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Hesperia: verbum maleficus

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In origine…
Dicono che sono crudele, arcigna, malvagia.
Mi mettono al rogo, alla gogna, mi torturano.
Mi temono, mi calunniano, hanno solamente paura.
Mi chiamano “strega”, ma non sanno realmente chi sono, perché non hanno mai avuto il coraggio di andare oltre.

Ho imparato, con costanza e perseveranza, che gli uomini, molti di loro, si vendono per qualche briciola di potere ed un cumulo di monete d’oro. Bramano la donna, ma di pochi è il dono di possederla.

Nel mio specchio “magico” vedo riflessa l’immagine reale di ognuno di loro; nei miei occhi, si perdono assieme alle loro paure e frustrazioni.

Hanno scritto di me che strappo i cuori: ma nessuno si è mai chiesto se qualcuno, una volta, il cuore lo ha strappato a me per sempre.

Mi hanno resa feroce come un drago sputafuoco: ma pochi sanno che quelle ali di drago mi sono state affibbiate, tagliandomi per sempre quelle di fata.

Mi hanno ridotta ad un mostro marino spietato e materialista: ma molti tacciono sul silenzio del mio canto rubato dal tradimento.

Sono strega, oh… sì, ma ci si dimentica che un tempo, molto prima di imparare ad odiare il male dell’Umanità, ero soltanto una spensierata fata in una brughiera, una melodiosa sirena o, semplicemente, una regina innamorata.

Il mio carnefice è stato l’Amore nella sua forma più pura ed ingenua: come può una giovane principessa, ignara ed inconsapevole del mio vissuto, credere di amare più di me?

Ho pagato il mio tributo all’Amore sacrificando completamente me stessa, assieme alla mia memoria. Nessuno ha avuto nei miei confronti, compassione, pietà, misericordia.

Poi però, la storia è mutata.

Mi hanno tagliato la testa per mano di un boia ed il mandante è stato mio marito, Re d’Inghilterra: questo perché gli avevo suggerito di attuare quello “scisma” che ha reso l’Inghilterra unica al mondo.

Quando sono stata figlia di quello stesso Re, mi hanno chiamata “la bastarda”, ma ciononostante, sono stata una Regina forte e potente e ho donato al mio regno una “Golden Age”. È stato in quell’epoca che ho dato a me stessa un’immagine divina, virginale, e da bastarda son passata ad essere la Virgin Queen, la Gloriana.

Ogni qual volta sono entrata nella storia e ho fatto la storia, gli uomini del tempo mi hanno remato contro in ogni modo: i loro successori poi, nel corso dei secoli, mi hanno elevata a mito.

Sono stata la prima pilota dell’aviazione statunitense e, per anni, nonostante il mio coraggio da vendere, mi son sentita nell’occhio del mirino, come se stessi rubando un posto, quel posto, ad un uomo; sono stata scrittrice e, per i miei segreti intimi e personali, alla fine del mio percorso esistenziale, passando per una “gita al faro” mi sono portata alla morte con un suicidio.

Mi chiamavano la “Divina”, quando il mio canto lirico giungeva da una parte all’altra del globo: eppure, anche lì, nel mio avere il mondo ai miei “piedi”, quell’amore sbagliato, mi ha consumata fino alla scomparsa di me.

Sono stata la suora più famosa e popolare al mondo per il senso della mia carità cristiana, eppure, quando ho avvertito il buio lasciato da quel Dio che non percepivo più, mi sono abbandonata a me stessa, affidandomi, in ultima battuta, alla Fede che mi aveva sorretto per tutti quanti i miei anni.

Sono stata una giornalista che ha sempre scritto la verità su ciò che accadeva nel mondo durante gli anni della mia vita: ho avuto il coraggio di attraversare guerre, studiare dal di dentro l’Islam e la sua religione; comprendere con largo anticipo rispetto ai miei colleghi uomini, il processo di spersonalizzazione e destrutturazione dell’Europa, e ciononostante, mi hanno dato della “pazza”, esiliandomi negli Stati Uniti, da dove ho urlato con i miei articoli, prima di morire, la consistenza del pericolo che oggi si chiama Isis.

Mi hanno definito “puttana”, quando promuovendo la legge sull’aborto ed il divorzio, cercavo di far capire agli uomini che il corpo, il proprio corpo, appartiene alle donne in quanto tali e del diritto che hanno di accogliere o rifiutare la vita che viene attraverso di loro.

Oggi che vedo la mia immagine riflessa nel mio “antico specchio magico”, comprendo con profonda consapevolezza che per tutti questi secoli ho lottato contro l’ignoranza, l’egoismo, l’arroganza, la bigotteria, la superstizione, il fanatismo religioso e politico, la crudele ipocrisia ed il falso buonismo.

Ora, in quello specchio, vedo soltanto una donna dallo sguardo fulgido ed intelligente che ha imparato sulla propria pelle, con la propria vita, una, dieci, cento, mille volte, che la libertà di pensiero, di parola, di affermazione personale non ha eguali.

Il suo sapore è gustoso come una primizia ed il suo godimento è nutrimento per lo spirito.

Ho imparato a resistere e sopravvivere fra i mali che affliggono il mondo e ciò mi dona continuità, simile al perenne moto dell’Universo e delle sue forze cosmiche.

Mi chiamo Hesperia e quanto ho confessato è pura verità: “verbum maleficus”, parola di strega!

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Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".