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Rivoluzione in piazza?

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Rivoluzione


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Sui veri problemi del mondo

Recentemente Papa Francesco ha lanciato un grido d’allarme:

Chi vende le armi ai governanti e ai dittatori dei Paesi poveri? Chi ce lo dice?

Il sociologo Domenico De Masi ci risponde:

L’Italia, e più precisamente la Lombardia, è al terzo posto nel mondo per produzione ed esportazione di armi.

In pratica, ci dice inoltre Gherardo Colombo, ex magistrato, giurista, saggista e scrittore, noi prima lanciamo bombe contro la testa della povera gente ma poi vogliamo pure che quelle persone rimangano lì a prendersele.

La disamina di De Masi, esposta presso l’Università Bocconi ad una platea composta di giovani studenti provenienti dai più disparati atenei è disarmante.

Le ottantacinque persone più ricche del pianeta guadagnano quanto tre miliardi e mezzo di abitanti. Nel 2007 le dieci famiglie italiane più ricche guadagnavano quanto tre milioni e mezzo di italiani e nel 2014 quelle stesse dieci famiglie sono arrivate a raggiungere l’equivalente di sei milioni di italiani.

Continua De Masi, supportato anche dal Prof. Umberto Galimberti e Gherardo Colombo:

Come se non bastasse, noi occidentali, bruciando un litro di benzina, consumiamo, di conseguenza, l’equivalente di 4 mq di foresta per il recupero necessario di ossigeno e ciò significa che se tutti gli abitanti della Terra utilizzassero la stessa quantità di petrolio che viene usata in occidente occorrerebbero ben sei pianeti e mezzo per soddisfarne i bisogni.

E noi occidentali cosa facciamo?

Scendiamo in piazza a fare rivoluzioni contro mascherine e vaccini, perdendo il senso della misura e della ragione.

Ho molti amici in Myanmar che quotidianamente rischiano la vita per il semplice fatto di scendere pacificamente in piazza o esprimere dissenso in Facebook in merito al colpo di stato avvenuto recentemente.

Giovani ragazzi e ragazze arrestate e torturate senza la possibilità di avere un avvocato difensore e un regolare processo; militari che disertano pur sapendo che, se acciuffati, saranno condannati a morte previa fucilazione.

In Occidente si urla allo scandalo contro la dittatura sanitaria, contro i Governi, reputati di essere despoti e tiranni, ma ciò vuole unicamente dire che abbiamo del tutto dimenticato la storia passata e non solo, significa anche che siamo così pigri da non voler nemmeno studiare la storia attuale, poiché basterebbe lanciare uno sguardo sul mondo circostante, a partire da quello africano, per comprendere che le vere dittature sono altre e non la nostra.

Ci siamo indeboliti a causa del lusso e dei troppi vizi, tanto che non siamo in grado di tollerare una mascherina?

Differentemente dai giovani di Myanmar siamo liberi di scendere in piazza senza che nessuno ci torca un capello ma osiamo parlare di dittatura e schiavitù?

Tutto ciò mi sgomenta.

L’Occidente, etimologicamente parlando, è la terra della sera.
Dopo la sera viene la notte.

Dobbiamo forse renderci conto che il popolo occidentale, fatto di inchini e di baciamano, sia ormai sulla via del tramonto definitivo?

Io spero di no, ma non accadde forse all’Impero romano di perdere totalmente se stesso dopo aver conquistato il mondo ed essersi abbandonato alle comodità?

Nietzsche ebbe a dire di noi descrivendoci in tal modo:

Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute, ecco il motto occidentale della tiepidezza!

E forse la sua profezia si sta avverando, poiché nell’accontentarci di salvare noi stessi, mettendo al primo posto l’individualismo anziché l’insieme sociale, ci si impigrisce fino al raggiungimento della decadenza.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.