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Il fiore di Dio

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Il fiore di Dio

L’Universo infinito si sostiene su leggi matematiche e spirituali. Delle prime, l’Uomo, ricerca il senso e il valore attraverso lo studio della natura e del cosmo stesso; delle seconde, è possibile avere cognizione soltanto attraverso un elevato grado di intuizione.

Le leggi spirituali non si trovano in natura, ma attraverso di essa fluiscono nel sentire intuitivo dell’uomo. La dimensione spirituale quindi, non è governata da leggi terrene, e né può violarle; le leggi spirituali sono per tutti gli essere viventi, ma soltanto quelli più evoluti, in anima e intuizione, possono avere l’ardire di studiarle, e provare a conoscerle e a farle proprie.

Nel mondo spirituale, quindi, non si vive secondo leggi terrene, ma secondo leggi spirituali: eppure, entrambi i mondi sono in una relazione di corrispondenza: maior et minor, e quindi il grande e il piccolo si relazionano e sono complementari, e sono minor e maior, come sopra così sotto; come dentro così fuori; tanto dipendenti l’uno dall’altro, quanto al contempo, autonomi e unici.

L’uomo è governato da numerose leggi: spirituali e non, ma il principio generale assorbente che le raccoglie e le sintetizza in un unico atanor, è quella del libero arbitrio.

Il libero arbitrio è donato direttamente da Dio ad ogni uomo: in virtù di tale smisurato potere, l’uomo è artefice del suo percorso spirituale e del suo cammino esistenziale per le strade del mondo.

Purtroppo, però, la maestosità di tale facoltà, conduce la gran parte degli esseri umani a travisare il proprio senso vitale, smarrendosi in fugaci istinti o spettrali paure.

La paura, cattiva consigliera da sempre dell’umano riverbero di Dio, eppure saliente e rilevante in alcuni momenti del percorso dell’incarnato.

Ma come ogni cosa amplificata all’eccesso, se di essa, della paura, si diventa figli e servitori, è preferibile gettare al vento il proprio singolo e ultimo respiro, e abbandonarsi alle forze supreme del Cosmo.

La paura lega l’uomo a specchi deformanti, che gli impediscono di vedere la realtà spirituale che lo circonda e lo attende, fin dalla stesura del Piano Infinito.

L’uomo è chiamato a raccogliere e canalizzare nella giusta direzione la sua forza d’animo, lasciandosi alle spalle lo spettro del passato, e andare incontro a nuovi limiti e confini da oltrepassare con gloria e volontà.

Costanza e perseveranza sono le sorelle gemelle che possono coadiuvarlo nella lotta contro la falsità e la caducità della mera materia, ma esiste un elemento essenziale e indispensabile che deve sbocciare nel cuore dell’uomo, ed è quello che gli spiriti riconoscono come il Fiore di Dio: il perdono.

Il significato etimologico della parola perdono è super dono, e i latini, saggi e consapevoli, non si sono certamente sbagliati. Il perdono è davvero un super dono, che libera l’anima dalle catene stridenti della pochezza della materia e della mente bassa e rinnova lo spirito di fecondo respiro.

Il perdono, quello più importante, quello che spalanca le finestre dell’anima sul proprio spirito originario, è quello che riguarda sé stessi: “soltanto se perdono me stesso, ho clemenza verso l’altro, e raggiungo il punto di equilibrio”. Non esiste altra strada, né ulteriore o alternativa soluzione, a questa unica e solitaria recta via.

L’uomo non è solo: se avesse contezza intuitiva di quante forme di energia gli girano intorno, tentando continuamente di mettersi in contatto con lui, molto probabilmente avrebbe la facoltà e il pedissequo giudizio di guardare oltre la profondità del suo respiro.

È uomo, colui che ha il coraggio di lasciarsi sbocciare dentro il Fiore di Dio e consentire così al perdono di risanarlo da tutte le sue brutture e lasciarlo poi assurgere a materia feconda, per l’evoluzione del proprio Spirito Originario.

Tutto è. Tutto si è. Tutto è perpetuamente vivo”.

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