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Attracco in arcipelago

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Attracco in arcipelago di Vincenzo Cacace


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Olio su tavola, cm.35×25

… ciò che ora stiamo osservando è sì, un’opera di piccole dimensioni ma, idealmente amplificate in virtù di un doppio scenario, uno interno ed un altro esterno…
una pensosa, cogitabonda Interiorità che si affaccia nella Visione dagli Elementi placati, però, non scevra da enigmatiche e titaniche testimonianze… come cerebrali “Input”, esse convivono in uno scenografico “escamotage”

Potremmo “impacchettare” il tutto in questa definizione di sintesi… ma, almeno per me, questa piccola “tavola” non è il “prodotto” di un mio banale “capriccio” pittorico, dipinto per accodarmi in senso manieristico e oggi certamente anacronistico… attribuendo a me stesso una sorta di personale “periodo blu”.

È, invece, la visione palesata di un luogo del “desiderio”, espresso liberamente e fuori dalle “mode” imitative… quindi ubicato alle origini del Sogno… il mio!

Una memoria “secreta” fattasi subliminale, ricca di “eventi” e… “luoghi” intravisti e poi “traslati” dalle mie prime fantasiose letture… riflessi di un’aspirazione antica… la stessa che, oltremodo, mi incuriosiva, perché in essa riuscivo ad intravedere la possibilità del “viaggio” in mondi “paralleli” e, al tempo stesso, alternativi a quella “brutezza” sbattuta in faccia dalle cronache dei giorni.

Dunque… uno squarcio nella dura “pelle” della Realtà… un varco nel quale era possibile passare oltre, sollecitando, così, la mia percezione creativa.

E, quindi, il mio pensiero “planava”, discendendo in un’area vuota e anonima, quella segnata sempre con una macchia chiara, uniforme, con i suoi confini tracciati soltanto dalla scritta latina “Hic sunt leones”!

Essa era sempre presente nelle primitive “carte” nautiche, quelle incise su pelli d’agnello, disegnate su papiri o pergamene… dimenticati “portolani” che, ai confini del mondo conosciuto… oltre quel “finis terrae” sospettarono, in tempi lontani, che vi fosse dislocata un’isola o una parte superstite di un mitico continente, del tutto non ancora sommerso…

Sì, forse, su quelle soltanto sarebbe possibile, rivedendole, farne rivivere la “fantasmatica” presenza dell’Inconsueto, nei pur vaghi “accenni”… perché questi, sempre velati dalle nebbie… come sipari o “atramenti” del mito sono da intendere, ancora oggi, come “sintomatici germogli”… intimamente radicati alle aspirazioni umane e atti a promuovere il sogno di ogni navigatore o viandante errabondo, spingendolo ad andare… a muoversi… “cogitando” per “essere” e, quindi, poter testimoniare, così, la propria presenza nel mondo.

Una presenza non riferita a quella fisica bensì, all’altra, quella invisibile agli occhi… la sostanziale Essenza… o il valore aggiunto dal senso animico e spirituale.

Anche se… più “fredda” e nozionistica, ci appare l’Erudizione, che sempre impone le sue rigide discipline alla nostra mente, costringendola ad organizzarsi come un metodico “archivio”… caldo e coinvolgente, invece, ci avviluppa e coinvolge il “mistero” racchiuso nel nostro “bagaglio” sapienziale… perché esso si rafforza in virtù delle particolari esperienze, accumulate attraverso labirintiche ricerche, “navigando” in quei mari primigeni della Memoria e… tra Archetipi e Numi di pietra scolpiti da magistrali mani…

Idoli.. simboli dal significato perso nel Tempo ma guardati con ammirazione… timore e… rispetto, perché originati… “ancor prima”.

Quel “mare” è una “planetaria placenta” nella quale si trasmettono rimembranze ataviche.

Connessioni? In una immensa complessità… e di questa… anche la nostra, materna, originaria “acqua”… è parte!

