40, la comunicazione di massa subì ulteriori rivoluzioni. La KDKA a Pittsburgh nel 1920 è spesso considerata la prima stazione radio commerciale al mondo, mentre la BBC a Londra aveva già avviato trasmissioni televisive regolari nel 1936.

Oggi, la comunicazione avviene in tempo reale e non viene fatta solo da professionisti, ma anche da chi si trova casualmente sul luogo dove accade qualcosa.

L’immagine dell’inviato di un giornale sul luogo di un evento naturale o di un fatto di cronaca, sembra appartenere al passato ed è relegata ai notiziari e ai TG, poiché tutto deve raggiungere i nostri smartphone nel momento stesso in cui si verifica, altrimenti è considerato datato.

Tuttavia, con un tocco di ironia, notiamo che non dobbiamo più aspettare il messaggero o l’ultima edizione di un giornale; ora, siamo tutti noi a creare e diffondere l’informazione.

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Autore Gianni Dell'Aiuto

Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.