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Immagini di una metamorfosi nella Massoneria Scozzese

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Massoneria


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Ogni aumento di luce o di paga, ogni accesso in una Camera superiore produce un nuovo imprinting. Uno stupore sacro che lascia sorpresi, attoniti e quasi sempre stimola nuove zone di riflessione e accende nuove consapevolezze.

In questo caso, la modulazione di emozioni – sensazioni dello psicodramma sacro, almeno a mio modo di sentire, porta ad una profonda rivisitazione dell’intero cammino iniziatico, ergo, di tutta la propria esistenza. È come se il 4° grado imponesse o suggerisse dei punti fermi, una ricapitolatio mundi. Sia a livello microcosmico che macrocosmico.

Non mi soffermerò con puntiglio analitico, sugli articolati, e a detti di molti studiosi non sempre “puri”, simbolismi di tradizione ebraica presenti nel grado, che ci proiettano prepotentemente in un ambito cabalistico, uno dei plafond esoterici della Massoneria, senza la conoscenza del quale, il tempio rischia di divenire muto o parzialmente comprensibile.

La mia attenzione è qui catalizzata, da alcuni potenti elementi: Dolore, Silenzio, Segreto e Splendore.

Dolore

È come rivivere, prolungandoli all’esasperazione, i momenti successivi alla morte del maestro Hiram. Sembra di proseguire e di assistere come in un “dietro le quinte” ai retroscena umani e sapienziali del post mortem del maestro.

La loggia è cosparsa di lacrime. Il Potentissimo incarna Salomone, il sorvegliante si chiama Adonhiram, è il primo dei Maestri segreti chiamati a sostituire Hiram Abif. Il dolore è davvero acuto e “prolungato”. Ci si sente smarriti, di fronte un’urna del Sancta Sanctorum dove è racchiuso il corpo del Maestro morto, ovvero il segreto della conoscenza perduta. I Maestri che lo custodiscono sono al corrente di ciò che l’urna contiene, ma non in grado di accedervi, poiché la chiave per aprirla è spezzata.

Evidente l’analogia, pur su altro piano, al grado di Apprendista.
Lì il viaggio era un salto angosciante e claustrofobico nella nigredo del gabinetto di riflessione. Un momento di smarrimento e morte simbolica che preludeva al canto del gallo ed al risveglio.

Almeno in quel caso c’era la speranza, o l’illusione proiettiva, di un domani migliore, di una resurrezione. Qui, invece, la realtà iniziatica ci porta alla condizione di tabula rasa. Ci spoglia da illusioni ed idealizzazioni. Nella vita ora si cammina soli, in una valle di lacrime che, apparentemente, neanche la presenza amorevole dei fratelli, anch’essi in lacrime, può temperare e illuminare.

Silenzio

I lavori della costruzione del Tempio non si possono fermare. L’antitesi deve essere superata da una nuova sintesi. Un riadattamento veloce, flessibile e pacificante del dissidio. Ancora una volta per vivere e sopravvivere dobbiamo trasformarci. Per riuscirvi il grado ci indica una via d’uscita: la via dell’obbedienza in silenzio e fedeltà.

Nel silenzio, anche qui straordinaria è l’analogia con il silenzio dell’Apprendista, dovremmo ascoltare la voce del maestro interiore, la parola perduta che ci possa guidare nelle tempeste fisiche ed emozionali della vita. Per dirla con una parola sanscrita: nel samsara.

In silenzio dovremo trovare la strada della libertà interiore. Una libertà che sia espressione della propria coscienza in funzione delle nostre norme etiche interiori. Regole queste ultime, scoperte e liberamente “accettate”, non subite o inconsapevolmente mutuate dal pensiero comune.

Segreto

È un segno straordinario, quello del grado. Due dita a sigillo sulle labbra. Un segno di raccoglimento. E di contenimento delle proprie scoperture sottili. Il silenzio ci aiuta ad affrontare integri le battaglie con l’imprevedibile, con l’assurdo, con l’impossibile, di fronte al quale si può solo tacere e proteggere la propria intimità.

Di contro, in senso gnostico, il silenzio è una cavità muta, segreta, dove risuona l’ineffabile. Ciò che sta oltre i limiti verbali e non verbali, oltre l’esprimibile e tocca quasi il sovrumano. Il nucleo stesso della Vita.

Se non si può articolare la Parola perduta, si può, si deve preparare la cassa armonica del cuore alla pronuncia del Nome. Inoltre, è in segreto che si dovrà vigilare sulla base della piramide azzurra affinché i lavori procedano rettamente alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Splendore

Piccole ali sono spuntate. Lo splendore lo si conquista piuma a piuma. Dal dolore, dallo smarrimento, dal silenzio, dall’obbedienza, dalla fedeltà, dall’ascolto interno nasce un’inebriante sensazione di “possesso” della propria identità. Il grado e il rito ci accolgono in un livello di consapevolezza superiore e ci invitano ad una libertà mai immaginata.
I discorsi si fanno più fluidi, colloquiali, spontanei, perché guidati dalla perizia di un auriga esperto.

Cresce il sapere e crescono le responsabilità. E, di pari passo, le domande. Cosa c’è dietro il muro del silenzio e della tenebra? È questa la libertà tanto agognata ? La libertà di essere soli a sfidare e ad affrontare il destino?

Ma la libertà è la consolazione più intensa. Una carezza che ci dilata e, temperata dall’umiltà e dalla conoscenza, ci posiziona definiti nel mondo. È per questa libertà che molti ci combattono. È per questa libertà che molte chiese ci condannano. Che il volgo ci invidia. Che l’ignoranza ci vorrebbe assimilare ed inghiottire nella propria ombra.
Il cammino scozzese, il cammino dell’esule e dell’eremita è iniziato.

Sintesi

Nella vita si ricomincia sempre. Si muore e si rinasce in continuazione. Il maestro è morto e non c’è nessuno che ci salverà. Bisogna farcela da soli, anche se questo sentimento angosciante e cosmico è temperato dall’amore dei fratelli.

Da qui, oltre il concetto di salvezza, inizia il cammino di liberazione che per il massone ha un solo nome: costruzione del tempio di Salomone e rettificazione di se stessi e, conseguentemente, della società umana, per la realizzazione della libertà personale e collettiva.

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Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.