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Mater Mediterranea

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Mater Mediterranea di Vincenzo Cacace


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Olio su tela, cm.60×40

Per tanto tempo ho dipinto di tutto… ma non il mare… quella distesa liquida in planetario movimento, chiuso, ancorato alla gravità, nella propria e… macroscopica “Minima Azione” ma Cosmica per i “microscopici” esseri che popolano il Bio-Sistema…
Mare… la Grande Acqua impressa negli Archetipi della Diluviana Memoria e… che alimenta e separa le terre emerse… limite… ostacolo… sfida immane da affrontare armati di Speranza, tra contrastanti sensi di un Civile e corale avvicendamento e l’ottusa repulsione dei contatti umani… sempre combattuti tra Amore e Sospetto.

Ed io… ancora oggi, non dipingo il mare nel suo naturalistico aspetto… che, alla mia indagine estetico – poetica apparirebbe deformato stavolta dalla più “umana, minima azione”, minuscola ma luttuosamente distruttiva… lo dipingo, invece, ispirato dalla “Poiesi” come Principio Archetipo, amando configurare ciò che esso conserva come Cultura e come aspetto “mistico”, metafisico della sua e della nostra Memoria…

Il “mio” mare è anche lo stesso nel quale è avvenuta la prima delle mie “succedanee rinascite”… perché in un giorno ormai lontano nel tempo, la Fatalità mi tolse… sradicandomi prima dalle ossa e dal ventre della Terra, permettendomi poi, di essere “risvegliato” tra brezze marine, dopo aver perso i sensi nell’immergermi, per la prima volta, nella “Sensazione” trasmessa dalle sue onde… il brivido serpentino nella colonna vertebrale… e nel vitale midollo, in connessione con un altro punto, nella terra natia.

Nel riflettente specchio di quelle acque cristalline… non ancora contaminate dall’impietoso “progresso”… avevo visto scorrere, come in un film in bianco e nero… un’altra storia della quale farmi carico… e… vidi come, per quell’altra alternativa esistenza… prima… vi furono… le “improsciugabili” lacrime, congelate nel cuore… e gli indelebili pensieri serbati nello scrigno dei rigidi inverni… con l’incorporea carezza disegnata nell’aria a supplire un contatto con le tenere membra… e poi, quel silenzio straziato disumanamente dall’addio, fu quella, credo, per “Lui”… una recisione, forse, da condonare in seguito, affidandola ad un tempo più lieto e speranzoso, trasmutando tutto quel Dolore straziante, in un più dolce e tollerabile “arrivederci”…

Ma… appunto, quel giorno lontano, si instaurò il Dominio di ciò che non c’era, del “niente”, del vuoto assoluto di ogni “sensibile” Senso… fatto di lacrime salmastre… non da gocce di mare… ma lacrime amare, di una disperata rinuncia… e, quindi, muta… seccata in gola, rimase la parola di quella Madre… di colei che non poteva fare altro che affidarsi ai disegni del Fato… e… dunque, dopo… fu il mare…

Già… e poi? Interrogando ancora…

Ogni Pensiero prese la sua forma… e penetranti interrogativi incominciarono a saettare come arpioni… domande che… apparvero come taglienti fiocine, piantate nella dura carne della reale Verità che, ogni volta, emergeva volitiva, possente tra onde spumose e “sbuffi”… sorgendo come la letteraria e mitica Bestia inseguita con sovrumana determinazione da “Achab”… risuscitato, capitano del proprio esistere, dolente, disperato, irato… e a tal punto da voler essere trascinato, di nuovo, in fondo agli Abissi dalla Bianca ed Immensa Creatura… perché l’Anima e l’Essere attraversano il mare… dove si “muore o si vive” nel transito da una terra all’altra, portando in sé Memorie sepolte e Valori da riscoprire… un senso primordiale… e quella materia d’origine che non è possibile scindere e… dimenticare…

