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La caratterizzazione comportamentale dei personaggi

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La caratterizzazione comportamentale dei personaggi


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Riprendiamo il discorso circa la caratterizzazione dei personaggi, focalizzandoci ancora sugli aspetti comportamentali e iniziando a lavorare sul personaggio Ombra che, lo ricorderai, in un romanzo, o in un racconto, assolve alle funzioni di antagonista della storia.

In effetti si tratta di un personaggio negativo, di colui o colei che “fa muovere la storia” perché il romanzo stesso verte sul conflitto fra l’Eroe e l’Ombra. Questo, se ricordi, rimanda al concetto di mitemi e archetipi junghiani.

Il personaggio/archetipo “Ombra” è un co-protagonista, nel senso che nel corso di una storia ha una dignità equivalente a quella del protagonista. Attento però, perché l’equazione Ombra = Antagonista non è sempre valida.

L’archetipo dell’Ombra è più vasta come categoria e indica, come ti ho detto, un “secondo protagonista” della storia. Il suo ruolo è quello di essere il motore della storia, è lui che “fa succedere le cose” e crea gli incidenti di percorso, le peripezie, mette il sale e il pepe nel romanzo. Soprattutto, il suo ruolo principale è far evolvere il protagonista, metterlo in discussione, farlo crescere e migliorare. Non necessariamente o non sempre avversandolo.

Per tutte queste ragioni capirai che costruire un personaggio Ombra è faccenda della massima importanza: dalla qualità del co-protagonista dipende gran parte della fortuna di una storia. Di conseguenza, dobbiamo arrivare a definire non bene, benissimo questo personaggio. Vediamo come.

Cominciamo con il dire che caratterizzare il comportamento di un personaggio implica necessariamente gettare uno sguardo ai risvolti psicologici di questa persona di finzione che dobbiamo modellare.
La psicologia come sai si occupa della scienza della psiche, cioè studia, osserva e analizza di una persona elementi quali:

  • il comportamento;
  • l’atteggiamento;
  • le reazioni.

Tutti questi aspetti vengono influenzati da molteplici fattori, e questi possono essere sia interni che esterni. Ad esempio, un uomo che tratta male la sua donna può essere etichettato come “cattivo” e su qui non ci piove: ma chi si interroga sulle cause e sui motivi (non giustificazioni) per cui egli si comporta in un determinato modo?

Potrebbe avere una predisposizione genetica che l’ha reso aggressivo, arrogante e violento fin dalla nascita, certo, e questa è una causa intrinseca del suo comportamento con le donne; potrebbe altresì aver vissuto un trauma da bambino, oppure essere stato educato secondo un modello sbagliato, o ancora aver avuto pessimi esempi in famiglia o fra le amicizie. Tutte queste sono cause esterne e, come vedi, la gamma di possibilità è molto variegata.

Il risultato finale non cambia, Tizio tratta male le donne, ma tutto quello che c’è dietro, il perché e anche il percome, cioè: in che modo le tratta male, però è sconosciuto a chi non sia al corrente della storia di Tizio.

Stiamo arrivando al punto: visto, no, che ho sottolineato la parola “storia”? Il perché è facilmente intuibile: tu dovrai scriverla, una storia, e questo significa non solo “dire” quel che succede, ma raccontare una storia nella storia: l’Ombra del tuo romanzo fa questo e quello perché nella sua vita gli è successo questo e quest’altro. E, anche, perché è fatto in questo modo. Cosa gli è successo, come ha reagito e come è fatto questo personaggio dovrai narrarlo tu al lettore.

Pensa al tuo personaggio ombra e individua quella che, secondo te, è la sua caratteristica comportamentale predominante. Descrivi una breve scena, max 100 parole, nella quale il personaggio mostri con il suo comportamento tale caratteristica.

Questo è un esercizio molto utile: questo genere di esercitazione andrebbe fatta molto spesso, fino alla nausea e al di là del romanzo: non è che poi i testi prodotti dovranno necessariamente essere inclusi nella storia vera e propria, ma aiuta a familiarizzare con il personaggio, secondo il cosiddetto Metodo Camilleri, chiamato così perché il grande scrittore siciliano ne parlò più volte durante le sue interviste.

E vedrai che, a forza di familiarizzare, di diventare “amico” del tuo personaggio, questo si alzerà dalla pagina come raccontava Camilleri… sarà allora che si sentirà pronto per recitare il copione che vorrai scrivere per lui.

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William Silvestri

Autore William Silvestri

Autore, formatore e direttore editoriale di Argento Vivo Edizioni. Prima di entrare nel mondo dell'editoria ha pubblicato i romanzi 'Divina Mente', 2011, 'Serial Kinder', 2015, e 'Ci siete mai stati a quel paese?', 2017, oltre al saggio esoterico 'Chi ha paura del Serpente?', 2015.