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Un Massone nel mondo profano

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Massone


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I Massoni sono sempre chiamati a “rendere conto” del “lavoro” che anima la loro esistenza e ciò avviene, in primo luogo, proprio attraverso la vita stessa.

Questo non significa “adattare” l’atteggiamento massonico al mondo profano e alle sue prospettive, ma agire nel mondo a partire dalla luce, dalla forza e dalla serenità, che vengono proprio dall’essere liberi pensatori.

L’esperienza della quotidianità nel lavorare su di sé e per il bene della patria e dell’umanità, in comunione con gli altri, può trasformare il cosmo in una fratellanza che cammina insieme nella speranza di «cieli nuovi e di una nuova terra».

Diventare Massoni è un modo unico di conoscere se stessi e la realtà che fino a quel momento ci ha circondato: una prospettiva che finisce sulla profanità, ma che, allo stesso tempo, apre un orizzonte verso l’alto e una vita in pienezza.

Quest’ottica particolare, ovviamente, non elimina magicamente sofferenza e fallimenti, dolore e morte, ma riesce ad orientare e a dare fiducia per affrontarli con un approccio diverso e con una visione rinnovata.

Che significa, dunque, essere Massoni, nella vita profana?

Gli atteggiamenti acquisiti nel Tempio possono essere ottenuti gradualmente ed assorbiti dall’ambiente familiare e dal luogo in cui cresciamo e abitiamo, provocando trasformazioni profonde come una vera e propria “conversione”.

Per un Massone è decisivo riconoscere ed accettare il cambiamento avvenuto dentro di sé come uno sconvolgimento positivo della propria vita.

Professare di essere un Massone, non solo in Loggia, è il centro che unisce i Fratelli, al di là delle varie ed infinite forme di vivere concretamente l’Istituzione, che spesso dipendono da disparati contesti.

Ammetterlo significa mettersi in gioco, esprimere una decisione che contraddistingue la relazione con sé e con il creato, una scelta che interessa, quindi, la propria coscienza e prassi.

Riconoscersi nell’Officina ed affidarsi ad essa non sono solo azioni astratte, ma avvengono a stretto rapporto con la profanità. Non si tratta solo di onorare un giuramento, ma è un autentico atto di fiducia, vissuto concretamente, dentro e fuori dal Tempio.

Se, dunque, la vita di massonica viene condotta quotidianamente con uno sguardo verso il GADU, seguendo gli insegnamenti dei Maestri che ci hanno preceduto, esercitando anche con forza il lavoro sulla Pietra grezza, quello fatto su noi stessi, allora, anche il contesto sociale, familiare, professionale, economico, politico, religioso e culturale diventano un’occasione in cui esprimere la responsabilità di essere un Massone.

La Libera Muratoria, dunque, ci aiuta a vivere meglio la profanità?

La nostra conoscenza massonica e la fiducia in quello che operiamo effettivamente nel Tempio ci stimolano a liberare energie, sinergie ed atteggiamenti per una realtà altra.

Anche attraverso contegni massonici si costruisce l’identità del Fratello. Si verificano sempre situazioni in cui occorre decidere, ancora una volta, se seguire il proprio cuore; sono momenti in cui tentazione e rivelazione sono molto vicine.

In questi casi, l’appartenenza ad un’Istituzione iniziatica come la Massoneria può essere un criterio per valutare se la nostra “fede” sia viva oppure no.

Ampliare la nostra conoscenza massonica significa dare in qualche modo fiducia ad un’Obbedienza considerata obsoleta nel nostro mondo attuale, ma che, allo stesso tempo, risulta moderna ed estremamente attuale.

Essere Massone vuol dire stimolare e liberare energie, che non si pensava di possedere, verso una nuova vita, modificando quei comportamenti che, fino al giorno prima, ci sembravano giusti, per poi scoprire, invece, che bisogna cambiare tutto, abbandonare anche le certezze più radicate in noi stessi.

Il risultato della progressiva erosione della sfera del Sacro, ai giorni nostri è paragonabile a ciò che Nietzsche chiamava l’ospite inquietante, il nichilismo: manca lo scopo, manca la risposta al perché, tutto si svaluta, mentre dominano rassegnazione e disimpegno.

L’unico valore sempre più idolatrato è quello del dio denaro e il suo correlato naturale, il consumismo, è chiamato a colmare i vuoti esistenziali e culturali emersi prepotentemente in questi ultimi tempi.

Essere Massoni nel mondo profano significa che esiste un’esigua minoranza che, insoddisfatta di questa squallida situazione, perché sente o percepisce intuitivamente un vuoto, sceglie liberamente.

Si tratta di una dimensione distinta e completamente differente da quella triviale della routine, che esprime il rapporto dell’uomo con l’assoluto; è l’orientamento verso l’incondizionato.

Trovo illuminanti le parole pronunciate da un noto Fratello, John Fitzgerald Kennedy, in chiusura al suo discorso d’insediamento, dopo aver prestato giuramento come 35º Presidente degli Stati Uniti:

Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese!

In questa frase la chiave di volta… il Massone, nel mondo profano, si domanda ogni giorno cosa possa fare per il proprio paese e, ogni giorno, si adopera per rendere il mondo un posto migliore.

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.