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Descrizione fisica dei personaggi

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Da oggi entriamo più nel dettaglio della caratterizzazione dei personaggi soffermandoci sulla descrizione fisica che, così come per le persone che conosciamo nella vita di tutti i giorni, riguarda quelle caratteristiche esteriori che sono immediatamente riconoscibili in un soggetto: vale a dire, l’involucro esterno di una personalità, la superficie corporea.

Non dirmi che non ci hai mai pensato: com’è fatto il protagonista della storia che hai in mente? Intendo proprio dal punto di vista esteriore, fisico. Sai, banalmente si pensa che descrivere un personaggio significhi soltanto dire ai lettori come sono i suoi occhi, di che colore e che taglio ha di capelli, se è alto, basso, magro e via dicendo. Certo, sono queste delle peculiarità che riusciamo a individuare a un primo sguardo. Quello però che non tutti sanno è qualcosa che conduce spesso all’errore in chi scrive per la prima volta.

Ci sono due aspetti da considerare:

  • MAI presentare il protagonista.

Inorridisco al solo pensare di trovarmi fra le mani un romanzo in cui c’è scritto qualcosa come “Sempronia era una giovane donna bionda, con due occhi verdi e gambe molto lunghe”. I lettori vogliono scoprirli, i personaggi! Non siamo a Broadway, non dobbiamo introdurre i personaggi con il classico “Ladies and gentlemen”.

Il personaggio deve mostrarsi poco alla volta, intrecciando le sue caratteristiche fisiche con gli eventi e con la narrazione: “Il pianto attenuò il verde delle iridi di Sempronia come la patina di rugiada al mattino ricopre le foglie”. In entrambi gli esempi Sempronia ha gli occhi verdi, ma nel secondo la sua caratteristica fisica non è buttata lì: è funzionale all’azione che sta compiendo in quel momento;

  • Spesso alcune caratteristiche fisiche sono indice del carattere. Quante volte diciamo che una ragazza con le unghie ben smaltate è vanitosa? Ma potrebbe essere semplicemente una persona che ha cura di sé. Oppure, si sa che quando le donne tagliano all’improvviso i capelli o cambiano acconciatura, stanno comunicando un cambiamento interiore o legato alla propria vita professionale o sentimentale.
    Allo stesso modo un vecchino che veste sempre di nero potrebbe essere in lutto per la perdita della consorte, o un uomo che va in giro in bermuda, infradito e camicia hawaiana è facile etichettarlo come stravagante. E pensa, ancora, agli accessori: secondo te è più estroversa una ragazza che indossa due minuscoli orecchini a goccia, oppure una con due paia di grossi cerchi pendenti su ciascun lobo?

La descrizione fisica dei personaggi è importante in un romanzo, soprattutto in epoca moderna e per vari motivi: per prima cosa, come suol dirsi viviamo in una società dell’apparenza, nella quale si valuta e – ancora peggio – si giudica una persona dal modo in cui veste, dal modello di auto che guida, per non dire del colore della pelle o dell’etnia di appartenenza. In secondo luogo, da quando esiste il cinema, e di riflesso la TV, il lettore è anche telespettatore, cioè è abituato a “vedere” con i propri occhi gli attori di una storia. Potrebbe essere uno dei motivi per cui si legge meno, non lo so; in ogni caso, come sai si dice a proposito di un bravo scrittore: “quando scrive lui, le cose te le fa proprio vedere“.

Capirai allora che sì, è importante il carattere di un personaggio, così come il suo background culturale o scolastico; ma il lettore vuole prima di tutto “vedere”, e sei tu che devi diventare i suoi occhi. O, per meglio dire, la macchina da presa. Per questo insisto su un particolare: non è che basti descrivere un personaggio all’inizio del libro e stop. Sarebbe come inquadrare il personaggio a inizio film, così gli spettatori se ne fanno un’idea, e poi proseguire mostrando tutto il resto del film senza inquadrare mai più l’attore. Invece, un bravo regista offre allo spettatore sempre una visuale complessiva, a 360°, e ogni tanto indugia su un determinato attore con un “primo piano” grazie al quale gli spettatori possono conoscere alcuni particolari o caratteristiche del soggetto in questione.

Vediamo di fare qualcosa di concreto, e torniamo al protagonista della tua storia. Protagonista che, da quel che mi hai raccontato, io immagino in un certo modo, anche a livello fisico. Questa aspettativa che io ho è legata all’idea di quel personaggio che mi sono fatto. Tutti i lettori si fanno un’idea del personaggio, anche a prescindere dal lavoro dell’autore. Ma è, appunto, un’idea. Quanto vicina o quanto lontana da quella di chi il personaggio l’ha creato, e cioè l’autore, dipende da quanto lo stesso autore è stato bravo a mostrare quel personaggio, a farlo vedere ai suoi lettori. E quando dico mostrarlo faccio riferimento alla massima show, don’t tell! Non dirmi che il tuo protagonista è biondo o moro e ha le gambe lunghe o corte. Non dichiarare le sue generalità, mostramele.

Descrivere un personaggio, fisicamente ma anche caratterialmente, significa proprio comunicare una certa idea ai lettori, cioè far arrivare a chi legge la tua idea di quel personaggio. Spesso le idee che ci facciamo sui personaggi di un libro prima di leggerlo assomigliano a dei preconcetti. Pregiudizi, nel senso letterale del termine: pre-giudizi, giudicare un personaggio prima, di leggere.

Molti sorridono quando dico che il mio libro preferito in assoluto è ‘Il Padrino’. Perché chi non ha letto il romanzo di Mario Puzo, o al limite ha visto solo i film di Francis Ford Coppola, si è fatto un’idea sbagliata di Don Vito Corleone: ok, è un capo mafioso, un gangster, un criminale insomma. Ma leggendo il romanzo scopri il suo lato più umano, l’amore per la famiglia e un certo senso di giustizia, e capisci soprattutto che è il destino ad averlo fatto diventare il capo dei capi della mafia newyorchese.

Quindi, tornando a noi, prima ancora di cominciare a “disegnare” il tuo protagonista, qual è l’idea che vuoi comunicare con questo personaggio?

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William Silvestri

Autore William Silvestri

Autore, formatore e direttore editoriale di Argento Vivo Edizioni. Prima di entrare nel mondo dell'editoria ha pubblicato i romanzi 'Divina Mente', 2011, 'Serial Kinder', 2015, e 'Ci siete mai stati a quel paese?', 2017, 'Io e la mia scimmia', 2019, oltre al saggio esoterico 'Chi ha paura del Serpente?', 2015.