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Lasciar parlare i fatti?

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Fatti ed emozioni


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Un viaggio tra oggettività ed emozioni

I fatti valutano i fatti, ma non conoscono nulla delle emozioni che li hanno prodotti.
Possiamo ammassarne quanti ne vogliamo ma non sapremo niente della realtà complessiva che li hanno determinati.
Non esiste un’enciclopedia perfetta e chi ne fa sfoggio, per dirla con Nietzsche, è solo un perdigiorno viziato nel giardino del falso sapere.

Proviamo a gettare lo sguardo sulle cosiddette scuole di “élite” o meglio definite di eccellenza. Le loro conoscenze sono filtrate in relazione al “prodotto sociale” cioè allo scopo di instradare gli allievi verso la mera produttività.
Oggettivamente vengono molto ben preparati, ma comunque ammantati dall’unico obiettivo ideologico chiamato business.

Che cosa ci dicono, perciò, i fatti?
Che se ne possono conoscere a migliaia, senza però che ciò voglia dire la capacità di comprenderli veramente a fondo.

Basti pensare al giudizio che viene dato quando si leggono articoli di cronaca nera o di disgrazie. Il pensiero comune è spesso di condanna, sulla base dei fatti, senza comprenderne minimamente i risvolti, senza nulla sapere su ciò che è accaduto “dietro alle quinte” di quegli stessi eventi.

Perciò, lasciar parlare i fatti equivale a trattare la conoscenza con evidente slealtà, poiché nessun fatto è completo, se valutato rifiutandosi di osservarlo anche dal punto di vista psicologico, sociale, epocale, temporale ed emotivo.

I social sono spesso navigati dai “dotti” che tutto credono di sapere, ma si tratta di tuttologi ingrigiti, che non sanno apportare un solo pensiero nuovo a quel poco sapere di cui si vantano con orgoglio.

Sono replicanti di articoli di giornali, e nulla più di questo.
Sono riproduttori altezzosi di trafiletti, di link assorbiti senza la minima capacità di senso critico.

I fatti! Si basano su ciò che reputano essere fatti oggettivi.
È come se un pesce, trovandosi in un piccolo acquario casalingo, pensasse di conoscere l’oceano intero. Per lui, infatti, quella vaschetta è il mare e crede non ci sia altro involucro marino al di fuori del proprio.

È difficile, davvero difficile, accettare l’idea di essere ignoranti, di non sapere o sapere ben poco.

Il mondo interiore dell’essere umano è infinito e spaventa la fatica di mettersi a cercare di capire quali immensità si nascondano nella sua mente.
Più facile è ingannare se stessi, e gli altri, volendo dimostrare di sapere tutto e di non avere dubbio alcuno.

Che cosa dire, per esempio, di questo testo?
Esso è statico, fermo, immobile. Se lo leggerai mille volte per mille volte ti ripeterà le stesse identiche parole.
Ma nessuna interpretazione di esso può essere altrettanto statica e sovrana.

Il testo è certamente un dato di fatto. Ma di per sé non dice nulla.
Saranno i vostri pensieri a muoverlo e a renderlo vivo in infiniti modi che solo voi, dentro a voi stessi, conoscerete.

È sempre giusto, perciò, lasciar parlare i fatti?
Quanti altri fatti hanno mosso l’ultimo fatto?
E quanti ne muoverà ancora?

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natyan

Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.