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Massoneria e Buddismo

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Massoneria e Buddismo


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Convergenze e consonanze

Non credere a quanto ti viene annunciato come verità dottrinale solo per la forza carismatica di chi lo fa; né devi credere per un fatto di religione, di cultura, di casta, o di razza; né per un’imposizione qualunque, sia pure manifestata in buona fede.

Credi solo se quanto ti viene indicato trova corrispondenza nella tua anima e nel sano giudizio che alberga in te. Solo così sarai un uomo libero e capace di promulgare, a tua volta, la Verità agli altri.
Buddha

Sia la Massoneria iniziatica che il Buddismo tradizionale, pur con approcci apparentemente diversi, dalle rispettive sponde storicamente e geograficamente lontane, guardano verso lo stesso orizzonte spirituale: sostenere ed accompagnare l’uomo desideroso di ricongiungersi con l’Origine a riconoscere la grande illusione di Maya ed indicare a tutti gli “esseri senzienti” la via per liberarsi dai condizionamenti psicologici e sociali – i “metalli” massonici -, dal dolore generato dall’attaccamento e dall’inferno della molteplicità.

Il loro comune compito è quello di mettersi al servizio dell’umanità dolente, con amore e compassione, per creare o ricreare le condizioni perché l’essere umano, espulso dal paradeisos (παράδεισος), possa finalmente emergere dalle tenebre della caverna dell’irrealtà, liberarsi dalle spire dell’ego, conquistare la Luce, camminare sul pelo delle acque tenebrose del Samsara e finalmente trovare la pienezza di se stesso.

Questo percorso, nella Massoneria Azzurra, attraverso il lavoro rituale progressivo dei primi tre gradi, coincide, in via preliminare, con la realizzazione della pienezza dello stato Umano, l’Adam Kadmon, l’Io Universale, il G.A.D.U., principio ordinatore dell’Universo.

Parimenti la dottrina buddista indica all’uomo la strada per pulire la psiche dalle false credenze prodotte dalla mente proiettiva mediante un approccio operativo fatto di pratiche riflessive e meditative.

Ma c’è anche un “oltre”: Buddha invita ogni essere umano a trascendere il duale, a realizzare la propria buddhità, indicando, come ultima meta, la liberazione definitiva dall’impermanenza, realizzando l’estinzione del dolore e la trasfigurazione/ritorno nello stato ineffabile di Nirvana.

In Massoneria il primo compito ed obiettivo, l’abbiamo detto, non è uscire dal mondo ma realizzarne la pienezza. In quest’epoca di materialismo, di stati psichici alterati, borderline, di profonda alienazione, già sarebbe un piccolo miracolo la realizzazione dei Piccoli misteri.

Ma oltre il ciglio dell’abisso del Grande Nulla, almeno come possibilità virtuale, attendono l’Iniziato qualificato, i gradi di perfezione. I Grandi Misteri. Il salto d’ottava dal triangolo al cerchio. Perché l’essere che è si è manifestato in forma umana, almeno a livello di potenzialità, può trascendere la propria condizione e riunirsi all’Infinito Assoluto. Ab-solutus, sciolto da ogni limitazione e definizione dualistica.

Vita di Buddha

Siddharta Gautama, secondo gli studi storici condivisi, nasce in India nel 623 a.c. in un incrocio verticale della storia. Quasi contemporaneamente alla sua epifania terrestre, circa vent’anni dopo in Cina vengono alla luce due giganti del pensiero come Confucio e Lao-tsu.

Nello stesso periodo in India fanno apparizione le Upanishad, i commentari segreti che sanciscono la fine dei Veda. In Iran Zarathustra dispiega la sua visione dell’oltremondo. In Palestina appaiono i versi profetici di Elia, Isaia e Geremia. La Grecia risponde con il ritmo dei canti d’Omero e i tesori filosofici di Parmenide, Eraclito e Platone.

Per secoli fino ai giorni nostri la storia del nobile principe Gautama, poi diventato Buddha, cioè il participio passato del verbo bodhati, “svegliare”, che indica la sua conquistata condizione di illuminato, sarà tramandata fino ai nostri giorni attraverso una straordinaria mole di codici e canoni e celebrata da riflessioni filosofiche, racconti e romanzi come ‘Siddharta’ di Herman Hesse e straordinarie opere cinematografiche, una su tutte, ‘Il Piccolo Buddha’ di Bernardo Bertolucci.

