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Inguaribile ottimismo?

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Ottimismo


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Il Mondo in un’Enciclica

Abbiamo un’infinità di stelle nella nostra mente.

Nel cervello umano sono presenti 150mila miliardi di sinapsi e tutte le sue sostanze, messe insieme e distese, raggiungono una lunghezza di ben 160mila chilometri.

Si dice che la nostra mente, seppure inconsciamente, possa eseguire fino a 38 miliardi di operazioni al secondo, ma non abbiamo ancora imparato a farla lavorare per metterci tutti d’accordo.

Ci hanno provato le religioni, i movimenti laici, i dittatori, i politici e perfino gli anarchici, ma tutti con scarsi risultati.

I nostri Papi cristiani hanno spesso scritto encicliche speranzose, ma si sono rivelate lettere per lo più utopistiche.

Senza andare troppo in là nel tempo partiamo da Leone XIII il quale, prima ancora di essere eletto Papa, provò a stendere un elenco di colpe da condannare in blocco per poi, una volta al “comando” compilare un’enciclica di suggerimenti per vivere in pace.

Era il 1891 e il divario tra poveri e ricchi si faceva sempre più esteso, i contadini e i proletari si ribellavano nelle piazze ed occorreva porre un freno alla lotta contro i padroni, contro il libero mercato e la proprietà privata.

Leone XIII condannò le rivolte, avvalorò la proprietà privata e la libera concorrenza capitalistica a patto, così scrisse, che i ricchi aiutassero i poveri con cuore caritatevole.

A suo parere, in funzione della conquista del Paradiso, era certamente meglio essere poveri e pazienti piuttosto che ricchi, poiché, questi ultimi, se non caritatevoli, avrebbero ricevuto una condanna eterna da Dio stesso.

Consigliava perciò l’amicizia tra le due classi sociali e suggeriva ai ricchi di dare in elemosina quel che sopravanzava.

Buona cosa, penserete, ma se è il ricco a stabilire quale sia il sopravanzo quale sarà la misura da donare ai più poveri?

La coscienza dei potenti, è risaputo, è generalmente più prodiga di avarizia che di donazioni e quando non è avara è collezionista, nel senso che non riesce proprio a trattenersi dal fare affari; come ne vede uno ci si butta, accumulando possessi e denaro come gli accumulatori seriali o i collezionisti di francobolli.

Ai comunisti questo non piaceva affatto, così vennero scomunicati da Pio XII nel 1949 con annullamento della pratica solo 30 anni più tardi, nel 1983.

Facendo ancora un piccolo salto a ritroso nel tempo scopriamo che a scrivere lettere speranzose questa volta è Pio XI, ribadendo quanto già espresso da Leone XIII, con la differenza che, trovandoci nel 1931 siamo in pieno regime fascista.

Il Papa in questione condanna la violenza comunista, ma approva il socialismo poiché quest’ultimo, pur inneggiando ad una maggiore tutela per i poveri, è meno aggressivo e più vicino alle idee cristiane.

Oltretutto vi è da dire che, mentre Leone XIII dichiarò che è assolutamente impossibile portare la pace sulla Terra poiché quest’ultima appartiene solo al Regno dei Cieli, Pio XI, decisamente più ottimista del suo predecessore, corregge il tiro, dichiarando che con un po’ di buona volontà sia possibile ottenere sia la felicità terrena che quella eterna e celeste.

Fu Giovanni XXIII, nel 1961, a modificare ulteriormente il tiro alle encicliche precedenti. Diversamente dai suoi predecessori, incoraggiò la scienza e la tecnica, purché al servizio dell’uomo e non viceversa.

Il suo ottimismo lo portava a considerare che la logica del profitto potesse essere calmierata con giusta misura, ma anche qui ci troviamo ad affrontare i soliti dilemmi: chi stabilisce quale sia la giusta misura e con quali parametri?

Giovanni XXIII mise bene in luce gli spettri della scienza e le possibili conseguenze, sia in campo militare come nel mondo del lavoro e, inoltre, fu il primo ad ammonire con vigore in merito al pericolo proveniente dalle continue invasioni perpetrate nei confronti dei Paesi poveri allo scopo di appropriarsi delle loro ricchezze.

Affrontò la questione del divario tra il sud e il nord dell’Italia in questo modo:

L’immigrazione dalle campagne e dai Paesi poveri può essere ridotta diminuendo il divario tra gli svantaggi del lavoro agricolo e i vantaggi del lavoro industriale.

Paolo VI rincara la dose nel 1967 accorgendosi che

i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza.

Con questo Papa accade una cosa mai successa prima poiché ammette la legittimità dell’insurrezione popolare, purché pacifica, riconoscendola accettabile nei casi di evidente tirannia prolungata con conseguenti attentati ai diritti fondamentali degli esseri umani e dell’intero Paese.

Papa Wojtyla fu decisamente anticomunista, e direi a buon diritto, avendo vissuto in prima persona il dramma della dittatura di sinistra, ma, come Paolo VI, non rifiuta le lotte dei lavoratori allo scopo di ottenere il rispetto dei diritti umani, purché non sospinte all’azione con metodo violento marxista e, inoltre, si espone a favore dei Paesi del Terzo Mondo, condannando il commercio di armi e le guerre fratricide create appositamente dalle nazioni “progredite”.

Come mai, mi domanderete, così tante encicliche andate in gran misura inascoltate?

Credo che le ragioni siano molteplici, dall’ottusità umana all’incoscienza, ma, di certo, hanno inciso anche le incoerenze passate e, forse, anche presenti, che gravano sulle spalle della Chiesa.

Chi non dimentica la storia si domanda: perché mai ascoltare il parere di un’istituzione la quale, pur serbando in cuore tante cose buone, si è macchiata della totale incapacità di mettere in pratica ciò che predica?

Ha adottato la schiavitù, ha dichiarato giustificabile, e quindi anche praticato, la pena di morte, ha compiuto atti terroristici durante il periodo delle crociate, ha esercitato la tortura, ha tollerato e nascosto a lungo i propri comportamenti lussuriosi al di là di ogni limite morale, ha avuto rapporti e relazioni amichevoli con dittatori, furfanti, disonesti e potenti malfattori, ha agito astutamente e perfino truffaldino a livello economico – commerciale e ha spesso usato due metri e due misure nel giudicare i buoni e i cattivi a seconda dei propri vantaggi o degli svantaggi da evitare.

Se indossi un vestito rattoppato in più parti le persone, si sa, guarderanno più le toppe che l’abito e lo giudicheranno secondo le parti dimenticando l’intero.

In questo nostro cervello, con la possibilità di compiere fino a 38 miliardi di operazioni al secondo, c’è ancora molto da ordinare affinché tutte le attività possibili raggiungano il massimo della loro coerenza e trasformino le nostre 150 mila miliardi di sinapsi in vere e proprie stelle luminose avvolte dall’amore e dal buon senso.

In fondo, se una persona antipatica e scorbutica ti avvisa di stare attento all’incrocio, giacché il semaforo è rosso, non lo attraverserai incautamente poiché, non tanto il messaggero, quanto invece il suo significato, ti salveranno la vita.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.