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Prima di tutto, vivi

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Prima di tutto, vivi

Bentornato, o bentornata! Oggi iniziamo a tutti gli effetti il nostro corso di scrittura creativa, che come ricorderai s’intitola Digito, ergo sum.

La prima parte di questo cammino che faremo insieme l’ho chiamata Quello ti serve è là fuori, e molto presto capirai il perché. Forse già il titolo di questa primissima lezione è un buon indizio: Prima di tutto, vivi.

Come mai questo titolo, William? Cosa c’entra con la scrittura?
Vedi, ci sono due luoghi comuni da smantellare:

Si scrive prima di tutto per se stessi. Che idiozia! Non voglio negare la componente narcisistica della scrittura, in fondo anche io adoro rileggermi e spesso mi compiaccio nell’ammirare una frase o un paragrafo riusciti bene. Ma Narciso amava anche essere guardato, non solo specchiarsi nel fiume. Diciamo, piuttosto, che scriviamo per essere letti da quanta più gente possibile: incluso noi stessi. D’altronde perfino chi tiene un diario segreto a volte “dimentica” la chiave sul comodino perché qualcuno penetri nei suoi pensieri.
Corollario: se devi metterti in gioco, fallo con stile!

Gli scrittori sono lupi solitari. Altra fesseria. Se nessun uomo può essere un’isola – cit. Nick Hornby, ‘About a boy’ – a maggior ragione questo vale per un artista. Perché – è bene chiarirlo subito – la scrittura è un’arte, quella di catturare la Bellezza e tramutarla in parole ed emozioni. Dimentica quindi lo stereotipo della scrittrice o dello scrittore reclusi nel loro studio con la penombra e la penna d’oca. Almeno la metà degli stimoli che portano all’ispirazione si trova all’esterno. Restando chiusi in noi stessi non scriveremo nulla di memorabile.

Questo non significa che tutte le scrittrici e tutti gli scrittori siano tipi socievoli che vivono della loro mondanità. Come detto, ciascuno di noi è un’entità unica con caratteristiche proprie. Ma, per tornare al romanzo citato poc’anzi, non siamo isole: forse arcipelaghi, perché abbiamo bisogno di interagire con gli altri e con il mondo circostante. E se ci pensi, anche le isole sono collegate alla terraferma, sotto il livello del mare.

Vuoi sapere perché sostengo l’importanza di vivere, come azione propedeutica allo scrivere? Il punto è semplice: molti scrivono, ma pochi hanno qualcosa da dire. E non c’è niente da fare, per avere qualcosa di interessante da raccontare devi uscire di casa, parlare con la gente, conoscere, scoprire, incuriosirti, vedere e fare cose nuove. E come riassumi tutto ciò in un’unica parola? Semplice, con il verbo vivere.

Sai, ho un po’ barato l’altra volta, dicendo che questo sarebbe stato un corso di scrittura creativa. Lo è, in verità, ma il mio primo obiettivo è più alto: aiutarti a rimetterti in gioco. Solo così, solo uscendo dalla tua quotidianità, dalla routine potrai vedere la Bellezza. Perché se non la vedi, non puoi neanche trasformarla in arte. Solo attraverso il gioco si impara per davvero. Ludendo docere, insegnare giocando, dicevano gli antichi romani.

Già ti vedo: adesso mi dirai che esistono le eccezioni, e che non tutti gli scrittori vanno in giro alla ricerca di spunti. Salgari, per esempio, descrisse ambientazioni esotiche senza mai muoversi dall’Italia. Ma pur rispettando l’autore veronese, possiamo affermare che la giungla immaginata da lui e quella vista con i propri occhi da Kipling fossero simili?
In ogni caso, Salgari leggeva tantissimo – eh sì, quando non c’era internet, se volevi sapere le cose qualche libro dovevi aprirlo – per cui possiamo sostenere che egli uscisse dalla sua stanza… con l’immaginazione, stimolato dalle sue letture.

Ma se anche non sei amante dei libri (male), resta valido quanto detto prima: esci, e avrai fatto metà del lavoro. Il mondo è pieno di posti, persone ed eventi che accadono e si intrecciano ogni istante della nostra giornata. Sarebbe da sciocchi non usufruire delle infinite opportunità che la vita ci offre. Tutto può essere d’aiuto ad accendere la famosa scintilla del genio, quella che mette in moto il processo creativo.

Sul cruscotto della mia auto ho un blocchetto di post-it perché più di una volta mi è capitato di notare, in mezzo al traffico o in una strada poco battuta, qualcuno o qualcosa che abbia colpito la mia immaginazione. Non sto dicendo che devi scrivere mentre guidi, è solo un esempio volto a illustrare la necessità di essere sempre ricettivi agli stimoli.

