L’isola ai confini del mondo

L’isola ai confini del mondo

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Tenerife
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Agosto 2011
Tenerife, l’isola ai confini del mondo. L’isola che è custode di più luoghi ai confini del mondo. Masca, Punta de Hidalgo, Punta de los Gigantes, il Teide e la sua valle e tanti altri. Tenerife fa parte di quella pluralità di luoghi dove si incontrano lo Spazio e il Tempo.

Percorrere la sua terra è camminare su di un frammento di roccia alla deriva in un mare scuro e buio avendo sulla testa l’universo che gira in infinite spirali.

Signore dell’isola è il Teide. La montagna più alta della Spagna e dell’intero Atlantico.
Il vulcano sacro dei Guanchi. È l’Echeyde, l’Inferno governato da Guayota, il dio del male.

L’aria è palpabile. Fine e intensa ti spinge a salire, ad arrivare fino in cima, a guardare sotto e vedere il mare bianco di nuvole. Senti di dover alzare lo sguardo ed ecco l’azzurro del cielo che ti schiaccia. Preme sulla pelle senza lasciarti più alcuna libertà. Diviene parte di te come una seconda pelle.

Il Teide ha creato un paesaggio deserto. La sua lava fuoriuscita da profondità nascoste ha modellato, scolpito, trasformato, ha fatto rinascere a nuova forma la valle sottostante. Ovunque si volga lo sguardo il cielo lotta con quella roccia che senti ancora calda.
La cima del vulcano è dinanzi a te, dopo è alle tue spalle, ora di lato. Deforma lo spazio che la circonda.

Una strada attraversa quel deserto. Dritta, taglia la lava attraverso le sue formazioni rocciose. Quella valle, quella scultura naturale di terra e lava è un parco protetto.
Sculture vive che hanno nomi: Roques de Garcia, La Catedral, La Cascada e Roque Chinchado chiamato anche l’Albero di Pietra.

Una formazione strana alta due metri che sembra mantenersi in piedi per chissà quale forza. Autobus con guide fanno la spola dalla funivia del Teide. Lasciano meravigliati turisti sul bordo della strada. In fila. Tutti uguali. Le macchine fotografiche riempiono le loro mani, i loro visi. Gli occhi divengono obiettivi per guardare un altro mondo.

Ci sono villaggi nati sulle cime di colline quasi irraggiungibili. Chiese costruite su speroni verticali. Strade che percorrendole non ne vedi la fine. Non le vedi neanche sotto le ruote dell’auto. Davanti hai solo la terra che lateralmente scompare in baratri e il mare che si avvicina sempre di più. Sei in alto, in cima alle colline.

Enormi massi sembrano essere caduti dal cielo lungo la costa. In bilico sull’oceano reggono la potenza delle sue onde. A volte poche case si fanno scudo di queste rocce.
Per raggiungere alcuni di questi luoghi devi ignorare i cartelli di divieto o di pericolo.

Attraversi gallerie incomplete e senza illuminazione scavate nella roccia che esce dalle pareti. Attraversi quel buio come fosse un tunnel del tempo sperando che non ti crolli addosso. Esci e lo spettacolo esplode. Una distesa di roccia lavica che sprofonda nelle acque fredde dell’Atlantico. Cammini lentamente. Ti siedi e ti colpisce la potenza.

Segui la strada che si spinge fin sopra la montagna. Una strada che sembra finire improvvisamente ad ogni curva. Dopo ogni discesa. Il vento porta via ogni cosa, tranne le nuvole. Si dischiudono per brevi attimi e compare, come in un sogno, Masca.

Un villaggio di un centinaio di abitanti. Un lingua di terra che si apre innalzandosi in una valle tra i fianchi boscosi del Massiccio del Teno. Si protende in avanti dove lontano si apre una lingua di luce, uno scorcio di mare.

Ci incamminiamo verso il villaggio.
Le case si proteggono l’un l’altra da quel vuoto. Il vento. Il vento passa attraverso quei minimi spazi tra le case, lungo la strada ti viene incontro come a volerti fermare.

Il cammino prosegue. La costa occidentale è dominata dai Los Gigantes. Compaiono davanti agli occhi enormi formazioni rocciose che si ergono dall’Oceano creando il promontorio. Ai suoi piedi sono nati resort e villaggi turistici che deturpano la potenza della natura.

A nordest del massiccio dell’Anaga ci si ritrova su di una piattaforma naturale con in fondo il Faro. Un Faro che è dentro la fantasia di chi lo osserva.
“Il Faro alla fine del Mondo” come lo chiamerebbe Stephen Marlowe. Punta diritto verso l’Oceano come un angelo bianco che fiero lo sfida. Altro “Il Faro alla fine del Mondo” è quello di Punta del Teno, costruito alla fine dell’Ottocento sulla scogliera di Buenavista del Norte, all’interno del Parco Rurale del Teno. Le onde si infrangono con violenza sulla scogliera ai piedi di quel Faro che resta immobile al tramonto.

Un’isola ai confini del Mondo alla deriva con i tuoi sogni. Un’isola alla Fine del Mondo che è la tavolozza di luoghi incredibili che combattono contro e con l’uomo per il dominio su questa terra. Una tavolozza di pietra lavica che accoglie i colori della mia fantasia.

 

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Fabio Picolli

Autore Fabio Picolli

Fabio Picolli, nato a Napoli nel 1980, da sempre appassionato cultore della conoscenza, dall’araldica alle arti marziali, dalle scienze all’arte, dall’esoterismo alla storia. Laureato in ingegneria aerospaziale all’Università “Federico II” è impiegato come capo reparto in “Leonardo”, ex Finmeccanica. Il Viaggio? Beh, è un modo di essere, un modo di vivere!