Siddhartha Gautama, il futuro Buddha, figlio di un re dell’India settentrionale, nasce durante il V secolo. Sua madre, la regina Maya – il nome, non casuale, significa “illusione” – sogna di essere trafitta, nel fianco destro da un elefante bianco e resta incinta. Nove mesi dopo, in un boschetto, dà alla luce un bimbo.

Il neonato, venuto al mondo perfettamente cosciente e senza travaglio, fa sette passi verso nord, mentre un fiore di loto sboccia ad ogni suo passo e annuncia:

Per conseguire l’Illuminazione io sono nato, per il bene degli esseri senzienti; questa è la mia ultima esistenza nel mondo.
Aśvaghoṣa. Buddhacarita, canto I, 15

Alla nascita di Siddhartha segue, sette giorni dopo, la morte di sua madre. A causa di inquietanti profezie che prevedevano che il figlio sarebbe diventato una guida spirituale universale, suo padre decide di confinarlo nel Palazzo per proteggerlo dalla triste realtà del mondo sottoposto a dolore, malattie e morte, nel tentativo di impedirgli di intraprendere qualsiasi tipo di ricerca spirituale.

Ma il giovane Principe, sospinto da un insopprimibile richiamo, riesce ad uscire dalla prigione dorata. Là fuori vede per la prima volta un uomo anziano, un malato, un cadavere e un asceta. I primi tre incontri lo rendono consapevole della natura transitoria dell’esistenza, mentre il quarto gli fa intuire la possibilità della liberazione a beneficio di se stesso e di tutta l’umanità.

All’età di 29 anni, Siddhartha lascia definitivamente la casa paterna e rinuncia ai suoi privilegi regali. Per sei anni pratica ogni tipo di tecnica ascetica. Poi si accorge della debolezza di quelle discipline che fiaccavano e mortificavano inutilmente il corpo.

Se tiri troppo la corda di una chitarra la romperai, ma se la lasci troppo allentata non suonerà.
Gautama Buddha

Il frammento seguente, tratto dal film di Bertolucci ‘Il Piccolo Buddha’, illustra con maestria registica questo salto evolutivo:

Imparare è cambiare. La strada dell’illuminazione sta nella via di mezzo. È la linea che sta tra tutti gli opposti estremi.

Imparare è cambiare, quindi. Tutto muta, Panta rei. Non dobbiamo adorare le ceneri della Tradizione, ma bruciare, rigenerarci e rinascere nel suo Fuoco sempre vivo.

Un passo del rituale di 3° grado di Maestro Libero Muratore del Farina recita:

Tutto nel mondo va soggetto a delle strane rivoluzioni e tutto indeclinabilmente soggiace ad un continuo cambiamento di modalità e di forma.

È esattamente quello che fa il giovane Gautama, che mette in discussione quella parte di Induismo sclerotizzato che riteneva inamovibile l’organizzazione in caste in nome di un presunto diritto divino.

Buddha spiega

che si era bramini non per nascita, ma per comportamento dignitoso e alta condotta etica. Qualunque fosse la casta di appartenenza, chi possedeva la necessaria autodisciplina poteva essere chiamato bramino.

Ma riprendiamo il filo del racconto interrotto avviandoci, con estrema sintesi verso l’epilogo. A 35 anni Gautama si immerge in profonda meditazione sotto le fronde di una grande Ficus Religiosa. Mano a mano che la potenza della sua immersione nelle profondità del Sé – potremmo dire del proprio V.I.T.R.I.O.L. – si fa più intensa, viene tentato dal demone Mara, dio della Morte, in successive e sempre più terrificanti ondate d’attacchi.

Siddharta, il Perfetto, il Sublime, resiste alla paura e alle tentazioni e si approssima sempre di più al Risveglio. In un stato di coscienza lucido, puro e profondo, realizza la consapevolezza delle quattro nobili verità, Verità del dolore, Verità dell’origine del dolore, Verità della cessazione del dolore, Verità della via che porta alla cessazione del dolore e definisce i cardini dell’Ottuplice Sentiero: Retta visione, Retta intenzione, Retta parola, Retta azione, Retta sussistenza, Retto sforzo, Retta presenza mentale, Retta concentrazione.

Prima di conseguire l’Illuminazione definitiva, Mara sferra l’ultimo attacco. È l’estremo tentativo dell’Ego personale e cosmico di sopravvivere: ma come fai a dire che tu sei l’illuminato, chi può confermarlo?

