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Nella casa, il magnetico film di François Ozon

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Guardare ‘Dans la maison’, titolo originale di ‘Nella casa’, è come leggere un libro: fin qui potrebbe non essere particolarmente sconvolgente la rivelazione, ma l’originalità sta nel fatto che il film di François Ozon abbia come elemento portante del racconto cinematografico la narrazione letteraria.

Germain è un professore di liceo che non ha più stimoli al cospetto di ragazzi che non paiono per nulla interessati allo studio della letteratura e in balia di un’istituzione scolastica che, invece di evolvere, regredisce ogni anno di più.

La sua passione d’insegnante rinasce quando il nuovo anno scolastico gli fa conoscere un alunno particolarmente talentuoso e intrigante: Claude è un ragazzo misterioso che conquista il professore attraverso dei temi che, a poco a poco, si rivelano capitoli di un romanzo che sta scrivendo grazie all’intrusione nella casa, nella vita della famiglia di Rapha, un compagno di classe.

I racconti minuziosi su ciò che quotidianamente Claude scopre in quella casa, le descrizioni sui componenti di quella famiglia, inconsapevole di essere divenuta protagonista di un romanzo, appassionano a tal punto Germain da portarlo ad accompagnare l’alunno nel prosieguo del suo racconto, da un lato per cercare di aiutare il perfezionamento di un talento straordinario, dall’altro per arrivare letteralmente a modificare l’evoluzione della storia.

Ma cos’è che Claude sta modificando, il romanzo che sta scrivendo o l’esistenza delle persone con cui è entrato in contatto? Una volta resosi conto dell’impossibilità di gestire e controllare la situazione, il docente chiede a Claude di non scrivere più di quella famiglia. Ma ogni storia ha bisogno di un finale e così come non c’è autore a cui si possa chiedere di non scriverlo, non esiste lettore che non sia curioso di leggerlo.

L’opera di Ozon è appassionante ed ha la struttura del libro che non puoi smettere di leggere: tratta dalla pièce teatrale ‘Il Ragazzo dell’Ultimo Banco’ di Juan Mayorga riesce a tenere alta la curiosità dello spettatore che aspetta solo di voltare pagina per capire cosa succederà, ma la straordinarietà della trama è di rasentare il thriller senza averne alcuna velleità né elementi che facciano pensare a salti dalla poltrona.

La scansione narrativa coinvolge non perché il racconto che il ragazzo fa di ciò che vede “nella casa” è scabroso o sconvolgente, ma per la capacità di addentrarsi nell’intimità di alcune persone descrivendole con abilità e voyeurismo letterario.

L’elevata qualità registica arriva con la fusione tra finzione e realtà, con un intreccio quasi perverso tra ciò che viene vissuto dai protagonisti e ciò che forse è solo inventato ai fini del romanzo.

Fino a che punto è un racconto della realtà? Fino a che punto Claude è disposto a modificare la realtà per poter scrivere un romanzo che faccia presa sul lettore così come gli suggerisce il professore?

La difficoltà di non banalizzare questi dubbi viene superata da Ozon da immagini semplici e vellutate che costruiscono un’ambiguità essenziale alla forza del film, come la scelta di far leggere integralmente il primo tema scritto da Claude così da portare fisicamente lo spettatore “nella casa” contemporaneamente al lettore/professore, in una immedesimazione che non verrà interrotta fino alla fine.

Il personaggio del docente, interpretato da Fabrice Luchini, diretto da Ozon anche in ‘Potiche’, assume i connotati del lettore avido che cade nella trappola dell’alunno diventato scrittore abile ad attirare l’attenzione, paradossalmente proprio grazie ai consigli di colui che è finito complice/vittima del suo voyeurismo.

Nella casa’ potrebbe essere semplificato come racconto di un’ossessione da due punti di vista emblematicamente rappresentati da scrittore e lettore, ma che potrebbero essere produttore e regista, regista e spettatore, editore e scrittore, in un vortice di necessità creative, di fonti d’ispirazione finalizzate all’essenza stessa di un creatore e di uno spettatore.

C’è una scena simbolica nel film di Ozon che può aiutare a riassumere il senso dell’ossessione di cui sopra. Nella parte finale della storia il professore, ormai consapevole della piega estrema che sta prendendo la situazione, chiede all’alunno, in procinto di dargli un nuovo tema, di smetterla di scrivere di quella famiglia e Claude, indispettito, lascia l’aula, gettando il foglio accartocciato in un cestino… ma la curiosità e la passione del lettore prendono il sopravvento sulla razionalità del professore che, infatti, va a raccogliere il tema per poi leggerlo, dando vita, in tal modo, all’inizio della fine.

Alcune scelte tecniche di Ozon si avvicinano al surreale citando Bergman e Woody Allen che portavano i loro personaggi ad entrare in scene di cui non erano protagonisti, ma di cui stavano leggendo, parlando o ricordando.

Così il professore compare all’improvviso “nella casa” mentre legge i racconti dell’alunno rompendo l’atmosfera solenne e inquietante allo stesso tempo della narrazione di Claude.

A dare corpo a Claude è un bravissimo Ernst Umhauer, che regala al personaggio un alone di mistero e di sconcerto, disegnando i tratti di una personalità che, per tutto il film, destabilizza coloro con cui viene in contatto, così come lo spettatore che non ha idea di cosa da lui possa aspettarsi da un momento all’altro.

Fondamentale, però, il fascino oscuro del personaggio di Claude che, alla stregua del protagonista del ‘Teorema’ di Pasolini, attira a sé l’interesse di tutte le maschere della storia stravolgendone l’esistenza.

A completare l’ottimo cast Kristin Scott-Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet e Bastien Ughetto.

Qualche affinità cinematografica la si può trovare con quell’intrigante film che è ‘Swimming pool’, ma ‘Nella Casa’ ha una costruzione più ambiziosa e complicata sia a livello tecnico che narrativo.

Ozon rinnova il suo genio non limitandolo, ma arricchendolo di commistioni e dimostrazione palese è una filmografia che, oltre alle due opere citate, va dalla ‘Trilogia del Lutto‘ – ‘Sotto la sabbia’, ‘Il Tempo che resta, ‘Il rifugio‘ – a ‘8 donne e un mistero’, da ‘Ricky’ a ‘Potiche’.

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Paco De Renzis
Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.