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Affetto o Affetto?

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Affetto


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Il pericolo della terminologia ambigua

Io considero l’emozione un affetto, nel senso che si è affetti da qualcosa!

Ce lo ricorda Jung, riprendendo un concetto di Pierre Janet in relazione agli abbassamenti mentali provocati dalle emozioni affettive.

L’affetto può essere, infatti, penoso o gradevole, vago o specifico, a scarica violenta o a tonalità diffusa.

Gradevole quando è corrisposto, ma penoso quando l’aspettativa di essere contraccambiati viene delusa.

Può essere vago, nel senso che non ha una direzione precisa e costante, o specifico, quando ha un indirizzo stabile e continuo.

Ma può anche essere a scarica violenta, quando coinvolge fortemente sia la mente che il corpo, o a tonalità diffusa, quando il proprio essere ne è pervaso in modo armonioso.

Jung così si esprimeva dal punto di vista analitico:

Io concepisco l’affetto da un lato come uno stato di sentimento di natura psichica, dall’altro come uno stato di innervazione corporea di natura fisiologica; tali stati, sommandosi, agiscono l’uno sull’altro, vale a dire che quando la componente sentimentale si accentua, ad essa si associa una componente sensoriale, attraverso la quale l’affetto si accosta alla sensazione, differenziandosi nettamente dallo stato di sentimento.

Tutto ciò a significare che gli affetti particolarmente intensi, che producono reazioni mentali e corporee esagerate, possono diventare un vero e proprio problema patologico, che ben poco hanno a che fare con i sentimenti più puri e più lucidi.

Certe reazioni, infatti, sono processi meccanici ed automatici che si liberano nel corpo a spese della coscienza, acquistando indipendenza e sottomettendo la volontà razionale.

Ogni automatismo, secondo Janet, viene favorito dalla distrazione, dalla debolezza dell’attenzione, e prospera nella parte in ombra della psiche.

Freud ritiene che sia importante la rievocazione dei ricordi come azione terapeutica, di modo da provocare processi di liberazione corporea al di fuori dei contesti sociali o familiari, evitando così di provocare anche ulteriori malesseri nel mondo circostante.

C’è dunque affetto, sentimenti ed emozioni vissuti in buona armonia, e l’essere affetti, che si verifica quando gli incontrollati automatismi affettivi si allontanano dai sentimenti, producendo dolore a se stessi e a coloro che sono oggetto delle proprie attenzioni.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.