Il Perfetto risponde assumendo la postura detta “il mudra della Terra”, appoggiando la mano destra sul ginocchio con il palmo in basso e con la punta delle dita che sfiorano terra. Mentre la mano sinistra è appoggiata sulle gambe davanti al pube con il palmo verso l’alto. Egli, dunque, chiama la Terra a testimone. La Dea appare e conferma il diritto di Buddha a chiamarsi Illuminato. L’asura Mara e tutte le sue legioni sono definitivamente annientati.

A questo punto Siddharta, ormai pienamente risvegliato, secondo la tradizione pronuncia queste parole, riportate dal Dhammapada nei versi 153 e 154:

153
Correvo senza pace nel vortice senza fine, cercando invano l’Architetto* della casa: è doloroso non potersi fermare mai.

154
Ora finalmente ti ho visto: non costruirai più, poiché le travi si sono spezzate e il tetto è distrutto. La mente si è liberata dal peso della materia e ora non è più consumata dalla sete.
Dhammapada Mondadori 2018 

*altre traduzioni riportano “Artefice” o “Costruttore”.

Nella sceneggiatura del film di Bertolucci tale dialogo recita:

Māra – Tu che t’inoltri dove nessun altro osa, vuoi essere il mio dio?
Siddharta – Architetto*, finalmente ti ho incontrato, tu non ricostruirai più la tua casa
Māra – ma io sono la tua casa e tu vivi in me
Siddharta – O signore del mio ego tu sei pura illusione, tu non esisti. La terra mi è testimone. * (nota: Achitetto viene da Arké sostanza primordiale e Tektòn costruttore).

Questo è un punto cruciale. Perché schiude all’Uomo la possibilità, nel transito terrestre, di liberarsi in vita da ogni forma di condizionamento e di attaccamento.

Riflessioni operative

Purtroppo oggi la Massoneria, o per meglio dire “le” tante Massonerie che popolano il pianeta, non sembrano in grado di sostenere e realizzare la grandezza della propria eredità iniziatica.

Rémi Boyer, considerato il più grande metafisico vivente, in un’intervista del 2019 rilasciata ad Emmanuel Thibault per la rivista Historia Occultae, definisce l’odierna Massoneria “un desiderio senza operatività”:

E.T.: Secondo te, la Massoneria è sempre una spiritualità vivente?

Rémi Boyer: È un desiderio. La Massoneria continua ad essere, o almeno così spero, la possibilità di una spiritualità viva. Le istituzioni massoniche, spesso sterili quando non tossiche, dovrebbero essere distinte dal lavoro svolto nelle logge. Per fortuna i cercatori sinceri fanno un vero lavoro iniziatico. Vale la pena notare la qualità della produzione letteraria massonica, che si oppone alla mediocrità quasi generale delle istituzioni massoniche. Solo alcune obbedienze o ordini massonici garantiscono l’indispensabile quadro iniziatico di cui le logge hanno bisogno. Fondamentalmente mancano pratiche psicofisiologiche e fonti spirituali. Cerimonie e rituali non sono spettacoli ma parentesi. Per supportare i risultati che le cerimonie introducono, è necessaria una serie di pratiche, assenti salvo eccezioni. Questo è il motivo per cui molti Massoni cercano altrove, dall’Ortodossia al Buddismo, le pratiche di base che la Massoneria non è in grado di proporre loro. Anche se ovviamente ci sono alcune eccezioni.

Tornando al Buddismo e alle sue affinità con la tradizione latomistica, segnaliamo, con piacere, un incontro interconfessionale avvenuto il 20 ottobre 2018 nella Casa Massonica del G.O.I. di via Pirelli a Milano, il cui resoconto è riportato dalla Rivista Erasmo.

In quell’occasione il Lama Paljin Tulku Rinpoce del Centro Mandala ha dichiarato:

Massoneria e Buddismo, sono percorsi iniziatici, mezzi di purificazione che prevedono un’iniziazione e un addestramento, partendo da un fondamento che è la purezza.

(…) La meditazione, che è la preghiera del praticante orientale, può essere effettuata solo se c’è una spinta interiore, e, nel buddismo tibetano, è delegata a differenti passaggi: i preliminari, che implicano la purificazione del corpo, della parola e della mente attraverso specifiche tecniche, specifiche posizioni, tra cui c’è anche la prosternazione che non è diretta verso una divinità: in segno di umiltà il devoto appoggia la fronte sul sentiero che sta percorrendo.

Ma la purificazione è legata anche ai mantra, che per avere energia e potenza e devono però essere recitati con convinzione, e alle riflessioni sulla necessitò di arrivare rapidamente all’obiettivo finale, che quello di sviluppare altruismo e comprensione e la volontà di aiutare gli altri a eliminare la sofferenza.

