Home Rubriche Tra cielo e terra Iniziazione e morte dell’Io

Iniziazione e morte dell’Io

558
morte dell'Io


Download PDF

Massoneria e presunzione

Ci siamo soffermati diverse volte sul discorso del percorso iniziatico, inteso in senso generale ma anche più strettamente latomistico.

Ne abbiamo affrontato diversi aspetti, compreso quello che riguarda le spinte e gli atteggiamenti anti iniziatici.

Una prospettiva che abbiamo trattato solo in maniera indiretta è la correlazione tra iniziazione, controiniziazione e Io.

Il percorso di elevazione è soprattutto un lavoro sull’Io, questo in ogni tradizione.

A partire da quelle orientali.

Studiare la Via del Buddha è studiare se stessi. Studiare se stessi è dimenticare se stessi. E dimenticare se stessi è percepire se stessi come tutte le cose. Realizzare questo è lasciar cadere mente e corpo di se stessi e degli altri. Una volta che avete raggiunto questo stadio, sarete distaccati anche dall’illuminazione e la agirete ininterrottamente, senza pensare ad essa.
Eihei Dōgen zenji – Shōbōgenzō – Genjō kōan – La Realizzazione del Risveglio

Visione complessa e particolare quella di Eihei Dōgen, fondatore della scuola buddista giapponese Zen Sōtō, che, attraverso il superamento di affermazione e negazione, delinea la strada per l’illuminazione.

Gli opposti che si conciliano, la tesi e l’antitesi che si riuniscono nella sintesi.

Andare oltre la manifestazione per ritrovare l’Uno.

Ma, soprattutto, nella citazione arriva una prima indicazione per il nostro discorso. Studiare se stessi è dimenticare se stessi, fino ad identificarsi nel Tutto.

Anche senza arrivare all’ascetismo o al misticismo, agli estremi della morte dell’Io, questo è considerato, in praticamente tutte le tradizioni, come un ostacolo verso l’autorealizzazione.

Purificati degli attributi del sé, al fine di poter contemplare la tua propria essenza pura.
Rûmî – Meditazione

Limitare il Sufismo all’Islam potrebbe essere riduttivo.

Molti sono i legami con il cristianesimo, o con la cultura popolare, anche se raffinata, come quella ad esempio di un Battiato.

Riportami nelle zone più alte
In uno dei tuoi regni di quiete
È tempo di lasciare questo ciclo di vite
E non abbandonarmi mai
Non mi abbandonare mai.
Franco Battiato – L’ombra della Luce

Versi che tanto ricordano quelli dello stesso Rûmî.

O Luna per la quale la volta celeste è sconvolta!
Tu me distruggi e sconvolgi: non farlo!

Dov’è il patto, dov’è il contratto che tu stringesti con me?
Vorresti violare la tua promessa e il tuo patto: non farlo!

Perché far promesse, perché giuramenti e scongiuri?
Vorresti violare la tua promessa e il tuo patto: non farlo!

O Tu la cui corte è al di là del nulla e dell’essere
In questo istante stai scomparendo dall’essere: non farlo!

Rûmî – Mathnavi

O anche ai Salmi.

Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
da me non stare lontano;
vieni presto in mio aiuto,
o Signore, mia salvezza.
Sal 37,22-23

E come non far riferimento a Carlos Castaneda?

A parte tutto l’affascinante discorso circa il punto d’unione, che non rientra nel nostro discorso ma di cui ci occuperemo prossimamente, è interessante la visione che traspare dalle opere dell’antropologo peruviano.

Soffermarsi troppo sull’io causa una terribile stanchezza. Un uomo in questa condizione è sordo e cieco a tutto il resto: è la stanchezza stessa a fare sì che non veda più le meraviglie che lo circondano.
Carlos Castaneda – La ruota del tempo

Essere troppo orientati all’Io porta a non dedicare la giusta attenzione a quello che ci circonda.

E quando si è pronti, si viene consumati da un fuoco interno, come scintilla originaria si torna al Tutto, al becco dell’Aquila.

