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Ad utrumque paratus: la filosofia Iniziatica contro l’Incertezza

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Ad utrumque paratus


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Quasi immediatamente compresi; il giardino dei sentieri che si biforcano era il romanzo caotico; le parole ai diversi futuri (non a tutti) mi suggerirono l’immagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio.

Una nuova lettura di tutta l’opera mi confermò in quest’idea. In tutte le opere narrative, ogni volta che s’è di fronte a diverse alternative ci si decide per una e si eliminano le altre; in quella del quasi inestricabile Ts’ui Pên, ci si decide – simultaneamente – per tutte. Si creano, così, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano.
Jorge Luis Borges

Negli antichi cenacoli esoterici, circola un antico adagio che racchiude l’essenza stessa dell’iniziazione spirituale: “ad utrumque paratus”, ovvero “pronto ad affrontare entrambe le situazioni”.

In un mondo dove l’unica costante è il cambiamento, questa massima risuona con una potenza inaspettata, invitandoci a una profonda riflessione sulla nostra capacità di abbracciare l’ignoto.

Per l’adepto, colui che intraprende il sentiero della conoscenza occulta, “ad utrumque paratus” rappresenta l’accettazione di un paradosso fondamentale: unire luce e ombra in un’unica visione trascendente.

Il neofita è come un viandante che si avventura in un cammino che si biforca continuamente.

Da un lato, gli si para innanzi l’abisso oscuro dell’inconscio, il regno delle ombre interiori e degli istinti primordiali. Dall’altro, brilla la vetta dell’illuminazione spirituale. Due opposti apparentemente inconciliabili, eppure l’adepto è chiamato ad affrontarli entrambi.

Nelle fasi iniziali, egli deve avere il coraggio di scendere negli inferi della psiche, esplorando le profondità dell’anima umana. Solo accettando le proprie oscurità, può trovare la forza per ascendere verso la luce superiore.

Man mano che procede, impara a vedere il mondo con occhi nuovi. Le dualità di bene e male, maschile e femminile, non sono più contrapposizioni conflittuali, ma aspetti complementari di un’unica realtà divina.

Proprio come l’alchimista medievale, l’adepto trasmuta la materia grezza della sua stessa natura umana in oro spirituale. Nell’athanor della sua coscienza, fonde gli opposti in un’armoniosa sintesi, la “coincidentia oppositorum” tanto ambita.

In questo processo di unione degli estremi, sta il vero potere dell’iniziato: la chiave per accedere ai misteri più profondi dell’esistenza e abbracciare l’intera realtà.

“Ad utrumque paratus” diventa il grido di vittoria dell’iniziato, l’affermazione della sua capacità di trascendere ogni dualismo e celebrare le polarità della vita con resistenza interiore e flessibilità mentale.

È un invito a vivere con intenzionalità, abbracciando ogni aspetto dell’esistenza con equilibrio e saggezza, pronti ad accogliere con olimpica serenità qualsiasi destino ci riservi il domani.

In un’epoca segnata da incertezze globali e dilemmi morali, questo antico motto assume nuove sfumature sociologiche. Non si tratta solo di prepararsi alla guerra o alla pace, ma di affrontare le sfide esistenziali che definiscono la nostra umanità e il nostro ruolo all’interno della comunità interconnessa.

“Ad utrumque paratus” è una filosofia di vita che ci incoraggia a essere proattivi, resilienti e consapevoli, intraprendendo un viaggio iniziatico verso la comprensione profonda del Sé e del mondo.

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