Solo quando ci si è purificati, ha detto il Lama, si può avere rapporto con una figura di riferimento del pantheon buddista, figure che sono simboli non entità esistenti, che servono per seguire il proprio percorso mentale ed elevarsi spiritualmente, nelle quali identificarsi fino a diventare della stessa luce, dello stesso sapore.

Il passaggio successivo, conclusivo, è l’assorbimento meditativo, una condizione di interiorità che mette chi pratica la via in relazione con un assoluto stato mentale di estrema purezza (…) fino al raggiungimento della consapevolezza in forma piena che siamo tutti uno.

E l’universo è un’unica energia. Le iniziazioni, ha spiegato ancora Rinpoce, sono di vario livello: inferiore, medio e superiore. La finalità è quella di essere utile al prossimo di trovare la luce che nostre passioni velano.

India e Universalismo Massonico

Come è noto la moderna Massoneria speculativa storicamente nasce cristiana e dall’Inghilterra si diffonde rapidamente nel mondo.
La Costituzione del Pastore Anderson, datata 1723, prescrive che un massone

non dovrà mai essere uno stupido ateo né un libertino senza religione.

Si richiede al candidato

quella religione in cui tutti gli uomini concorrono tenendo per sé le loro particolari Convinzioni.

Dopo decenni di dibattiti, nel 1815 la Gran Loggia Unita d’Inghilterra cambia la vecchia formula con un nuovo enunciato:

qualunque sia la fede la religione o il modo di praticarla nessuno sarà escluso dall’Ordine purché creda nel Glorioso Architetto del Cielo e della Terra e pratichi i sacri doveri della moralità.

Siamo ancora in una cornice di tipo monoteistico, compatibile con le religioni di discendenza abramitica.

La fondazione della prima Loggia in terra d’India, a Calcutta, risale al 1730. Da quel momento in poi assistiamo alla fioritura di nuove Logge. All’inizio, vengono accolti e iniziati soltanto Parsi, seguaci del Mazdeismo, e Musulmani. Ci vorrà un secolo perché le porte del Tempio si possano aprire anche ai bussanti legati alle spiritualità locali, nate nel solco dell’immensa e articolata tradizione indù. La maggior parte di tali scuole sono contraddistinte da un complesso teismo, seppure metafisicamente riconducibile ad una fonte cosmica unitaria.

Finalmente, per vocazione esoterica o per mera necessità di espandersi in nuovi territori, la Libera Muratoria sembra trovare la propria vocazione Universale. Oggi la Gran Loggia d’Inghilterra e la maggior parte delle Massoneria di tutto il mondo accoglie tra i propri membri i Buddisti consentendo loro di prestare il giuramento iniziatico sul Dhammapada.

Tra la Massoneria, soprattutto d’estrazione ermetica e il Buddismo Vajrayana, uno sviluppo del Buddismo Mahayana oggi presente solo in Tibet, ci sono molti punti d’affinità. Simboli comuni, parole di passo e di potenza e toccamenti che coinvolgono chakra della gola del petto e dell’ombelico come nei gradi di Apprendista, Compagno e Maestro.

A conforto di questa tesi può essere utile richiamare una testimonianza tratta dal 1° volume dell”Introduzione alla Magia’ del Gruppo di Ur, di cui fecero parte Massoni del calibro di Arturo Reghini ed Emilio Servadio, dove il termine “Magia” assumeva il significato di operatività, di Scienza dei Magi, e non certo di basso occultismo ottocentesco.

In un capitolo intitolato ‘La via della realizzazione secondo il Buddha’ vengono presentati alcuni passi operativi dell’antico canone buddhista, il Majjhima-nikaya, relativo alle discipline utili a realizzare lo stato di Nirvana che, sia detto una volta per tutte, non è una forma di annientamento ma il nome “impossibile” e incomunicabile, per definire lo stato incondizionato dell’essere.

Dopo una fase di preparazione che tende ad aprirsi ad un senso di Universalità, di compassione e di non-dualità con il creato, seguita da una disciplina del distacco e continua presenza di sé, si passa ad una fase attiva di auto-percezione che, modernamente, ricorda certi esercizi di Gurdjieff legati al Ricordo di sé.

