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La Coppa delle Libagioni

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La Coppa delle Libagioni


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Le promesse richiedono un impegno che non può essere considerato solo formale, da prendersi alla leggera e da disattendere.

Quando promettiamo sul nostro onore mettiamo in gioco la nostra credibilità, quell’onorabilità troppo spesso sbandierata e altrettanto spesso tradita. Ciò equivale ad ingannare noi stessi e soprattutto gli altri, coloro che ci hanno concesso totale fiducia.

Entrando in Massoneria si promette in tutta libertà e sul proprio onore, dopo aver sentite queste solenni parole:

Noi vi assicuriamo che non vi chiederemo mai cosa contraria ai vostri doveri verso la famiglia, la patria e l’umanità. Anzi: la Massoneria vi sarà d’incitamento e conforto per una vita moralmente più pura e spiritualmente più alta.

E poiché senza la libertà – tra noi sacra e inviolabile – nessuna azione ha valore morale, non vi sarà imposto alcun credo, e nessun dogma incatenerà la vostra coscienza.

Non Patti, ma Promesse: la promessa Massonica ci lega in maniera definitiva, anche qualora si decidesse di abbandonare l’Istituzione: gli impegni assunti saranno vincolanti per tutta la nostra esistenza!

Da ciò si deduce che la promessa che ci siamo «scolpita profondamente nel cuore» non potrà mai essere cancellata. In Massoneria non si patteggia, ci si impegna e per sempre e i termini della promessa non lasciano dubbi in proposito.

Noi Massoni promettiamo sul nostro onore e sulle tre Grandi Luci – squadra, compasso e Bibbia – di adempiere ai doveri nei confronti della famiglia, della patria e dell’umanità.
Di essere tolleranti, di ricercare sempre la verità e la giustizia. Promettiamo di frequentare assiduamente i nostri Lavori, di amare i nostri Fratelli, di aiutarli con consigli e azioni.

Promettiamo di mantenere il massimo segreto sulle nostre cerimonie, segni e parole di riconoscimento, di osservare la discrezione più assoluta su quanto avviene in Loggia e di considerare sempre la nostra parola di Libero Muratore come il giuramento più sacro!

Secondo Boucher:

La Promessa Massonica è quindi l’oggetto stesso del giuramento.
Si enuncia il più chiaramente possibile ciò a cui ci si vuole impegnare.

La Coppa delle Libagioni assume la sua simbologia più esoterica quando viene utilizzata, all’interno del Tempio, per essere offerta al profano durante la sua cerimonia di iniziazione. Nel rito attualmente praticato egli deve prestare una Promessa solenne, bevendo da questo calice due volte: prima, acqua dolcificata, poi, acqua con un amaricante.

Questo è il suo primo e più importante rito massonico, che stabilisce, una volta per tutte, la morte dell’individuo nel mondo profano nonché la sua rinascita, l’inizio del suo nuovo cammino, verso una nuova luce.

Tale rilettura, in verità alquanto suggestiva, ci riporta al mito orfico delle due sorgenti dell’Ade: la fonte del “Lethe” e la fresca sorgente di “Mnemosine”. Queste acque, rispettivamente dell’oblìo e della memoria, compaiono pure alla fine del Purgatorio, nella ‘Divina Commedia’: sono i due fiumi Lete ed Eunoe.

La Dea Mnemosine, come sostiene Esiodo, conosce tutto ciò che è stato, tutto ciò che è e tutto ciò che sarà. Per contro, i defunti sono coloro che, bevendo dalle acque del Lethe, hanno perduto la memoria, da ciò il termine “letale”, che è sinonimo di “mortale”.

Dante, al termine del Purgatorio, si imbatte in questi due fiumi e qui subisce le necessarie purificazioni che gli consentiranno di andare oltre ed accedere, infine, al Paradiso Terrestre.

Ecco però che, in questo contesto, le acque tornano a essere due, come nell’odierno rituale; inoltre, il sommo poeta, e con lui Anchise e Tiresia, rappresenta una figura privilegiata che, assistita dalle Muse, può abbeverarsi ad entrambe le fonti, acquisendo, grazie a Mnemosine, la conoscenza dei principi, delle origini, l’apparizione del mondo e la nascita degli Dei. Dissetandosi poi alle acque del Lethe, viene dotato della sovrumana possibilità di varcare i confini con l’aldilà… e tornarne liberamente.

Anche l’iniziando, dopo aver bevuto alla fonte della memoria, e quindi con la virtù e la prerogativa di ricordare il proprio mondo passato, beve l’acqua dell’oblìo e rinnova il mito di Tiresia, vivo tra i morti, dimenticando le esperienze profane e passando, così, dall’esistenza umana, schiava del divenire, a quella dell’immutabile eterno e, pertanto, trascendere la propria limitata condizione raggiungendo non lo scopo della propria vita, bensì il superamento del mistero della propria morte.

Il bussante, in totale libertà, chiede di essere iniziato alla Massoneria, diritto che gli viene concesso in cambio di una promessa e dell’impegno preciso contenuto in questo passaggio del rituale:

Voi siete venuto a noi da uomo libero, e noi rispetteremo scrupolosamente la vostra libertà, purché sappiate usarne da uomo cosciente dei propri diritti, ma in ugual misura dei propri doveri.

La Promessa implica dunque dei doveri; farvi fronte o meno dipende esclusivamente dalla nostra coscienza alla quale dobbiamo, inevitabilmente, rendere conto. Promettendo impegniamo il nostro onore e mettiamo in gioco la nostra dignità.

Come dice il Rituale, a Promessa Massonica dovrebbe essere scolpita nel cuore di ognuno di noi. In questo caso, l’Iniziato, in assoluta sincerità, assume un impegno con se stesso e con l’essere divino, cosmico e personale, che ha invocato quale garante.

Tradirla equivarrebbe a spegnere definitivamente la Luce che abbiamo ricevuto e a ripiombare nelle tenebre. La Promessa suggella un’alleanza cosmica a cui dovremo tener fede per tutta la nostra esistenza.

Chi tradisce una promessa si disonora, si squalifica irrimediabilmente. Ciò accade spesso nel mondo profano, a volte con conseguenze imprevedibili e anche tragiche. Purtroppo, anche in Massoneria, a volte, ci si impegna con troppa leggerezza.

La Promessa andrebbe riletta e meditata, sviscerata nei suoi contenuti, che sono certamente più di semplici parole!

…sia per voi questo liquido, che da dolcissimo è diventato amaro più ancora del fiele, il simbolo imperituro del rimorso e dell’amarezza che fino alla morte affliggeranno il vostro cuore qualora aveste a venir meno alla parola data!

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero pensatore.