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Il mio cibo in spazzatura?

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Un viaggio nelle convinzioni malate

Oggi ho deciso che mi tirerò addosso la terribile – si fa per dire – ira dei nonni.
Me li ricordo ancora:

Su, finisci di mangiare, non si lascia il cibo nel piatto, è peccato mortale farlo finire in spazzatura!

quando volevano essere convincenti sul fatto che non si debba avanzare nulla nel piatto.
Secondo me avevano ragione a metà.

Dovremmo certamente essere cauti sulle dosi di una pietanza e, piuttosto che avanzare cibo, sarebbe meglio metterne poco nel piatto all’inizio e, semmai, alla fine, fare il bis se proprio si avrà ancora fame.

Ma se in un piatto mi mettono cibo in abbondanza, senza la mia volontà, non mi sentirò certo un “peccatore” se lo lascerò dove si trova, a fine pasto.

Supponiamo pure che, per colpa del mio poco appetito – se sia poco o giusto, poi, sono cose che conosce solo il mio apparato digerente – finiscano in spazzatura alcuni avanzi, per quale motivo dovrei trattare il mio corpo – in questo caso il mio stomaco – come se fosse esso stesso il bidone dell’immondizia?

Una pietanza superiore al mio appetito è sicuramente dannosa e non mi va di trattare le mie viscere come se fosse un cestino dell’umido, anche perché non riuscirebbe comunque a fare bene la raccolta differenziata, mi spiego?

Se scelgo io le dosi non è giusto che sia imprudente, e ho il dovere di starci più attento, ma non posso ingurgitare, solo per lasciare libero il cassonetto che aspetta in strada, un surplus che mi farebbe ammalare.

Vorrebbe dire trattare il proprio stomaco come un sacco dell’immondizia.

E la stessa cosa vale per la mente.

Un’amica mi ha detto:

Sono andata al cinema l’altra sera, ma già dall’inizio avevo capito che non mi sarebbe piaciuto, e così è stato!

Le ho chiesto:

Per quale motivo sei rimasta fino alla fine?

Risposta:

Cosa facevo? Buttavo via i soldi del biglietto? Ormai avevo pagato!

Quindi, dico io, preferisco buttare via il mio tempo, facendo del male alla mia mente, annoiandomi a morte, piuttosto che gettare i soldi di un biglietto?

E non c’è solo la noia ovviamente, poiché in altre occasioni ho sentito cose del genere:

Era un film del terrore, stavo male, ma volevo vedere come andava a finire!

E guarda pure come va a finire il film ma, santo cielo, un’occhiatina al tuo cervello no?

È come uno stomaco sai? Se gli butti dentro cibo – spazzatura digerirai pensieri altrettanto da cassonetto dell’immondizia.

Se una cosa non ti piace mandala giù solo se ti giova perché Gore Vidal ebbe a rammentarci:

Il cervello che non nutre bene se stesso, divora se stesso!

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natyan

Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.