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Resto io

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E ti guardo mentre mi osservi nello specchio; vedo i tuoi occhi lucidi, il tuo volto stanco dai pensieri farraginosi che prendono posto regale nella tua mente tartassata da immagini, suoni, parole che non ti appartengono.

Scruto nel tuo cuore; discendo nei tuoi abissi interiori dove credi ci sia perversa tentazione dell’Essere e invece ritrovo te, appena bambino, non ancora fanciullo a respirare il vento del tuo paese, a mirare la girandola sul davanzale, a chiudere gli occhi per sognare il futuro che immaginavi, che speravi e che è poi giunto nel tuo presente.

Ti ho visto volare sulle praterie, sui boschi e sulle foreste della Germania; hai respirato il vento della prima neve e gustato la primizia della primavera. Ti ho visto assieme ai tuoi cari; a chi ti porti dentro da sempre; a chi mantieni vivo nel ricordo della tua origine; a chi non hai mai voltato le spalle in vita e a chi ti accompagna adesso in Spirito.

Nulla si dissolve nel cuore quando è autentico, genuino, profondo. È durante l’infanzia che semini l’Uomo che diventerai e se ci sono delle slabbrature, degli strappi nel percorso, non saranno certamente queste le cause che non ti consentiranno di proseguire il tuo cammino nel mondo.

Ti ritrovi adesso fra la metà luminosa e la metà oscura; sei smarrito, confuso e indeciso: parli all’una e all’altra; non vuoi ferirne nessuna né penalizzarne alcuna eppure non riesci a trovare la strada risolutiva, per metterle d’accordo e soprattutto in completa armonia.

Ti hanno parlato dell’Equilibrio, ma non ne hai compreso la portata: Egli non si insegna, bensì lo si raggiunge e la strada da seguire è irta, stretta e pericolosa. Un sali e scendi di emozioni, di sensazioni che non hanno nome ma che esistono comunque dentro di te! Ogni lacrima versata ti accompagna in avanti, verso quell’isola identitaria che disegni e cancelli ogni volta per tua espressa e univoca volontà.

Ascolti melodie sbagliate che non evolvono le corde dell’Anima che racchiudi nel tuo corpo di materia; non ti sintonizzi alle onde universali che ti girano intorno come un flusso vorticoso, cercando di entrare in contatto con la parte più intima e spiritualmente feconda di te: sei come un albero senza foglie nel cuore dell’inverno, in attesa di una primavera che stenta a farsi sentire. Eppure, quell’albero apparentemente secco e sterile di vita, possiede nelle sue radici la linfa necessaria per colorarsi di natura, così come gli fu insegnato inconsapevolmente nel tempo dell’infanzia, durante la semina dell’Uomo.

Osserva la Natura: nulla si erige verso l’alto se non affonda le sue radici nella terra; nulla si edifica se non si stabilizza nelle fondamenta robuste e solide; nulla si realizza se non c’è volontà in essa; nell’acqua e nel fuoco, attraverso il respiro del vento e restando saldo nella terra ritroverai ciò che credi di aver perduto, ma che hai soltanto smarrito o forse non ancora raggiunto.

Ora che ti ho detto quanto potevo, non esitare e se vuoi, parlami pure, parlami anche tu, perché io sono qui che ti ascolto come sempre, come da sempre e per molto tempo ancora.

Resto io.

Resto io ogni volta che le luci si spengono e il mondo va a dormire.

Resto io quando piango in silenzio per non farmi sentire dall’anima, che cerco disperatamente di tenere separata dalla mia mente.

Resto io quando mi guardo allo specchio e non mi riconosco, pensando di aver abbandonato la strada maestra.

Resto io quando mi sento afflitto e impotente innanzi ai mutamenti del Mondo che non ho facoltà di gestire.

Resto io quando la paura mi assale e mi porta giù nei suoi abissi oscuri, mostrandomi la miseria della mia personale umanità.

Resto io quando cado e penso di non rialzarmi più, mai più.

Resto io quando la luce nei miei occhi improvvisamente si ravviva di speranza nuova e inizio a ricordare da dove provengo; le mie mani e i miei piedi tornano piccoli come quelli di un bambino di otto anni. E corro, e corro tanto nei viali e nei cortili soleggiati, e chiudo gli occhi e respiro il vento, il mio amico vento, il mio compagno di viaggio; guardo la girandola sul davanzale giocare assieme a me e al vento che la fa ruotare, portandomi in avanti nel Tempo, in quel Tempo, in quel giusto Tempo in cui sono io adesso.
E così mi rivedo come sono oggi, chi sono ora e adesso, con queste mani e con questi piedi, mutati nella carne ma non nella linfa che li rende vivi e funzionali a quella che è stata da sempre la mia Missione.

Resto io perché sono soltanto io a decidere di ciò che realmente sono, di chi voglio essere e di dove voglio andare con questi piedi e con queste mani a svolgere ciò che ho sempre avuto volontà di realizzare e portare a compimento.

Ognuno di noi è Maestro e Direttore d’Orchestra della propria colonna sonora; ognuno di noi ha un potere nelle proprie mani, che per mezzo di una volontà univoca e determinante, può soltanto cambiare in meglio il corso della nostra Vita.

Ecco perché resto io e la mia personale, umana, divina Missione.

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Antonio Masullo

Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".