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Autumnus Aequinoctium

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Autumnus


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L’equinozio d’autunno è un periodo denso di significato e di simboli dove la natura si tinge di colori caldi e profondi, dal giallo al rosso, dove le foglie cadono dagli alberi, ricoprendo il tutto di un colorato tappeto scricchiolante. È il momento di lasciare andare il vecchio e di fare spazio al cambiamento.
Nel mondo dei rituali festivi, l’equinozio d’autunno è festeggiato con il nome di Mabon, rappresentato come il dio della vegetazione e dei raccolti. Mabon fu rapito tre notti dopo la sua nascita e liberato molti anni dopo da Re Artù e i suoi cavalieri.

Nello stesso modo, i racconti celtici parlano del ratto greco di Persefone, che regola i cicli vitali della terra. Questo simbolismo indica una sorta di “conservazione”, un rito di protezione dei doni della terra, che vengono tenuti al sicuro per poi essere sacrificati per una nuova vita. Durante l’assenza di Persefone, infatti, sua Madre Demetra impedisce alle piante di germogliare.

In questo periodo si scelgono e si preparano i semi che daranno vita ai nuovi raccolti in primavera; essi saranno essiccati e conservati al buio e al fresco. Durante l’equinozio si deve lasciare andare il passato, concludere ciò che è stato e, come in natura si ricevono i frutti, così nella spiritualità dell’uomo si accetta di aver raccolto quello che si è seminato.

Un insegnamento che arriva direttamente da Mabon è quello di imparare a godere di ciò che si ha, anziché lamentarsi per ciò che manca.

L’equinozio autunnale è un evento astronomico che segna la fine dell’estate e cade in un’ora e un giorno preciso, il 22 settembre. Non cade, infatti, in un giorno convenzionale, ma è un evento preciso, che coincide con il momento in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore della Terra, cioè esattamente sopra la testa di un osservatore che si trovi sulla linea dell’equatore.

Gli equinozi durano tre mesi ed indicano i periodi in cui si verificano le variazioni climatiche annuali, specialmente alle medie latitudini con climi temperati. Gli equinozi e i solstizi, le durate del dì e della notte, sono determinati dalla posizione della Terra nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole, cioè il movimento che il nostro pianeta compie girando intorno alla sua stella di riferimento.

L’equinozio è il momento in cui il Sole si trova all’intersezione del piano dell’equatore celeste, che è la proiezione dell’equatore sulla sfera celeste, e quello dell’eclittica, che è il percorso apparente della stella madre nel cielo.

Ricordiamo che l’inizio delle stagioni è scandito da eventi astronomici precisi. Estate ed inverno cominciano il giorno con i solstizi, con le ore di luce che nelle 24 ore sono al loro massimo d’estate o al loro minimo d’inverno. La primavera e l’autunno cominciano il giorno degli equinozi e sono i momenti in cui la lunghezza del giorno è uguale a quella della notte.

Un preambolo doveroso, per qualcuno noioso, ma che ci aiuterà a comprendere le riflessioni sia del Maestro “anziano”, sia del più giovane degli Apprendisti, tra citazioni del passato e percorsi di iniziazione, tenendo ben a mente quei punti di riferimento e quelle coincidenze che caratterizzano l’anno massonico, abilmente simboleggiato dall’Arcangelo Michele, capace di scindere l’anima dal corpo, perché questa deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.

La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall’Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l’apprendere a separare il puro dall’impuro, l’utile dall’inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva.

Nell’equinozio d’autunno la luce comincia a decrescere, lasciando sempre più spazio alle tenebre, l’oscurità vincerà sulla luce, la forza del sole inizia a diminuire e questo processo continuerà fino al solstizio d’inverno, quando, pian piano, riprenderà vigore e la luminosità durerà più del buio.

Non più azione, che è simboleggiata dalla luce, ma analisi interiore per individuare i rami secchi che vanno potati e che provocano solo un rallentamento del cammino verso la preparazione a quella morte apparente che porterà alla rinascita. Auspici, certezze, volontà e la ricerca di un senso di equilibrio che deve contrassegnare l’azione di ognuno.

Ed è quell’armonia dell’Universo, che servirebbe per risolvere i tanti problemi del quotidiano, partendo, però, da quella interiore e nel reciproco rispetto altrui.

Con l’equinozio d’autunno, i Massoni riprendono i lavori di Loggia, festeggiando l’evento con letizia, nella gioiosa consapevolezza dell’importanza della condivisione, rinnovando l’impegno assunto con se stessi di trasformare la propria pietra grezza in pietra cubica, ricercando la Verità nell’incontro con la propria Interiorità.

L’equinozio d’autunno mostra, per pochi istanti, l’equilibrio degli opposti. Il piano immanente è costante dualità, ma il Libero muratore, pur camminando sul pavimento bianco e nero, riconosce, nella simbolica realizzazione della pietra cubica, la necessità di trovare l’armonia degli apparenti opposti.

Come le tenebre dell’equinozio d’autunno simboleggiano la possibilità che abbiamo, da astronauti, di incontrare l’Essere Superiore che dimora nel nostro cuore, così il nero del pavimento indica le difficoltà da superare, e non tanto il negativo da combattere, ma quanto l’opportunità per identificare quegli aspetti di noi che vogliono essere integrati.

Nella consapevolezza dei nostri limiti, quando il piede poggerà sulla piastrella nera, la fatica nel portarlo sulla mattonella bianca sarà minore; il camminare guidati da una piccola luce ci condurrà ad esperire, con serenità, anche le prove più difficili.

L’equinozio è un passaggio tra le stagioni, dalla primavera, attraverso l’estate, dall’autunno fino all’inverno; un po’ come le fasi della vita – nascita, crescita, sviluppo e ritorno alla Terra – un eterno ciclo di vita.

Non dobbiamo avere paura, i Maestri passati e presenti ci indicano, quale inizio dell’Opera, il saper guardare il nero più nero del nero per trasmutarlo, con l’ausilio di scalpello e martello.

L’autunno è un periodo di quiete della natura che si riposa e si prepara per il letargo e per il freddo; è un intervallo di tempo in cui l’uomo dovrebbe prendere coscienza di se stesso, prendersi delle pause, mettere da parte le cose buone passate durante la stagione vitale dell’anno, regalarsi un po’ d’amore, una vacanza, un viaggio e cercare di far scoccare la scintilla della vita, la luce che riesce ad illuminare il buio.

Per questo preferisco di gran lunga l’autunno alla primavera, perché in autunno si guarda il cielo. In primavera la terra.
Søren Kierkegaard

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero pensatore.