Cosciente egli inspira, cosciente egli espira. Se inspira profondamente, egli sa: « Inspiro profondamente; se inspira brevemente egli sa: «Inspiro brevemente» Egli permane indipendente, nulla bramando al mondo (…)

Chiarocosciente egli viene e va, chiarocosciente guarda e distoglie lo sguardo, chiarocosciente si lava, chiarocosciente porta l’abito e la ciotola, chiarocosciente mangia e beve, mastica e gusta, chiarocosciente si vuota di feci ed urina, chiarocosciente cammina e siede, si addormenta e si desta (…)

E vigila il discepolo presso le sensazione sulla sensazione. Egli sa, quando prova una sensazione piacevole: lo provo una sensazione piacevole; sa, quando prova una sensazione dolorosa: «Io provo una sensazione dolorosa»; sa, quando prova una sensazione né piacevole né dolorosa (…) conosce l’animo bramoso come bramoso e l’animo non bramoso come non bramoso, l’animo astioso come animo astioso e l’animo non astioso come animo non astioso, l’animo illuso come animo illuso e l’animo senza illusioni come senza illusioni, l’animo raccolto e l’animo distratto, (…) l’animo calmo e l’animo inquieto, l’animo redento e l’animo vincolato (…)

chiarocosciente, egli conosce. «In me vi è brama» – «In me non vi è brama», egli osserva quando la brama comincia a svilupparsi, osserva quando, divenuta palese, essa viene rinnegata, osserva quando la rinnegata brama in avvenire più non risorge. «In me vi è avversione», «In me vi è accidia» – «In me vi è superbia» – «In me non vi è superbia» – «In me vi è dubbio».

Ex Oriente Lux

Per molti il Buddismo è una religione, per altri una filosofia, per altri ancora un pensiero, una visione del mondo. Il Buddismo è senz’altro tutto questo, in quanto ci invita e ci sprona a condurre una vita eticamente retta, ad essere consapevoli dei pensieri e delle azioni che compiamo. A sviluppare saggezza e comprensione. Ma all’occhio allenato dell’esoterista appare più semplicemente una Via, una forma tradizionale fiorita, al pari di altre, dalla comune matrice induista.

Tale Via, proprio come accadde e accade alla Massoneria moderna, si colora e si declina in modo variegato a seconda delle diverse culture del mondo e si personalizza in ogni cammino individuale pur conservando inalterati i postulati di fondo, l’essenza dell’insegnamento.

La Massoneria è un’associazione iniziatica che professa i principi di Libertà, Uguaglianza, e Fratellanza, vincola i propri adepti al rispetto delle opinioni altrui, delle leggi dello Stato e della Costituzione. Come è noto, nel corso delle Tornate di Loggia, non permette discussioni politiche e religiose “divisive”. Inoltre, per antica tradizione i Liberi Muratori sono adogmatici e rispondono solo alla propria coscienza. Non ad una fede. Allo stesso modo Buddha esortò i suoi seguaci a verificare sempre il suo insegnamento in modo” sperimentale” piuttosto che accettare ogni sua parola come vera.

Ancora: i Massoni, in quanto iniziati, s’impegnano, attraverso un giuramento/promessa solenne, a praticare gli ideali dell’Istituzione e a percorrere incessantemente la via iniziatica tradizionale. Sono anch’essi “voti”, né più e né meno come i voti richiesti ad un monaco di un Ashram nepalese, tibetano o europeo. Tali voti, giuramenti o promesse, sono dichiarazioni che si pronunciamo ad alta voce di fronte a sé stessi e alle proprie orecchie. Esse impegnano prima di ogni altro il proprio Io superiore, il proprio testimone spirituale. Sarebbe un’occasione persa da un punto di vista esoterico, considerare il principale destinatario di tale impegno solamente la struttura amministrativa o organizzazione umana incarnata dalla tale o dalla talaltra Obbedienza.

Massoneria e Buddismo convengono e convergono su uno stesso punto: il rispetto di ogni Credo e Religione. Come la Massoneria, il vero Buddismo è un’esperienza concreta e vivente. Non si occupa di etichette quali “cristiano”, “musulmano”, “indù” o “buddista”. Ecco perché non sono mai state combattute guerre in nome del Buddismo. Ecco perché i Buddisti, come i Massoni, non “predicano” e intervengono solo laddove ci siano sincere domande che cerchino altrettanto sincere risposte.