Mari, dunque, “personalissimi”… oceani interni… dove se il nostro “Hebdomeros” o la più intima “Archidemia” fortemente lo desidera è possibile scoprire quel remoto arcipelago che puntuale si ripresenta come un’emersione in uno specchio riflettente l’azzurro Empireo… un “pelago” costellato da corallini atolli… isole “calipsèe”… così come la Volta Celeste lo è dalle proprie stelle, ognuna luminosa ed assoluta… centro di un proprio spazio attrattivo.

“Isole” nelle quali cercare, e finalmente trovare, un’agognata e dorata solitudine… dove inseguire, e quindi ritrovare, nella propria “introspezione”, la dimenticata… Bellezza del Sé!

Isole! Quante ne ha sognate l’Umanità!
Ogigia, Avalon, Ultima Thule, le letterarie Lilliput… e l’Atollo di Robinson… oppure la cerebrale “Utopia” partorita dalla Ragione filosofica di Thomas Moore, una regione ed un sistema sociale, quale nessuna carta geografica di un Mondo che, davvero si rispetti, potrebbe mai fare a meno… altrimenti l’Umanità sarebbe afflitta da una povertà senza sogni e, quindi, senza alcun Futuro!

E… infatti… ora questa è l’amara ironia… guardando per trovarla sul mappamondo mi accorgo che… proprio quella terra… non c’è!

È vero… ci sono sogni e… sogni!
Ma, quest’ultimo è un sogno antico, certamente… popolato anche da “paradossi” da revisionare, proprio perché la Ragione stessa, a causa del quotidiano confronto con il Sogno, via via è divenuta più umana, quindi più “ragionevole”… quella visione “utopica”, infatti, che risentiva ancora di un pensiero arcaico e “tristo”, tollerava nel mondo di quel tempo… la stessa schiavitù!

Molto lontano… invece… andiamo con i nostri desideri… e, pur evocandola ancora col nome di “Utopia”, oggi, il nostro sognare è mosso da un Amore meno selettivo… pronto ad accogliere tutto il respiro del mondo… ma, paventandone anche la totale dispersione… travolti noi stessi in un’asfissiante e tragica pandemia!

Il mio, come il generale sentimento, reagisce con l’arma del Sogno… illusione o preghiera, ma invincibile forza propulsiva e trasformativa, regalataci dalla Creazione per trascendere ogni limite Umano e ritornare, quindi, ad elevarci al modello progettato dal Divino!

Sì… forse tutto questo è contemplato nel “bagaglio” di quella Dimensione chiamata “Sogno”… dove si forma e… in definitiva… prende “cittadinanza” anche la Visione del Viaggio Immaginario… quello più bello di tutti, perché costruito, progettato, appunto, con gli “strumenti” ideali… quelli perfetti del “Sé”, giustamente tarati e… forniti dal Desiderio “Principiale” dell’Armonia.

Sogna dunque l’uomo… come quello da me dipinto… appoggiato alla roccia della grotta affacciata sulla rada, da dove partono o rientrano le imbarcazioni degli arditi navigatori… chiede silenzio con un gesto… per fermare quell’attimo fuggente e… allontanare, così, dalla sua mente, il quotidiano riassetto e… continuare a cullarsi in un pensiero che lo porti lontano… lo innalzi come accade nel volo libero di un gabbiano… o imprimendogli l’energia guizzante di un delfino nel blu di un Oceano sterminato…

Sogna ma… è ancora lì… è tornato… non è ancora partito?
Forse si trova prigioniero dentro la bocca di un idolo… una gigantesca effige di pietra emersa dalle acque… testimonianza sopravvissuta di una Civiltà “atlantidea”?
Forse è soltanto… un prigioniero del Sogno… nella mia mente?

Beh… io non ho soltanto trasferito una visione onirica alla Pittura… perché mi trovavo a passare da quelle parti e… forse non era affatto per caso!
Io stesso, in fondo, ero nel sogno, prestando anche le mie sembianze, non per narcisistica volontà, ma semplicemente perché tutto ciò era un “processo” che avveniva nella mia mente… un “micromondo” interno che, ha sede nel mio… cranio… quindi, bene o male, queste son le fattezze strutturali che assume il mio… sognare!

