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Niger et Albus

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Niger et Albus


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In principio era tutto in bianco e nero.
Maureen O’Hara

L’origine del pavimento bianco e nero a scacchiera non è affatto recente, risale, infatti, all’antico Egitto, quando veniva utilizzato per decorare le superfici, ma è grazie ai Massoni che ha conosciuto il suo massimo splendore.

Si tratta del rivestimento tipico delle logge massoniche; i due colori raffigurano la vita umana e la costante contrapposizione tra bene, il bianco, e male, il nero.

Ogni simbolo va ricostruito all’interno di noi stessi, per riconoscere che siamo fatti di tante tessere di pietra “da levigare” in quell’eterna azione di miglioramento che dovremmo compiere come individui.

La scacchiera è anche la trama della nostra vita, direbbe Shakespeare, un filo intrecciato, buono e cattivo insieme, in cui si dovrebbe essere in grado di distinguere i fili, non importa quanto annodati. Questo è l’obiettivo del peregrinare continuo dell’esistenza, in un bellissimo gioco di opposti mescolati, come il simbolo dello Yin e dello Yang, in una visione oltre il duale, dell’uomo e della donna, ma anche delle tenebre e della luce.

Nella condizione antropica ogni elemento racchiude il suo contrario perché senza la spinta irrazionale l’uomo non sarebbe sceso dagli alberi e non avrebbe poi affrontato, con logica e metodo, i mari, alla scoperta delle Americhe; ed è grazie a questo superamento del dualismo che la scienza è andata avanti per portarci il progresso.

L’accostamento di colori contrastanti sul pavimento a mosaico è una rappresentazione visiva di un principio importante dell’ermetismo: la dualità appunto!

Il rivestimento, equamente suddiviso in bianco e nero, dicevamo, esprime il Bene e il Male, principi della religione egiziana e persiana.

È la guerra dell’Arcangelo Michele contro Satana, degli Dei contro i Titani, di Balder contro Lok, della luce contro le tenebre, del giorno contro la notte, dell’affrancarsi da ogni dispotismo, della libertà religiosa contro i dogmi arbitrari della Chiesa.

La dicotomia antitetica ci governa in tutto. Dobbiamo sperimentarla fino al momento in cui, imparata e superata la lezione, siamo pronti per l’avanzamento verso una condizione in cui gli opposti cessano di essere percepiti come tali e vengono considerati come sintesi dell’unità.

È necessaria, quindi, una comprensione che superi la nostra esperienza attuale, perché come buio e luce sono un diverso attributo dello stesso elemento, i nostri attuali concetti di bene e male, di gioia e dolore trascendono per sublimarsi in un insieme che unisce entrambi gli aspetti e che è rappresentato dal bordo dentato che costeggia l’impiantito bianco e nero, anche come Presenza Divina che circonda e abbraccia il contesto temporale entro cui coesistono tali opposti.

Ogni massone è il Sommo Sacerdote del suo tempio personale e dovrà renderlo un luogo in cui potrà, un giorno, incontrare la Divinità.

Per il solo fatto di esistere in questo mondo dualistico, ogni essere vivente, sia esso un Massone o meno, cammina sul pavimento a scacchiera mescolando bene e male in ogni azione della sua quotidianità; il pattern del rivestimento è quindi espressione di un’elementare verità filosofica comune a tutti noi.

Significa che colui che aspira ad essere padrone del proprio destino e capitano della propria anima deve camminare su questi opposti, nel senso di trascenderli e dominarli, calpestando la sua sensuale natura inferiore, così da tenerla in soggezione e, quindi, sotto controllo.

Deve diventare capace di elevarsi al di sopra del bene e del male, essere superiore e indifferente rispetto agli alti e bassi della fortuna, alle attrazioni e alle paure che rendono ondeggianti i pensieri e le azioni.

Deve sviluppare i suoi innati poteri spirituali, intento irrealizzabile, fintanto che sarà governato dalle tendenze materiali e dalle emozioni fluttuanti di piacere e dolore che da esse scaturiscono. È quando vi si rapporta con serenità ed equilibrio mentale, che un Massone ‘cammina’ sul suolo a scacchi dell’esistenza e delle pulsioni contrastanti della sua natura materiale.

In Loggia impariamo a considerare il pavimento come la sintesi dell’esistenza, con le sue gioie e i suoi dolori, le sue luci e le sue ombre
La vita è un groviglio di salute e malattia, entusiasmi e scoraggiamenti, slanci spirituali e immersioni nella materialità, per questo lo paragoniamo a luci ed ombre.

Per poggiare saldamente i piedi sul sentiero dell’autorealizzazione, dobbiamo acquisire la capacità di accettare ciò che arriva, con serenità, saggezza e distacco: questo è il significato del pavimento a scacchi.

La vita ha un lato oscuro e un lato luminoso, perché tutto, in questo mondo relativo, è composto da luci ed ombre. Occorre però guardare solo il buono in ogni cosa, affinché si possano assorbire le qualità della bellezza.

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.