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Rocco, una Granata nel cielo di Genk

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Rocco


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Quando basta scrivere una canzone per diventare il secondo cantante più famoso del Belgio

Prima di tutto, no: non è quel Rocco, birboni che non siete altro! Questa rubrica parla di musica, e poi si chiama Alta Fedeltà: come potrei infilarci Siffredi fra un disco e l’altro? Dite che secondo voi ne sarei capace? E pure avete ragione…

Vabbè, bando alle ciance. Avevo promesso a me stesso di non farlo, perché io per primo non amo raschiare il barile, quindi il pezzo su Adamo della volta scorsa avrebbe dovuto essere autoconclusivo. Ma sono stato tre giorni a Bruxelles, e ho mangiato una chiavica, così per vendicarmi il minimo che io possa fare è pariare ancora addosso ai Belgi e per pariare, ovviamente, intendo prendere in giro, canzonare.

Dunque. L’altra volta, come detto, vi ho parlato di quello che è unanimemente considerato il più grande cantante del Belgio, e cioè Salvatore Adamo. Che però è di origini italiane. Quest’oggi, amici miei, vi racconterò invece del secondo cantante più famoso di tutto il Belgio. E pure lui è italiano. Signore e signori, anzi: Mesdames et Messieurs, visto? Ho già imparato il francese, vi introduco il grande Rocco Granata.

La sua storia è simile a quella degli altri belgi famosi nel mondo: il già citato Adamo, appunto, ma anche i calciatori Vincenzino Scifo e Ciriaco Sforza. Sì, anche loro italiani, anche loro figli di emigranti trapiantati in Belgio a scavare nelle miniere di carbone.
In quanto italiani, a quei virgulti bastò poco per elevarsi sopra la media, infatti sono diventati celebrità praticamente in un giorno solo.

Così è accaduto anche al buon Rocco, il quale era più settentrionale rispetto al siciliano Adamo, la sua famiglia proveniva da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, e che si trasferì nella ridente cittadina di Genk, famosa soprattutto per avere una squadra di calcio nella quale ha giocato Kalidou Koulibaly, il fortissimo difensore del Napoli. Visto? In Belgio non sono famosi solo gli italiani. Infatti Koulibaly è franco-senegalese.

Ma non parliamo di calcio, che sennò il Vicedirettore mi cazzea e poi non mi offre più la cena alla Pizzeria Trattoria San Carlo 17 – a proposito, lunedì scorso mi sono arricreato, cioè ho mangiato molto, molto bene. Grazie, Luigi!

Tornando alla musica, Rocco arriva a Genk e vede che ci sono soltanto cielo grigio, miniere e una specie di spezzatino brasato nella birra chiamato Carbonade, che sarebbe offensivo accostare alla nostra carbonara, anzi alla nostra cucina, anzi al cibo in generale. Così lui, ragazzo di Calabria, volge lo sguardo al cielo, quel cielo plumbeo, e s’interroga sul da farsi… e siccome è una granata, anzi un Granata, fa esplodere l’idea vincente che fiammeggia in quel cielo mai così luminoso come quel giorno, sopra i tetti spioventi di Genk.

Lui dice:

Secondo me potrei fare il cantante. Tanto ‘sti belgi che ne devono sapere di musica?

E così raccatta i primi quattro compagni di sventure trovati in giro per il quartiere, anche loro figli di emigranti, e fonda un gruppo -ancora non erano state inventate le band – che chiama Il Quintetto Internazionale. Con questo nome roboante Rocco e i suoi fratelli acquisiti iniziano a girare nei locali di Genk, ma poi capiscono che in Belgio veramente sono messi male in quanto a tradizioni musicali e tentano il colpo gobbo: incidere un disco. Rocco scrive una canzone, ‘Manuela’, che onestamente non so come faccia, e forse nemmeno più lui. Così raduna i quattro altri membri del quintetto, prende la sua amata fisarmonica e inizia a chiedere alle varie case discografiche se per caso gli fanno incidere un disco. Siccome in Belgio, non ricordo se ve l’ho detto, non viene data questa grande importanza a chi ostenta velleità musicali, gli rispondono che la miniera più vicina si trova a pochi chilometri.

Rocco tuttavia è capa tosta – vabbè, ja, questo si capisce! non ve lo devo tradurre -, figlio di emigranti calabresi, e non s’arrende.

Racimola un po’ di soldini e si presenta in uno studio di registrazione, chiedendo di poter incidere un 45 giri per portare in giro per il Belgio la sua canzone. Il titolare della sala d’incisione però gli spiega che non è possibile incidere un disco con una sola canzone, ce ne vogliono almeno due: una per lato.

Il dialogo è all’incirca il seguente:

Dottò, ma siete proprio sicuro?

E certo. Guarda che faccio il registratore di sale d’incisioni, mica il minatore come te.

Sapete com’è, voi belgi non è che abbiate questa cultura in fatto di musica…

Scherzi? Qua è passato un tuo compaesano, mi pare si chiamasse Adamo. Ce l’ha detto lui che si fa così.

