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Massoneria: una prospettiva Adwaita

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Massoneria


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Se conosci il punto che si trova nel cerchio, nel quadrato e nel triangolo, sarai salvato. Esoterismo massonico

Chi non cerca è addormentato, chi cerca è un accattone.
Yun Men

A) Il corpo è come l’albero della Bodhi e la mente è simile a un limpido specchio; con cura lo ripuliamo di ora in ora per timore che sopra vi cada la polvere.

B) Essenzialmente la Bodhi non ha albero e nemmeno esiste alcuno specchio; poiché dunque è tutto vuoto fin dall’origine, su cosa può cadere la polvere?
Scuola Zen del Sud e scuola Zen del Nord

Conseguire il Risveglio è un ossimoro, un processo graduale ed insieme repentino che non ammette l’idea di uno “sforzo”. Non è un procedimento “muscolare”, né tanto meno mnemonico, anche se tocca le corde di una memoria ancestrale. Ogni stimolo, anche un semplice aforisma, può svolgere una funzione dissolvente, come i koan zen, che cercano di mostrare le contraddizioni e i limiti della dualità. Una sorta di meditazione istantanea.

“Dove si trova la chiave della vostra Loggia?”
“In una scatola ossea ricopra di un vello irsuto”.
“Datemi le caratteristiche della vostra scatola”.
“La mia testa è la scatola, i miei denti sono le ossa, i miei capelli il vello, la mia lingua è la chiave”.
Manoscritto di Dumfries 1710

È il passaggio, o se si preferisce l’osmosi, tra imitatio ed inventio.

Un salto d’ottava

dall’Iniziazione nella Città all’Iniziazione nel Giardino

come la definisce Rémi Boyer.

Il Risveglio non è uno stato di sonno, non è uno stato di veglia. Le parole e i concetti non hanno più molto significato. È piuttosto uno svelamento a cui però bisogna arrivare per gradi, dopo aver rafforzato la propria identità, il proprio “me”, altrimenti l’irruzione improvvisa dell'”Essere” potrebbe accecare o vulnerare. E far crollare troppo prematuramente la pseudo-impalcatura, ma pur sempre un’impalcatura, della personalità profana.

Per raggiungere ed acquisire “stabilmente” certi stati di coscienza occorre seguire rigorosamente un’agenda iniziatica operativa diuturna fondata sull’esercizio incessante e sul continuo smascheramento consapevole di sé. Per dirla con un lessico sciamanico, una sorta di incessante agguato ai mille travestimenti del proprio ego.

Questo infinito sapere è contenuto, spesso “inabissato” nei meandri e nei passaggi più minuti delle scale rituali, il cui senso ascoso va ricercato e vissuto nella carne e nello spirito e palesato nella scoperta e nella pratica di un cambiamento favorito da meditazioni, esercizi, capovolgimenti di prospettiva e spoliazioni continue.

Perché l’iniziazione non è una cerimonia, uno psicodramma, una liturgia della domenica vissuta una volta per tutte e poi archiviata per sempre.

Al contrario l’iniziazione è un incessante “ordito” di autocoscienza quotidiana. Una continua “spola” ermetica dall’implicito all’esplicito. E viceversa. Un desiderio inquieto e costante acceso ed alimentato dalla nostalgia del Paradiso.

Aggiungo, a corredo di quanto fin qui tracciato, una considerazione di Fernando Pessoa:

Il vero significato dell’iniziazione è che questo mondo visibile in cui viviamo è un simbolo e un’ombra, che questa vita che conosciamo tramite i sensi è una morte e un sonno, o, in altre parole, che quanto vediamo è un’illusione.

L’iniziazione è il dissolversi – un dissolversi graduale, parziale – di questa illusione. La ragione del suo segreto è che la maggior parte degli uomini non è adatta a comprenderlo, e quindi lo comprenderebbe male e lo fraintenderebbe, se fosse reso pubblico.

La ragione per cui il significato è simbolico risiede nel fatto che l’iniziazione non è una conoscenza, ma una vita, e l’uomo deve dunque scoprire da sé ciò che i simboli mostrano, perché così vivrà la loro vita, senza limitarsi ad apprendere le parole con cui vengono rivelati.

Buona estate e buon Cammino a tutti!

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Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.