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Esiti tornata elettorale: boom di astensioni e dilemmi dei partiti

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Sondaggi e prospettive future

Domenica 26 giugno si è conclusa la tornata elettorale delle amministrative. Non sono solito fornire un’interpretazione dei risultati, ma un “larvato” pensiero si impone su quelle che sono le prospettive e gli esiti nelle future competizioni elettorali, anche alla luce di modifiche del sistema elettorale che si sono sempre rimandate, e in merito alle conseguenze della riduzione dei parlamentari.

Non commento i risultati, in quanto non sono né un sondaggista né un uomo politico,  ma un semplice cittadino, e rifletto sulla mancanza di partecipazione alle elezioni amministrative che dovrebbero, ed uso il condizionale, essere una “cartina tornasole” dell’affluenza e dell’interesse del popolo alla “Res pubblica”, proprio perché trattasi di elezioni che riguardano i territori locali e, quindi, a norma di Costituzione, si è chiamati ad eleggere quelli che saranno i propri amministratori locali.

Ebbene, i risultati sono stati impietosi: una media del 35 – 40% di affluenza alle urne, con alcuni Comuni dove i Sindaci sono stati eletti dal 20% degli aventi diritto.

Il prossimo anno mio figlio voterà per la prima volta, poiché compie 18 anni a fine luglio di quest’anno e, come lui, tanti ragazzi andranno alle urne… loro sono il nostro futuro e saranno artefici del loro destino in base alle loro scelte.

Certamente la guerra, la crisi economica, la pandemia e quant’altro ci hanno reso tutti più fragili nei pensieri, nei progetti, aumentando le angosce di molte famiglie perché si ha il terrore del futuro e di non arrivare alla fine del mese, gli stipendi sono gli stessi da anni mentre il costo della vita è aumentato.

Dalle riflessioni dei giovani sulla cronaca emergono, purtroppo, un disagio ed una sensazione sempre più forte di distacco dalla politica con la P maiuscola, avvertendo, allo stesso tempo, che la classe dirigente politica attuale di questo paese non sta facendo nulla per loro e le nuove generazioni, rimanendo completamente scollata dal mondo reale.

Nell’ambito politico e mediatico si organizzano eventi, convegni, discussioni, peraltro sempre con gli stessi opinionisti in TV, ma nessuno oramai li guarda più e tantomeno i nostri figli, che preferiscono giocare alla playstation e contemporaneamente parlare tra di loro online… mio figlio parla tre lingue con questo sistema…

Il prossimo anno dovrà decidere la facoltà universitaria, ma cosa scegliere in questo momento visto il grado di disoccupazione che impera? Ogni genitore deve consigliare il proprio figlio a seguire le proprie inclinazioni ma, allo stesso tempo, fargli mantenere i piedi per terra rispetto ad un suo futuro inserimento nel mondo del lavoro, esaurito il “cursus” universitario.

Problemi economici e di aspettative di ogni famiglia comune… pensando certamente ai propri figli.

Tuttavia, credo che se la gente fosse meglio rappresentata, e soprattutto ben ascoltata, si potrebbe cambiare questa rotta di navigazione politica che porta solo al vortice della tempesta e ad un disastro rappresentativo.

I risultati di queste ultime elezioni dovrebbero o avrebbero dovuto far comprendere a tutta la classe politica che non è più ora di scherzare se non vogliamo fare la fine dell’Argentina e della Grecia.

Si deve realmente far fronte ai reali problemi, ma non in senso populistico o demagogico con slogan di partito, bensì scegliendo persone che rappresentino veramente la collettività e provengano dalla realtà lavorativa.

Solo “eligendo”, scegliendo, soggetti qualificati si potrà contribuire a realizzare e risolvere concretamente le problematiche in tutte le differenti aree tematiche che riguardano ogni categoria di lavoratori – professionisti, imprenditori, artigiani, impiegati – e lambire, con il vento della novità politica, la nostra società moderna.

Il Parlamento non dev’essere una sorta di ufficio di collocamento d’oro… o un vitello da spremere.

Analizzavo i dati forniti dal Ministero dell’Interno in merito all’affluenza alle competizioni elettorali del 2018 ed eravamo intorno al 70% come dato nazionale… gravissimo già per quella data.

Oggi, a distanza di quasi cinque anni, con tutte le sfide elettorali che si sono susseguite, il dato dell’affluenza è calato a dismisura, fino ad arrivare, come affermavo sopra, a Sindaci eletti con un’affluenza del 20%.