Devi diventare una ricetrasmittente. Mi spiego meglio. Hai presenti i vecchi walkie-talkie? Devi diventare come loro, essere tutt’uno con l’ambiente che ti circonda. Qualcosa che sia al tempo stesso antenna – per incanalare dentro di te gli input esterni – e mezzo di comunicazione – per convogliare informazioni fuori da te.

Il modello del matematico Von Neumann forse potrà spiegartelo meglio, è qualcosa che si applica anche al funzionamento dei computer:

Input ⇒ Elaborazione ⇒ Output

Ti sembra una faccenda da nerd? Non hai tutti i torti. Ma è quello che fa ogni artista, pittore, scultore, musicista e naturalmente scrittore: recepisce uno stimolo – la cosiddetta ispirazione – e lo fa suo elaborandolo, attraverso i ferri del mestiere che ti insegnerò a utilizzare, per poi infine restituirlo al mondo affinché tutti possano ammirare i frutti della sua bravura. È lo schema che definisce il processo creativo.

Un ragazzo di nome Giovanni uscì di casa e, all’improvviso, la vista di un aquilone attizzò la sua feconda inventiva. E siccome oltre a essere Giovanni era anche Pascoli, di quella visione fece una poesia che tuttora ci tocca studiare a scuola. Se quel giorno non fosse uscito, con ogni probabilità ‘L’aquilone’ non sarebbe mai stato scritto.

Veniamo dunque all’aspetto fondamentale di questa lezione: rompere gli schemi.

Uscire solo per andare a lavoro, percorrere ogni volta la stessa strada, vedere sempre le stesse persone, ecc. non ti aiuterà a incontrare qualcosa di buono da plasmare. Allora, di tanto in tanto, fa’ cose diverse dal solito. Se non hai l’abitudine di uscire a passeggiare senza uno scopo ben preciso, forse è il momento di fare una camminata per il solo piacere di farlo. Esci in strada e lasciati guidare dal tuo istinto, che a volte sa prendere decisioni più furbe rispetto alla tua controparte razionale. Sai cosa facevo da ragazzo? Attaccavo le cuffiette al mio walkman e me ne andavo a zonzo, rincasando solo alla fine della cassetta.

Quando devi andare in un posto valuta se seguire un percorso alternativo; infilati in un mercato, percorri stradine che avevi snobbato solo perché non erano il tragitto più comodo. La comodità non ti porta a niente. Se cerchi la comodità tanto vale restare sul divano di casa, ma torniamo al discorso dello scrittore recluso che non scriverà pagine non dico indimenticabili, ma neppure interessanti. E quel nuovo vicino di casa? Non sarà ora di scambiarci due chiacchiere? Oppure la vecchina che tutti i giorni parla da sola lamentandosi della pensione: chissà quante storie ha da raccontare, quanto materiale originale cui puoi attingere!

Quello che voglio farti capire è che fuori dal tuo io esiste un universo di frutti che puoi cogliere senza sforzo. Potrai trovarne qualcuno acerbo o marcio, altri invece saranno maturi. È una caccia al tesoro e non devi neppure andare tu alla ricerca di questi stimoli: con la giusta attenzione, saranno loro a venire. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

Per il momento ti lascio con una piccola grande cosa che ho imparato negli anni. L‘artista è un ponte. È un legame fra “dentro” e “fuori”, fra il mondo esterno e quello interiore, fra il Divino e l’umano. Come ogni artista, anche lo scrittore deve farsi ponte e fungere da tramite interiorizzando degli stimoli che, una volta restituiti all’esterno, non sono più emozioni dell’autore ma appartengono al mondo intero. In altre parole, lo scrittore prende qualcosa in prestito e lo restituisce più bello e arricchito, come ringraziamento nei confronti del mondo che lo aveva ispirato.

E siamo arrivati ai primissimi esercizi del nostro percorso! Prenditi tutto il tempo che ti occorre, e poi – se vorrai – potrai inviarmeli ai riferimenti che ti avevo dato la volta scorsa. Non te li ricordi? Nessun problema, li troverai in calce a questo articolo.

Esercizio #1
Va’ per le strade della tua città e prendi nota delle cose che ti colpiscono: persone curiose, azioni, eventi particolari, suoni, rumori. Compila un breve elenco di ciò che ti ha colpito e, accanto a ogni elemento, specifica il perché.

Esercizio #2
Scrivi un breve racconto includendo gli elementi che hai annotato nell’altro esercizio.

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