Ma, nonostante tutto, non saprei dire, pur avendo pratica nell’autoritrarmi o avendo memoria di effigi o delle idealizzate rappresentazioni dei Numi di vario genere prodotti nell’Arte Classica, se quelle mute testimonianze di pietra chiamate a far parte della composizione siano semplicemente a “corredo”, in senso scenografico, o, invece, abbiano un serio riferimento concettuale, utile ad indicare e definire delle deità marine come potrebbero essere quelle di Poseidone… Proteo… o il Re di Atlantide.

Invenzioni?

Relitti della Memoria?

Comunque stimoli, figure disambientate, ma atte ad alimentare ancor di più il Mistero… l’Enigma del Viaggio Immateriale e del suo Porto di partenza oppure del ritorno?

L’antro oscuro che si affaccia alla luce eterea… azzurrina… è forse un “ventre”… il materno “utero” dal quale è fuoriuscita l’acqua di placenta?

E la figura pensosa… una impersonificazione di “Agenore”, il nocchiero, semidio, figlio di Poseidone o del Mare, che ha già vissuto in un sogno ed ora pensa a come riuscire a ritornarvi…

Sembra avere il mio volto, Poseidone… il Sogno ha plasmato per lui, la mia maschera!

Ma… sono io… oppure è davvero lui, che beve il mare o… lo riversa?

E… infine… ancora mi domando: è quella deità “immedesimante” a nutrirsi del mio Sogno oppure, insinuandosi nel mio intimo e rigenerante “riposo”, ne è invece il “promotore”?

Come una Mentale Essenza, che fornisce alla mia onirica Visione, riportata in pittura, anche la rotta e il piano navigabile?

L’ho già detto… io passavo… di là… come un viandante pellegrino, nel mio stesso sognare… “senza carne e ossa indosso”…

Canto di sirene? Mentre dormono i sensi?
Ma… non dorme mai, invece, la “Quintessenza”, che di essi è Anima… emanante ora dal “rapimento” dell’immagine sognata come un alchemico “flogisto”.

Appunto… quel richiamo è stato così forte e suadente… che i miei sensi si son lasciati andare… indipendentemente dalla mia volontà… diciamo pure, anche da quel “raziocinio”, in questo caso, perfettamente inutile, nel chiuso “microcosmo” di un proprio Interno Metafisico… orbene proprio i miei “sensi” a-fisici… esautorati da ogni materialistico “sentire”, hanno potuto percepire la brezza che gonfia le vele… il suo alitare salino… la musicale armonia delle voci come contrappunti di note… rapsodie che animano il mare ed il porto, nel togliere gli ormeggi agli agili “legni”… all’alzo delle loro vele ed i “comandi” decisi, perentori al tenere “la dritta” allineando la “barra” sulla rotta prescelta… ho sentito battere i cuori dei ragazzi seduti a terra sui pontili… come altresì batteva il mio… quando dalla mia finestra… al “Porto Salvo” osservavo navi e pescherecci… le cosiddette “paranze” o gli eleganti panfili scomparire all’orizzonte e, invidiando quegli “uomini sull’acqua salata”, ne immaginavo le scoperte e gli “amori” in esotici e lontani lidi… ma… era l’affacciarsi dei sogni… “annunciazioni” delle esperienze da vivere… doni, tesori da scoprire e… soprattutto… ancora da raggiungere!

Una piccola tavola?
… forse!

Certo è solo il Sogno, del quale ho varcato con pochissimi passi il confine… proiettato dentro un “moto inerziale”… piccoli tratti tra Tempo e Spazio… “senza fretta” o einsteiniane “velocità relative”… ma, con il timone ben saldo…

La rotta?
… a la via così… verso l’Infinito!

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Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.