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Sant’Agostino, il tempo e il gossip

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Con l’aiuto di De Crescenzo

Lo so che le notizie di colore rosa attraggono molto più l’attenzione ma su, abbiate pazienza, lasciamole per ultime e partiamo dal tempo.
Sant’Agostino aveva una visione più vicina ad Aristotele, piuttosto che a Platone, in tal senso, ed è famoso il suo detto:

Se mi chiedi che cosa sia il tempo non lo so, ma se non me lo chiedi lo so.

Come mai?

Perché per lui esisteva un eterno presente e non è che ci si trovasse bene nell’umano temporale, poiché sosteneva:

Il passato non c’è più, quindi non esiste, il futuro non c’è ancora, perciò nemmeno lui esiste. E il presente? Beh, come fa ad esistere una cosa che si trova in mezzo a due cose che non esistono?

Ecco perché divideva il tempo in tre categorie.

Il presente – passato, cioè la memoria.

Il presente – futuro, perciò la speranza.

E, infine, il presente – presente che aveva a che fare con l’intuizione, per cui per lui il tempo non era altro che una distensione dell’anima.

A chi gli domandava cosa venisse prima di Dio, soleva rispondere che, non essendoci né il prima né il dopo, non veniva niente, proprio perché per venire qualcosa prima, ci deve essere prima il prima, ma il prima non c’era.

Troppo complicato? Vabbeh, passiamo al gossip.

Per essere santo, anche lui aveva i suoi bei problemucci.

A sedici anni si innamorò di una donna più grande di lui e la mise incinta.

Quando da grandicello si trasferì via mare da Cartagine a Roma disse alla madre:

Tu aspettami qui in chiesa che io vado al porto a salutare un amico che parte per Roma

ma senza dirle che l’amico era lui stesso, che poi si allungò verso Milano.

Ma la madre che fece? Lo raggiunse a Milano naturalmente, e lo convinse a sposare una ragazza benestante di undici anni. C’era però un problema, poiché allora il matrimonio era vietato sino ai dodici anni.

Agostino, che all’epoca ancora troppo santo non era, decise perciò di far passare l’anno portandosi a letto ogni sera una donna più matura e più esperta; del resto lo confessò nelle sue ‘Confessioni’ che lui senza una donna non ci sapeva stare:

Oh Signore, dammi la castità ma non proprio subitissimo perché non sono capace di dormire una notte da solo, tanto che mi vengono le voglie anche quando sono in chiesa.

Qualcuno sospetta che sia stato lui ad inventare il Purgatorio, poiché nel suo ‘La Città di Dio’ così scrisse:

Oh Signore sii pietoso con me, lo so che non mi merito il Paradiso, però non sono nemmeno così cattivo da meritarmi l’Inferno, ti prego dammi un luogo dove poter espiare i miei peccati con calma, un po’ alla volta.

La notizia fece ovviamente il giro del mondo tanto che a Napoli, così ci riferisce Luciano De Crescenzo, nacque un patto tra i vivi e i defunti di serie B, quelli semi-peccatori:

Io prego per te, per farti passare dal Purgatorio al Paradiso e tu, in cambio, mi dai i numeri del lotto.

Morale della favola?

Tutti voi potete diventare santi con un po’ di buona volontà, visto che ci è riuscito anche Agostino, il quale usava ripetere:

Ama e fa quello che vuoi

volendo significare che qualunque cosa, se fatta con amore, e quindi anche l’erotismo, tutto sommato è cosa buona.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.