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Il silenzio e l’odiatore

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Quando sarebbe meglio tacere?

Il linguaggio offensivo è scontato, banale, noioso, ne sono capaci tutti, dalle persone più rozze agli intellettuali più agguerriti.
Ben più raro e difficile è il Silenzio di chi dispone della capacità di rispondere in modo tagliente, ma se ne astiene.

Mi chiesero:

Perché mai dovrei reprimere un attacco nei confronti di chi si meriterebbe una lezione?

Sarebbe come evitare di combattere rifiutandosi di salire sul ring dello scontro verbale. L’avversario, così facendo, ottiene una vittoria assicurata!

Sei davvero certo di rimanere sconfitto?

Non conosci la forza del Silenzio?

È l’insulto più potente, poiché l’altro passerà il suo tempo a crogiolarsi nell’immaginazione autodistruttiva.

Cercherà di capire, facendosi innumerevoli film mentali, cosa pensi di lui.

Ti metterà in bocca parole di odio contro a se stesso e ti risponderà a tono esacerbandosi l’anima all’infinito, ma tu non ci sarai, non ne saprai nulla; vivrai tranquillo occupato nelle tue faccende, mentre l’altro, anziché pensare alle proprie, perderà il tempo ad occuparsi degli affari tuoi.

Ti vorrà trascinare nel suo odio, ma tu ne resterai fuori, godendoti la vita a tuo piacere.

Non si dice forse che la calma sia la virtù dei forti? Perché dunque pensi che non salire sul ring sia un segno di debolezza e di sconfitta?

Mentre tu rimani tranquillo e in Silenzio l’altro si agita e si contorce, perfino accusandoti di essere la causa del suo dolore, del tutto ignaro di avere un unico grande nemico dentro di sé che lo forzerà a rimanere sul ring prendendosi a pugni da solo.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.