Se continua così e la classe politica seguita a litigare, il dato scenderà ancora, anche perché, nel corso di questa legislatura, 388 deputati, eletti con la buona fede degli elettori riguardo ad una fazione politica, hanno cambiato casacca e la loro coerenza, ormai sotto le scarpe, è visibile da tutti… oggi si ritrovano ad essere dalla parte opposta rispetto al voto degli elettori.

Questo è un “vulnus” del nostro sistema a cagione dell’esistenza del divieto del vincolo di mandato previsto dall’art. 67 della Costituzione che impedisce di far decadere il Parlamentare dal suo seggio in caso di trasformismo politico.

Nei miei articoli precedenti ho dimostrato che si potrebbe introdurre l’abrogazione del divieto del vincolo di mandato parlamentare e sarebbe l’affermazione di un principio di vera democrazia parlamentare.

Le possibilità di modificare vi sarebbero, ma, pur discutendone in Parlamento tutti, a nessuno fa comodo cambiare questo sistema.

Tutti, lasciatemi passare il francesismo, “si riempiono e si sono riempiti la bocca” in campagna elettorale nel 2018 ed anche in anni antecedenti in merito a questo problema, addirittura c’è chi ne ha fatto un cavallo di battaglia, senza però dimostrare coerenza politica rispetto alle previsioni programmatiche in sede di campagna elettorale.

Per poter riavvicinare i cittadini alle urne si devono predisporre programmi politici che individuino concretamente le esigenze ed i problemi della gente che lavora… e persone che abbiano competenze nel proprio specifico campo lavorativo… e non mere enunciazioni di principi.

Tali programmi devono poi essere attuati e rispettati, così si afferma un valore che è il rispetto dell’elettore, del suo voto e si riavvicina la gente alla politica.

Inoltre, si deve creare un sistema che produca stabilità di Governo. Di certo non invidio l’attuale Presidente del Consiglio – persona che può non essere gradita a tutti in base ad argomentazioni personali – che si trova a dover trattare con una classe politica che litiga ogni giorno e dice tutto e il contrario di tutto, mettendo costantemente in difficoltà un processo di elaborazione e trasformazione politica del Paese.

Come si fa a governare con un sistema parlamentare nel quale vi è un trasformismo interno per cui ciascun parlamentare passa da una fazione all’altra secondo le proprie convenienze soggettive, che pone emendamenti su ogni provvedimento, che utilizza i regolamenti per creare ostruzionismo e per inserire nell’ordine del giorno la discussione delle tematiche che interessano di più certe fazioni politiche rispetto ad altre e si sa che avranno il loro appoggio in sede di votazione?

Mi viene da sorridere, perché una gran parte dell’attuale classe politica ha votato la riduzione del numero dei parlamentari non rendendosi conto che con tale modalità molti di loro non solo non verranno rieletti – il che non è un grande danno – ma non sarà nemmeno inserita nelle liste elettorali dei candidati che verranno predisposte dai capi partito e secondo le loro convenienze elettorali.

Non solo, ma con la riduzione del numero dei parlamentari, che entrerà in vigore dall’inizio della prossima Legislatura e richiederà un modestissimo adeguamento della legislazione elettorale senz’alcuna alterazione del sistema elettorale vigente, si è dato un altro colpo definitivo al sistema democratico della rappresentanza popolare.

La legge costituzionale prevede la diminuzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi.

La proposta di legge costituzionale A.C. 1585-B è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati, nella seduta dell’8 ottobre 2019, in seconda deliberazione. Votazione: presenti 569, votanti 567, favorevoli 553, contrari 14, astenuti 2.

Il testo della legge costituzionale è stato pubblicato nella G.U. n. 240 del 12 ottobre 2019.

Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 14 luglio 2020, su proposta del Presidente Giuseppe Conte ha convenuto sulle date del 20 e 21 settembre 2020 per l’indizione del referendum popolare confermativo relativo all’approvazione del testo della legge costituzionale recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

Sulla G.U. n.180 del 18 luglio 2020 è stato pubblicato il DPR del 17 luglio 2020 di indizione del referendum popolare confermativo.

Il referendum costituzionale: i risultati del voto

  • Sì 69,96 %
  • No 30,04 %

L’unica cosa che la classe politica non ha spiegato bene o forse ha fatto finta di spiegare… che nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, è che si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza pertanto da quanto avviene nel referendum abrogativo, ad esempio quello recente, che richiedeva il 50 + 1 dei votanti.

Quindi il popolo è stato chiamato a votare su una legge costituzionale non spiegando le conseguenze giuridiche della riduzione dei parlamentari ed utilizzando il sistema dell’istituto della democrazia diretta del referendum confermativo che non richiede alcun quorum, come invece previsto per il recente referendum abrogativo.