E poi…? Ancora… continuare a chiedere risposte… e più in là… il “suono” del Silenzio che prendeva corpo… mentre, erede di “pelasgiche” tradizioni e Archetipi, plasmava l’uomo con appropriati strumenti ancora una Madre; ed anch’essa… già vide prima dell’altro inevitabile distacco, nell’avvicendarsi piena di promesse sublimi d’Arte e di Conoscenza “chiedere il passo”, ancora un’altra materna “conduttrice’… e… tutto fu un nuovo infinito peregrinare… nella materia “impraticata” della mente… immagine… visione… e… così reale, la vedeva affacciarsi nella scena del trascorrere dei giorni… perché nel suo cangiante azzurro indimenticabile è quel Mare… segnato dalle bianche scie, nelle ricorrenti e stagionali traversate, ogni volta guardate… come a voler ricordare una rotta tracciata sulla “carta” liquida dell’indefinibile!

Una rotta… ma quale?
Quella del Ritorno o quella di un diverso sentiero del Futuro?

Affacciato ogni volta al parapetto di poppa, lasciata la costa… con l’aria salsa nei polmoni, scrutare ciò che i millenni hanno visto avvicendarsi tra le acque calme o limacciose delle esistenze umane.

E… pensare a loro, a quelle Madri dai neri panni… teorie di madri dolenti e Mediterranee, mentre risalgono i crinali del ricordo… a strapiombo sul mare…

“Mater matute” generatrici d’uomini delle interne terre e dei litorali salmastri… lasciati andare… affidati alle correnti di un loro personale Destino…

E… rimane impresso nella mente, quel partire… inseguendo il Sole all’Ovest, proprio nell’ora che i luccichii delle lampare sui flutti cercano risposte nella profondità del Golfo.

In quel mare del Mito in cui vaga la mente… configurando l’apparire di nascoste sirene e tritoni tra le alghe e coralli dei fondali… evocando, come in un rito senza Tempo, una Maestà poseidonica… a risorgere possente dalle profondità marine.

Il Dominio “tridentino” delle acque esige un “rito” antico, che sappia invocare la “mitezza” di quei flutti, per ottenere, forse, un terrestre “Mare della Tranquillità” da sottrarre alla geografia di una magnetica Luna… mentre un ancestrale canto, risuonando nell’aria, può chiedere protezione per tutti i figli operosi, quelli in fuga… in cerca di Speranza e di Futuro… figli non solo di Una, ma… di tutte le madri…

Un’immensa distesa è il mare e… quando diventa simbolo… è l’Archetipo che ci ricollega al “venir fuori”… di ognuno, tratto dai flutti o da una placenta e poggiato alla riva della Vita dove ogni uomo, nascendo… geme disperato, inspirando aria… ed emettendo il primo respiro.

Le Acque sono già Elemento connaturato nella Memoria… nella nostra materiale ed organica composizione… e… una Tempesta Perfetta è sempre incombente nella nostra “animica” Rotta, nella quale… potenti ondate, terrificanti, minacciose d’improvviso si alzano e poi si sprofondano, magnetizzando chi le guarda sfidandole, ma, in realtà, sfidando se stesso, aggrappato al sartiame penzolante, sulla tolda di una nave…

E… quando, infine, il titanico sciabordio si placa, anche nell’animo, tutto torna ad essere speranza del Possibile… e… si sogna di sbarcare finalmente in salvo, in un approdo segreto e protetto… in un’impenetrabile “Ogigia”… l’isola di Calipso o… della Psiche… dove ogni Essere cerca, contempla e vive tutte le “declinazioni” dell’Amore… comprendendovi nella completezza della Memoria… primo fra tutti… quello più grande… circondato, infine, da una più placata e materna acqua nella quale possano riposare i sogni ancora inespressi dell’Umana Esistenza… nella mia “visione”… è “Mater Mediterranea”!

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Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.