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I Dioscuri del Sogno

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Vincenzo Cacace, I Dioscuri del Sogno


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Olio su tela, cm.50×40

Era un mattino grigio a fare da sfondo a quella nostra impresa eroica… ricordi?
Ancora una volta insieme… uniti nella buona come nella cattiva sorte… comunicando con ermetici “lazzi” sempre incomprensibili alle persone o alle “genti”, come tu amavi definirle con un senso ironico… quelle scherzosità che solo pochi riuscivano a comprendere, ma solo io ne conoscevo bene l’origine…

… le “genti”, appunto, venivano “spaesate” dal nostro “fare” e, soprattutto, dal tuo “magico dire”… quell’esporre ciò che, davanti agli occhi di tutti… in realtà… non appariva e… non era possibile penetrare con gli occhi della giornaliera attitudine al guardare senza vederne l’Anima… l’Essenza e… non quelli con occhi socchiusi, pronti ad accogliere gli inviti suadenti, della notte sognante…

Noi, appunto, eravamo “alterni”, come la notte e il giorno… io guidavo te, all’occorrenza, e tu guidavi me…

Ma chi era Giorno e chi Notte non lo abbiamo mai saputo…. né ce lo siamo mai chiesto… non ci interessava chiuderci in un preciso ruolo… andava bene così… nella nostra “nebulosa” tutto era “mutante”… stimolante… divertente, come l’avventura di due “discoli” che si inoltrano dietro l’angolo di casa per scoprire il mondo.

Scoprire e… “riscoprire” sempre un diverso e più eccitante modo, traendolo dai mirabolanti “recessi” dell’Assurdo… dava alimento alla nostra creatività.

Dentro il nostro mezzo di trasporto andante ad “energia cefalica”… un tappeto volante rubato alla nostra fantasia irridente… e del quale, sempre, prima di arrivare alla destinazione, ne avveniva la “trasmutazione”, che riduceva l’eidesi, riportandoci in terra, anzi, sull’asfalto, dentro un normale automezzo su ruote.

Ma c’è da dire che rimaneva in noi… la nostalgia del “vascello fantasma” o d’esser stati presi a bordo della “nave dei folli” e, quella “follia”, rimaneva attaccata alle pieghe sulla pelle del viso… impresse dal ridere irrefrenabile… nonostante tale serioso risveglio, tutto ciò… ci rimaneva dentro e… diventava per noi… redenzione dell’Anima!

Ricordi… molti mi chiamavano col tuo nome ed altri ancora chiamavano te con il mio!

Era un mattino grigio… e, ancora una volta, pieni di speranza ed anche con un po’ di “sfrontatezza”, andavamo in “caccia” della sola “chimera” che la nostra visione dell’Arte era capace di riconoscere tra i “velami” dell’invisibile!

Soprattutto, c’era la gioia che abitava in noi… insieme al solito viaggiatore, nascosto… “clandestino”… quel fondo “di timor panico”, che mai abbandonava le nostre “certezze”, dando “misura” più reale al nostro animico “fervore”!

Mi sembrate, anzi, siete come “Castore e Polluce”… i due Dioscuri del Mito, ci aveva detto qualcuno… e noi, guardandoci ironicamente negli occhi per prendere il tempo e… l’intesa, girandoci all’unisono verso di lui… rispondevamo con uno sfottente… “ma va… e come te ne sei accorto? Mi raccomando, non lo dire a nessuno… che siamo di nuovo su questa terra… sai, siamo in incognito!” per finire poi, lasciandolo di stucco, con una sonora risata e qualche pacca sulla spalla!

Sì… sarà stato anche un mattino grigio… plumbeo, come il “gravame” del mondo ma… in noi c’era il Sole! Un’Idea aurea e… non un “miraggio” morganatico… apparente in una landa deserta!

Sine, sole, sileo… ce lo ripetevamo per evocarlo in noi anche quando era nascosto tra le nubi… senza Sole tutto tace… anche la Sapienza… ed era proprio quella che, alla fine, cercavamo, nella vita e nel mondo, per individuare, in essa, la stretta “porticina” che si apre sulla vera Conoscenza.

Era sì un grigio mattino, quando partimmo per valicare le Alpi e tornare poi… pieni di gloria per aver esportato nei Paesi del freddo la testimonianza della nostra cultura mediterranea… del nostro lavoro amorevole… come allegre e musicali “cicale” in un paese di “formiche” operaie!

Abbiamo dimostrato… l’eroismo di un giorno di “digiuno” per regalare al mondo la spiritualità di un attimo… di un momento sospensivo… preso alla sopravvivenza… per tornare ad esistere!

Ti cerco, fratello mio, per sorridere di nuovo con l’elevazione dell’intelligenza che ci stimolava sempre a dare il meglio della nostra capacità di intuire l’Essenza delle “cose”… lasciandola libera dalle mere catalogazioni… per ritrovarla poi cambiata esteriormente e pronta a sfidarci ancora…

Prima qualcuno confondeva i nostri nomi… ora spero che lo facciano di nuovo, per rivedermi in te… ora cammino in giorni grigi o assolati, ma non demordo nel sorridere, pensando alle nostre imprese… sono notte e giorno… carico su di me anche il tuo “bagaglio”… è un po’ come giocare a scacchi da solo e difendere il re in ambedue le parti… non so chi vince fratello mio… Castore o Polluce… non fa più alcuna differenza… noi lo sappiamo che, alla fine, c’è un solo vincitore ma… ci strizziamo gli occhi e… accennando un sorriso… manteniamo il “Segreto”!

Grigio era il giorno in cui partimmo… con il Sole nel cuore…

Ciao Angelo… fratello mio.

Dedicato ad Angelo Calabrese

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Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.