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Equità nel pensiero e Rasoio di Occam

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Filosofia e comunicazione

In che cosa ci differenziamo dagli animali?
Sia noi che loro lottiamo per la sopravvivenza, questo è certo, ma come esseri umani abbiamo un tormentoso problema che gli animali, forse, non hanno:

Che ne sarà di noi, dopo la morte?

Non posso entrare nella loro mente per sapere se si pongono la stessa domanda, ma so che l’essere umano se la pone da millenni, e che il fatto di non avere ancora risolto l’enigma è causa di conflitti, ansietà ed angosce.

Le teorie sono tante, tutte diverse fra loro, ma coloro che sono fanatici pretendono di possedere la verità assoluta, e ciò accade principalmente perché ognuno di essi è “intellettualmente disonesto” con se stesso.

Questo è quel che avviene tra i fondamentalisti religiosi così come nel mondo della politica o di qualunque altra tifoseria, su qualunque argomento.

Il libero pensatore non si attacca ad alcuna idea in modo morboso.

La sua umiltà intellettuale gli permette di riconoscere i limiti delle proprie conoscenze, mentre il suo coraggio, altrettanto intellettuale, lo predispone ad argomentarle apertamente, senza paura che vengano messe in discussione.

La sua empatia gli consente di mettersi anche nei panni di coloro che pensano diversamente da lui.

Egli è integro nel suo modo di pensare poiché sempre pronto a seguire una corretta metodologia di esposizione e a rilevarne le eventuali discrepanze.

Oltre a ciò persevera con dinamiche razionali anche quando il suo antagonista utilizza sistemi irrazionali tentando, il più delle volte inconsapevolmente, di trainarlo al di fuori della ragione.

In sintesi potremmo dire che il pensatore libero abbraccia il principio dell’equità intellettuale.

Tratta tutti i punti di vista con lo stesso metro, mettendo da parte i propri sentimenti o i propri personali interessi, senza nemmeno appoggiarsi agli interessi personali degli amici, della comunità, della nazione o del proprio gruppo.

Egli non deve essere positivamente giudicato, come invece avviene con gli odiatori polemici, sulla base del rumore che potrebbe produrre, bensì per la sua capacità di utilizzare la ragione in favore del benessere di tutta la società.

Il libero pensatore, infatti, evita l’emotività di fronte a coloro che negano la ragione e rimane fedele alla logica, pur sapendo che sarà un pesante fardello dover sopportare gli oppositori privi di razionalità e di sequenzialità nell’argomentare.

Voi tutti potrete notare, per esempio, dopo aver proposto un argomento, come capiti spesso che le persone non si attengano a quanto da voi enunciato ma che vi portino a spasso, di qua e di là, inserendo nuove argomentazioni totalmente fuori tema, perché incapaci di riconoscere semantica e nucleo centrale.

Iniziate un discorso e, se correte loro dietro, vi ritroverete a parlare di tutto, tranne di ciò di cui volevate inizialmente parlare.

Senza che nemmeno ve ne siate accorti vi avranno trascinato in una foresta di parole dalla quale non saprete nemmeno più come uscirne.

Un valido aiuto, che consiglio vivamente a tutti coloro i quali si trovino in tali situazioni, è l’utilizzo del Rasoio di Occam, teologo e filosofo inglese 1288 – 1347:

A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire.
Non moltiplicare gli elementi più del necessario.
Non considerare la pluralità se non è necessario.
È inutile fare con più ciò che si può fare con meno.

Queste semplici quattro regole vi possono salvare da tutti gli ingarbugliamenti verbali e provo un gran dispiacere nel constatare che ben pochi, soprattutto nei social, le sappiano utilizzare.

Tratto dal Corso: Counseling Filosofico con natyan

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.