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Felici o infelici?

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Felici o infelici?


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La felicità di ieri è davvero diversa da quella di oggi?

Si rimproverava spesso di accorgersi dei giorni felici, solo quando lasciavano il posto ai giorni infelici, come se non avesse gustato appieno i momenti tranquilli e sereni del suo passato.
Aveva notato che più aumentavano i piaceri e ancor più diminuiva la capacità di assaporarli.

In fondo, pensava, un piacere che diventa abitudine, non è più avvertito come un vero piacere, bensì come una cosa normale, una specie di meccanica routine.

Così rischiamo di invecchiare per poi dire:

Ero felice da giovane, solo che quando ero giovane non sapevo di esserlo e vivevo spesso in conflitto con me stesso. Mi accorgo unicamente ora di quanto stavo meglio!

La nostra coscienza sembra risvegliarsi solo durante i contrasti.

Quando la felicità è ormai alle nostre spalle ci accorgiamo di lei, ma come se avessimo perso un treno, arrivando in ritardo all’appuntamento.

Tutto questo lo sa molto bene chi, passando da uno stato di salute ad uno di malattia, si accorge solo allora di quanto stava bene prima, anche se prima, in realtà, si lamentava spesso per altre faccende minori.

È tipico, infatti, di chi è gravemente malato, rammaricarsi per non aver saputo godere appieno della salute quando ancora era in forze:

Ero felice prima, ma non sapevo di esserlo!

Or dunque la più che lecita domanda: perché aspettare che sia troppo tardi?

Perché non rinunciare adesso a ciò che è nocivo per il corpo e per l’intelletto e non dare vita, invece, a tutto il potenziale creativo interiore?

I dolori arrivano da soli, non hai bisogno di rincorrerli, di cercarli, di inseguirli.

La felicità, invece, non bussa alla tua porta per avvertirti di essere arrivata.

È presente in te, certo, ma aspetta di essere risvegliata.

È dormiente, assopita, e se non ti scrolli di dosso la noia, la meccanicità, l’abitudine, continuerà a dormire fino al giorno in cui dirai:

Avrei potuto essere decisamente più felice, ma non me ne sono accorto. La vita mi è passata tra le mani senza che io l’abbia afferrata per intero, poiché troppo intento a guardare fisso nel vuoto.

Che ore sono?

Che momento è?

Cosa sto aspettando?

Cosa posso fare, ora, per uscire dal sonno?

Ci sono domande che attendono risposte con priorità assoluta.

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natyan

Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.