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Massoneria: la Morte del Maestro

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Massoneria


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Il nono grado del Rito Scozzese Antico e Accettato parla dell’ignoranza, dell’errore e dell’intolleranza che avviliscono e ostacolano l’evoluzione del genere umano. Il simbolismo del grado grida vendetta per la morte di Hiram.

L’arredo simbolico del Tempio trasmette dolore, solitudine e smarrimento.

Il Rituale, attraverso la voce del Potentissimo, recita:

Noi non sappiamo da dove veniamo, né ciò che siamo, né ciò che la morte farà di noi. Nulla comincia, nulla finisce, tutto si trasmuta incessantemente.

Ecco che da Oriente riecheggia l’eco del Sutra del Cuore buddista a confermare l’unità trascendente delle diverse vie:

Così penseremo questo mondo fuggevole: come una stella all’alba una bolla d’aria in un fiume, un lampo in una nuvola estiva, un lume tremulo, un fantasma o un sogno.

Ammonisce ulteriormente una parabola Zen:

Non c’è nessuna mente, per cui non puoi metterla in nessun stato particolare.
Non c’è nessuna verità, per cui non puoi esercitarti a cercarla.

Al discepolo smarrito che non riesce più a seguire e a capire l’insegnamento, il Maestro dice:

Neanche io riesco a capirmi.

Il maestro è morto, forse per sempre, forse non c’è mai stato, vittima dall’immemorabile conflitto archetipico tra coloro che vessano gli uomini e coloro che, viceversa, tentano di liberarli e liberarsi. Ma il segreto è che tutto ciò avviene eternamente, oltreché nel macrocosmo, prima e soprattutto, dentro noi stessi.

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Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.