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Meditazione e beata ignoranza

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Meditazione e beata ignoranza


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Tra onestà e disonestà intellettuale olistica

Circola da anni in Facebook, e molti continuano a condividere, la notizia che 4.000 meditatori, grazie alle loro “prestazioni mentali”, nell’estate del 1993 avrebbero diminuito del 18% il tasso di criminalità a Washington DC.

Il promotore dell’esperimento fu John Hagelin, uno scienziato dalle idee stravaganti, il quale, proprio in virtù delle dichiarazioni suddette, si guadagnò nel 1994 l’assegnazione del premio IG Nobel – leggasi IGNOBEL – un “encomio” che, generalmente, viene dato a quegli scienziati i quali, dopo aver dimostrato di possedere talune virtù intellettuali, ridicolizzano la propria immagine affermando teorie del tutto assurde e indimostrate.

Il fatto che si candidò alle elezioni presidenziali, fortunatamente senza successo, del 1992, 1996 e 2000 mette comunque in evidenza come chiunque, con un’enfatica campagna elettorale, possa assumere cariche importanti nonostante non goda di buona salute mentale.

Morale della favola?

La meditazione fa bene e può aiutare tutti ad analizzare i propri pensieri, a contemplare il mondo circostante, a vedere la vita valutandola da molteplici prospettive, a tranquillizzare il flusso spesso incontrollato delle agitazioni interiori, ma non si pensi di poter cambiare gli altri, addirittura diminuendone le potenzialità criminali, a meno che non si stia scrivendo un romanzo di fantascienza.

Quando leggo notizie del genere mi dico: “Io sono solo un ignorante e proprio per tale ragione studiare mi affascina”, dopo di che faccio ricerche comparate, non mi accontento della prima notizia che mi capita sotto gli occhi.

Anni or sono avrei potuto condividere anch’io i falsi risultati dell’esperimento di John Hagelin, dato che lo Studio Gayatri offre, tra le altre molteplici iniziative, l’opportunità di corsi di Meditazione, ma non mi permetterei mai di fare leva sull’ingenuità delle persone per convincerle a frequentare i nostri incontri.

Onestà intellettuale, prima di tutto.

Il mio affezionamento sincero alle Filosofie Orientali mi impedisce di screditarle con bufale strategiche e tanto più mi impedisce di offuscare il mio stato cerebrale.

Il Dalai Lama, in una sua conferenza, mi insegnò ad essere scettico e dubbioso, evitando di accettare con superficialità qualunque informazione, inoltre, Vivekananda, in un suo scritto mi ammonì:

Il vero ricercatore spirituale preferisce una verità scomoda anziché una bugia di comodo, perciò verificate sempre approfonditamente tutto ciò che vi viene raccontato.

Io mi attengo sempre scrupolosamente ai loro preziosi insegnamenti, poiché la conoscenza, per me, è troppo importante per essere trattata con leggerezza e senza la necessaria discriminazione.

Qualunque insegnante che condivida notizie false e che si incaponisca ad affermarle come vere nonostante l’evidenza contraria, inevitabilmente, perderà di credibilità agli occhi dei propri studenti e non verrà più creduto nemmeno quando, in futuro, dirà il vero.

Anche i maestri posso prendere ogni tanto le cosiddette “cantonate” poiché nessuno è perfetto, ma l’ammissione di essersi sbagliati sarà un ulteriore saggio insegnamento di umiltà che permetterà la continua credibilità e il sicuro affidamento.

Ci si può fidare, infatti, di chi è capace di ammettere di aver sbagliato ma non certamente di chi, dopo aver commesso un evidente errore, si rifiuti di riconoscerlo.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.