Mi hanno già conferito il potere che regge il mio destino, e io nulla stringo, così non avrò nulla da difendere. Non ho pensieri, così potrò vedere. Non temo nulla, così ricorderò me stesso.
Distaccato e sereno, sfreccerò oltre l’Aquila, verso la Libertà.
Carlos Castaneda – Il dono dell’Aquila

Si arriva a nuove sfere di esistenza.

Il discorso circa l’Io, riguarda ovviamente, anche la Massoneria, come percorso di elevazione personale.

Il primo viaggio nella terra invita, innanzitutto, a conoscere se stessi, i propri difetti, le proprie paure, le proprie viltà.

Per lavorare alla pietra grezza che ognuno di noi è metaforicamente, nel tentativo di smussarne le asperità, di livellarla, di levigarla.

Fino a diventare pietra perfettamente squadrata.

Un percorso che dovrebbe portare a prendere le distanze dal proprio Io.

L’orgoglio, la presunzione, distraggono dalla propria strada.

La presunzione è la nostra più grande nemica. Pensaci – ciò che ci indebolisce è il sentirci offesi dalle azioni o dalle malefatte dei nostri simili. Essere presuntuosi significa spendere gran parte della propria vita offesi da qualcosa o qualcuno.
Carlos Castaneda – Gli insegnamenti di don Juan

Energie sprecate nella direzione sbagliate.

Quelle della vanagloria.

Esperienze professionali ed elenchi di cariche esibite come se fossero garanzia di elevazione, mentre ostentarle è segno dell’opposto.

Un triste lei non sa chi sono io in salsa anti-iniziatica.

Un guerriero non ha bisogno di una storia personale. Un giorno scopre che non gli è più necessaria, e la abbandona.
Carlos Castaneda – La ruota del tempo

Litanie di ho detto, di ho fatto.

Le cose si dovrebbero fare perché ci si crede, perché quello che si desidera è il risultato delle proprie azioni, non l’essere elogiati o ricompensati per queste.

I graditi doveri di cui abbiamo parlato in un precedente scritto.

Quando fai qualcosa, dovresti bruciarti completamente, come un buon falò, senza lasciare traccia di te stesso.
Shunryu Suzuki

Così come la conoscenza che l’iniziato persegue non può essere quella nozionistica, o l’esibizione di vuota erudizione.

Sterile esibizione, come quella di un pavone che fa la ruota, priva di Bellezza.

Io non sono “con-genere” al Sovrano, lungi da me
ma ricevo nella Sua Manifestazione una luce da Lui
E poiché il nostro “genere” non è quello del Sovrano
la sostanza nostra nella Sostanza Sua si annullò

E dopo che si fu annullata la nostra sostanza, Lui rimase, solo!
Sotto lo zoccolo del Suo cavallo io voglio essere qual polvere
Polvere divenne la mia anima: le sue ultime tracce
sono l’Impronta lasciata dal Suo piede su questa polvere
Perciò fatti polvere, per avere questa Impronta
e diventerai diadema sul capo dei signori del mondo!

Rûmî – Mathnavi

L’umiltà come via verso il divino.

Se è vero che il Massone vuole essere Dio, non dovrebbe farlo attraverso la superbia.

In un altro articolo abbiamo citato un racconto di Borges, La scrittura del Dio, tratto dall’Aleph.

Tzinacàn perviene alla divinità solo quando abbandona i suoi propositi di vendetta.

Fino a quando non si spoglia dell’Io e perviene al Tutto.

Forse si diventa Dio quando si è indifferenti al potere, perché il regno che l’iniziato cerca non è materiale.

Il mio regno non è di questo mondo;
Giovanni 18,36

Se si crede che Dio è il Tutto, allora è l’inquisizione come Tzinacàn.

Muoia con me il mistero che è scritto nelle tigri. Chi ha scorto l’universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell’uomo è lui. Quell’uomo è stato lui e ora non gl’importa più. Non gl’importa la sorte di quell’altro, non gl’importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno. Per questo non pronuncio la formula, per questo lascio che i giorni mi dimentichino, sdraiato nelle tenebre.
Jorge Luis Borges – L’Aleph

Se Dio è il tutto, pervenire alla divinità non significa essere un dio assieme ad altri dei, ma risalire all’Uno.

Print Friendly, PDF & Email

Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.