Ma io non ce l’ho un’altra canzone!

E allora ripassa quando l’hai scritta. Che poi non ti conviene nemmeno: io comunque ti faccio pagare per due canzoni, poi vedi tu…

Insomma, Rocco se ne va a casa tutto triste. Se non che, una sera, mentre si sta esibendo da qualche parte con il suo solito quintetto, nota su un tavolo un pacchetto di sigarette che ritrae il viso di una ragazza, mora ma carina. La marca del pacchetto è Marina. Ed ecco che scoppia la seconda Granata, e arriva l’ispirazione per quella che sarà la seconda canzone. Anzi, La Canzone. Quella che gli svolterà la vita.

Improvvisandola sul palco, Rocco vede che i belgi impazziscono: si strappano i capelli, si scassano di birra, urlano e schiamazzano, battono le mani. Uno addirittura si lascia scappare il grido Vive l’Italie! prima di essere accompagnato in maniera coatta alla più vicina miniera di carbone. Insomma, Rocco capisce che si può giocare le sue carte.

Tutto contento, se ne torna alla sala d’incisione dicendo che finalmente può riempire tutti e due i lati di un disco. E così esce questo benedetto 45 giri: sul lato A, ‘Manuela’, che finirà nel dimenticatoio come i pezzi di Sandy Marton; e sul lato B, ‘Marina’, la canzone che lui manco voleva scrivere. Diventerà un successo mondiale.

Sintetizzando:

  • Primo posto per quattro settimane di fila nella classifica belga;
  • Primo posto per cinque settimane in quella italiana;
  • Primo posto anche in Germania, 9 settimane, Olanda, 13, e Norvegia, 15, tutti Paesi che evidentemente erano messi peggio del Belgio.

‘Marina’ raggiungerà ogni cantone d’Europa e addirittura gli Stati Uniti. Nella sola Germania, le vendite supereranno il milione di copie e Rocco Granata verrà insignito del disco d’oro.

A quel punto, Rocco è diventato l’uomo più famoso del Belgio, Adamo non ha ancora raggiunto il successo. Cantante invitato a esibirsi ovunque, pure a New York, perfino attore in alcuni film.

E lui si dice, giustamente:

Ma io un’altra canzone non la scriverò mai più, campo di rendita, chi me lo fa fare?

Questo fino all’estate del 1989. Sono passati trent’anni esatti dall’uscita di ‘Marina’, e probabilmente i soldi iniziano a scarseggiare. Anche la fama, perché ormai Adamo è diventato il dio della musica in Belgio e l’ha eclissato.

Allora Rocco dice:

Vabbè, forse un’altra canzone è meglio che io la scriva.

Così Rocco si nasconde dietro un altro nome, pensate che fantasia: ‘Rocco and the Carnations’. E incide ‘Marina 120 BPM’, la versione dance della canzone uscita trent’anni prima! Ed è di nuovo tormentone: prima posizione in Belgio, Italia, Germania, insomma nei soliti posti dell’altra volta, più i vari Paesi del Sudamerica, l’industria discografica s’incamminava già verso la globalizzazione.

Nel 2009, poi, nella solita Germania, i teutonici si erano emozionati a tal punto grazie a questo successo che dichiararono ‘Marina’ la canzone italiana più importante di tutti i tempi! In Belgio allora, per non sembrare sempre i cugini sfigati dei tedeschi, o dei francesi, decisero di fare addirittura di più, e nel 2013 il regista Stijn Coninx girò il film ‘Marina’, ispirato ai primi anni della carriera di Rocco. Il quale visse per sempre felice, contento e ricco, mostrando al mondo che non sempre andare a vivere in Belgio è una sciagura, se sai scrivere una canzone. Una canzone che è stata poi interpretata da tantissimi grandi artisti: Peppino di Capri, Dean Martin, Louis Armstrong, Carosone, Gianni Morandi, Dalida, i Gipsy Kings e perfino Gigione.

PS.

Rocco, ti voglio bene. Io lo so che hai scritto altri 64 album – ragazzi, stavolta sono serio! – e che hai pure partecipato a Sanremo, una volta, in coppia con Sergio Bruni con ‘Carolina, dai!’, 1961. Però tu capirai, la rubrica ha le sue esigenze di copione e mi devo prendere qualche libertà artistica pure io. E poi, fratello caro, tu che ancora vivi ad Anversa lo sai che fetecchie si mangiano in Belgio. In qualche modo dovevo sfogare…

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William Silvestri

Autore William Silvestri

Autore, formatore e direttore editoriale di Argento Vivo Edizioni. Prima di entrare nel mondo dell'editoria ha pubblicato i romanzi 'Divina Mente', 2011, 'Serial Kinder', 2015, e 'Ci siete mai stati a quel paese?', 2017, 'Io e la mia scimmia', 2019, oltre al saggio esoterico 'Chi ha paura del Serpente?', 2015.