La Compassione buddista presenta profonde analogie con il senso di Fratellanza Universale Massonica. Un sentimento cosmico che travalica lo stretto ambito delle Logge per estendersi “al bene e al progresso dell’umanità”. I nodi d’amore che corrono lungo il perimetro del Tempio massonico legano non solo uno spazio rituale ma si estendono, idealmente, a tutto il Creato. In Massoneria la calcina dell’amore, che viene applicata attraverso la Cazzuola, serve a riparare, intonacare e a livellare le piccole, miserabili crepe ed imperfezioni della comunità degli individui liberi e diversi. L’etica attiva e proattiva del Buddismo, quanto quella della Libera Muratoria, ci spinge attraverso mille simboli, ad “unire ciò che è sparso” e a “fare agli altri ciò che ciascuno vorrebbe fosse fatto a te sé stesso”. Ma per farlo “rettamente” dobbiamo, a monte, sviluppare la consapevolezza che riusciremo davvero a capire gli altri solo quando, una volta purificati dalle parti più basse, egoiche e tamasiche del nostro “composto” umano, sapremo veramente conoscere e migliorare noi stessi.

Il presunto ateismo

Un ultimo brevissimo focus merita la presunta questione dell’ateismo buddista. Un falso problema che comporterebbe una trattazione a parte ma a cui, pur per rapidi accenni, dobbiamo dare una succinta risposta.

Il Buddismo, nelle sue tre forme principali, Hinayana, Mahayana e Vajrayana, non è né ateo né agnostico. Si pone semplicemente al di là del duale, nella prospettiva del “dio senza nome e senza attributi”, quel Vuoto primordiale da cui scaturisce ogni manifestazione. Lo stesso mistero tratteggiato dal Tao Te Ching (il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao) o dall’indicibile Sé dell’Advaita Vedanta (non questo, non quello).

Conclusioni

Ha percorso il fangoso cammino delle rinascite e dell’illusione, difficile da lasciare, ed è andato oltre, ha raggiunto l’altra sponda. Libero da ogni dubbio e desiderio, ha trovato la pace.
Buddha – Dhammapada

Considero il dialogo tra Massoneria e Buddismo che, ribadiamo, è iniziato almeno tre secoli or sono con la diffusione delle Logge inglesi in India, un apporto fecondo e per certi versi spiritualmente ineludibile.

Quello del Buddismo è, a mio avviso, un portato sapienziale, un’esperienza viva che invita ad un nuovo salto evolutivo, adogmatico e rivoluzionario, in nome del famoso detto:

Se vedi un Buddha uccidilo!

Occorre fare una sana pulizia del mentale per uscire dalla fissità della consuetudine. Dalla retorica, dalle auto celebrazioni. Dal feticismo delle liturgie iniziatiche. L’Essere è oltre il passato,  oltre il futuro. È qui ed ora.

Il divino che è in noi ci chiama a destabilizzare la nostra personalità profana, un drago infuriato, poco propenso a cedere il passo al Cavaliere della Luce, non a stabilizzarci nelle nostre convinzioni rigide e dogmatiche.

Il Buddismo, infine, ci offre un ottimo esempio vivente di operatività costante, quotidiana, di lavoro su di sé. E ci invita, senza prosopopea, ma soprattutto con l’esempio, ad operare, a risvegliarci da una routine massonica letargica e scostante che dimentica la disciplina del lavoro su sé stessi.

Lo sguardo sorridente ed enigmatico di Buddha ci ispira a vivificare, nel Silenzio, gli strumenti della costruzione: spoliazione dei metalli, presenza, meditazione, percezione, respirazione consapevole.

Come scriveva Kierkegard:

dobbiamo cercare di creare il Silenzio e condurre gli uomini al Silenzio.

Gli fa eco Schopenauer, forse il filosofo del XIX secolo più influenzato dal Buddismo, che scrive:

Dall’albero del Silenzio pende il suo frutto, la pace.

Ecco, l’albero del Silenzio è lo stesso albero della Vita, il Centro assiale di ogni percorso iniziatico. Un archetipo che ricorre in tutte le Scuole e forme tradizionali.

Il rischio, nell’odierna Massoneria, è che il Carpentiere – Muratore, non riesca o non sappia spaccare la pietra con gli strumenti di lavoro per estrarne il centro vivo.

Auspichiamo che l’Ascia, che oggi sopravvive piantata sulla sommità della pietra cubica cuspidale nel quadro di Loggia del grado di Compagno, ritorni ad essere non solo un simbolo iconico, una memoria culturale, ma un attrezzo operante e operativo da utilizzare per ricostruire, sulle macerie dell’odierno e oscuro materialismo, quel mondo sacro che non potrà mai andare perduto.

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Hermes

Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.