In tal senso mi sono già espresso in precedenza quando ho riferito che l’istituto del referendum è ampiamente abusato e tende non a coinvolgere il cittadino con una sua partecipazione all’iniziativa legislativa, ma solo per verificare le forze in campo tra le due fazioni politiche in termini di consenso ossia è sostitutivo del sondaggio.

Con la riduzione dei parlamentari, invece, tramite una subdola azione politica, si è offerto il fianco ad un’ulteriore lesione della democrazia parlamentare rappresentativa, perché diminuire la rappresentanza parlamentare territoriale comporterà modifiche delle circoscrizioni elettorali e determinerà una situazione pericolosissima.

E mi spiego…

Gli eletti avranno una concentrazione di potere enorme rispetto al passato e non avendo alcun vincolo di mandato, perché non è stato modificato parallelamente anche l’art. 67 Costituzione ossia l’abrogazione del divieto del vincolo di mandato parlamentare, come ho sempre auspicato secondo il modello portoghese, e se ne sono ben guardati tutti dal proporla tale modifica, potranno agire liberamente secondo le convenienze del momento e si creerà un’enorme instabilità politica guidata da interessi alternativi.

Si è detto che tale riforma avrebbe reso più agevoli le decisioni politiche e avrebbe comportato un risparmio dei costi della politica, ma non è così.

A mio avviso, ma presumo sia il pensiero di tutti i cittadini, occorre snellire i regolamenti della Camera e del Senato in quanto è assolutamente inadeguato che una proposta di legge approvata alla Camera, quando arriva al Senato, se vi è una modifica deve tornare alla Camera per apportare le modifiche con evidenti allungamenti procedurali.

E non sono certo gli stipendi dei parlamentari che incidono sul bilancio dello Stato, ma i balzelli derivanti dalle decine e decine di aziende pubbliche e non solo, che sono solo catalizzatori di consensi e fanno spendere una marea di denaro pubblico.

Oggi siamo di fronte ad una finta democrazia parlamentare, la cosiddetta “Isola che non c’è”.

Al popolo rivolgo queste parole: “Faber est suae quisque fortunae”, ciascuno è artefice della sua fortuna

Ed alla politica è da chiedere “Res.. non verba”. Fatti e non parole.

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Autore Maurizio Colangelo

Maurizio Colangelo, nato il 28.09.1963 a Gemona del Friuli (UD), residente a Roma, coniugato e padre, tramite procedura adozione internazionale con la Comunità di Sant’Egidio, di un ragazzo del Burkinafaso. Diplomato al Liceo classico di Belluno, Laurea in Giurisprudenza Università di Trieste, militare assolto nelle forze speciali italiane nell’ambito manovre NATO degli Alpini Paracadutisti - Rangers, Delegato nazionale per il Lazio dall’Associazione Nazionale Paracadutisti Rangers. Avvocato Internazionale. Master presso la Scuola Superiore degli Affari Esteri. È stato Sostituto Procuratore onorario della Procura di Roma, Vicepretore della Pretura di Roma, attualmente ricopre anche incarico di Giudice onorario di Tribunale e già assegnatario alla sezione specializzate in materia familiare e diritto civile. Docente e collaboratore esterno a contratto nel Master Violenza Interpersonale: Bullismo - Mobbing – Stalking: Strategie efficaci e modelli psicosociali integrati per l’identificazione e la gestione dei conflitti e dei comportamenti aggressivi in soggetti vittime di vessazioni e atti persecutori nella Università telematica Pegaso Anno accademico 2020/2021. Autore di differenti articoli, monografie nelle tematiche di Diritto Familiare, Penale e Comunitario, Costituzionale e Diritto internazionale e Diritto Unione Europea. Relatore in convegni ed artefice di casi giudiziari di rilevanza nazionale: Affittopoli, Compagnie petrolifere, abusivismo medico. Componente del Comitato scientifico Collana Editoriale Le Monadi Aracne Editrice. Autore di ‘Legal Thriller Illegalità Sommersa’ distribuito dalla Mursia Editore, presente nelle Fiere di NewYork, Francoforte, Londra, Roma e Torino. Autore di libro sul Bullismo e Cyberbullismo, vincitore di due premi internazionali. In data 15 dicembre 2017 gli è stata consegnata Onorificenza dall’Ordine Avvocati di Roma per i 25 anni di professione e lustro attribuito all’Ordine in conseguenza della attività forense svolta.