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I canali giusti

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Carla Guardascione


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Quando si decide che la propria vocazione artistica ci destina a grandi successi, oltre a concentrarsi sulla ricerca del talento particolare di cui si è portatori sani, bisogna cominciare a darsi da fare per una ricerca ancora più impegnativa: quella dei canali giusti.

giornalista miopeQuesto per evitare che il proprio pubblico sia tristemente composto un anno dopo l’altro, da amici e parenti, e poi di volta in volta ancora solamente più amici degli amici e parenti dei parenti.

Insomma uno ha veramente successo solo quando trova qualcuno che, oltre a mettere i soldi nella produzione, li mette pure nella distribuzione, oltre a farti fare l’opera, porta gente a vederla.

Vecchie glorie del cinema e della televisione insorgeranno proclamando che “al talento e solamente al loro talento” debbono il successo ottenuto. Ma non è così.

Non perché si voglia cavalcare l’altrettanto abusata narrazione dei favori sessuali, quanto perché non c’è niente di più facile che si diventi “soci” tra attori e registi, che si rinsaldino amicizie nel tempo ed allora come le coppie Sorrentino/Servillo, Guarino/Adinolfi, Sandra e Raimondo ci sia la tendenza sempre a lavorare “tra loro” e che ci si costruisca e si giovi di un pubblico portato nella sale dalla pubblicità e dalla voce che gira nei posti “GIUSTI”.

Allo stesso modo il noto aiuto regista Zeffirelli otterrà il successo ed il posto nel mondo anche grazie ai consigli del regista Visconti… fin lì servito. E via così.

A popolare la cerchia dei consigliatori, poi, una volta erano non solo i politicanti, ma pure gli scrittori, i giornalisti, gli opinion leader, i critici… insomma i “canali giusti” servono.
Anche in presenza di uno smisurato talento.

Potrete combattere queste parole, ma restano (ahinoi) i tristi fatti.
Allo stesso
modo i talenti vengono letteralmente bruciati da quello con i canali giusti, se si convince che non siete “all’altezza” di fama e successo… quante volte poi avrete sentito la storia degli stenti che trasformano sconosciuti camerieri in stelle di Hollywood… e bla bla bla.

Ebbene la storia fa presto a dimenticare i nomi di quelli che fanno il bello a cattivo tempo … così per caso mi sono imbattuta in un tizio che pare la storia l’abbia fatta davvero.

Signori quest’uomo è presentato come lo scopritore di Frank Sinatra, e sembra che raccolse pure in “un rigagnolo” di Broadway Bing Crosby, ovvero le due voci maschili più famose di Hollywood.
Signore e signori: Irving Hoffman!

Era giornalista per “The Hollywood Reporter”, un giornaletto di neanche tanta fama, per il quale Hoffman tiene una rubrica “Tales of Hoffman” (I racconti di Hoffman), in cui si diverte a fare il bello ed il cattivo tempo sull’universo teatrale ed editoriale di Hollywood.

Tutto quello che lui riteneva meritevole di successo lo otteneva e viceversa. Di una commedia aveva scritto che non c’era nulla di riprovevole nel terzo atto, dal momento che, aggiunse “Me ne sono andato a metà del secondo”.

“Di un’attrice esordiente diede il seguente giudizio <<Il meglio che posso dire di lei è che ha saltato alcune battute: e ciò mi è sembrata un’ottima idea>>. Friederich March, Bette Davis, Miriam Hopkins, David Selznick si ammalarono di fegato per le sue critiche.
(…) Shirley Temple, Judy Garland, Edward Robinson, Orson Welles, Miriam Hopkins, Walter Pidgeon, Virginia Mayo, Barbara Stanwyck, James Cagney, Doris Day, Van Johnson e tanti altri debbono in gran parte a Hoffman l’avvio della loro carriera. Hoffman impose a Hollywood Claudette Colbert quando, …, le porte del cinema si aprirono agli attori di teatro.
Hoffman scoprì Lizabeth Scott in un night-club, Laureen Bacall nella casa di mode sottostante il suo ufficio, Burt Lancaster in un ruolo secondario sul palcoscenico di un teatrino di Brodway”.

ArturoGina Lollobrigida Lusini corrispondente per Oggi in America.
Era un genio, una canaglia, un uomo giusto, un idiota, un benefattore? Non lo sapremo mai. Perché la verità sull’arte, soprattutto in questo capo finisce con l’essere un giudizio soggettivo. Se un soggetto “vende”, avrà successo.

Pensate che questo talent scout fu autore pure di una sponsorizzazione della Ginona nazionale, la Lollo, per una sua ascesa nel pianeta del cinema americano. Aveva infatti visto la Lollobrigida in un suo film e ne aveva cantato l’elogio. A partire da questi complimenti il produttore Howard Hughes invitò la Lollobrigida in America, del progetto nel merito non si fece nulla, ma l’attrice ottenne la popolarità negli Stati Uniti semplicemente perché il giornalista si era occupato di lei.

Carla GuardascioneSappiamo bene quanto imbattersi nei canali giusti sia importante per la popolarità. Molti fanno dei mancati incontri il motivo della loro mancata carriera. Allo stesso modo spesso abbiamo la possibilità di vedere gentaglia calcare immeritatamente le scene solamente perché qualcuno si è invaghito di “nonsisabeneche”.

Sono tanti gli artisti che restano sulla porta della popolarità perché non hanno la fortuna di incontrare un Irving Hoffman, così come tanti che davvero meritano, hanno pure la fortuna di farcela.

Mi sento di dire a tutti che la forza, anche da artisti, si può fare solamente prestandosi pure a essere spettatori.

Solamente continuando a frequentare quei posti, a volte davvero piccoli, dove si ha la possibilità di vedere qualcuno davvero bravo.
Come è successo a me, guardando Carla Guardascione.

Carla Guardascione

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Barbara Napolitano

Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è dedicato ad una serie di monografie su protagonisti del teatro contemporaneo, tra i quali Vincenzo Salemme, Ottavia Piccolo, Isa Danieli, Luigi De Filippo, in onda per Rai5. Per la narrativa pubblica nel 2003 per la casa Editrice Amaltea “Zaro. Avventure di un visionauta”, a cui seguono, con diversi editori, “Il mercante di favole su misura” (2007), “Allora sono cretina” (2013) e “Pazienti inGattiviti” (2016). Il libro “Produzione televisiva” (2014), invece è dedicato al mondo della TV. Scrive sui blog “iltempoelafotografia” ed “il niminchialista cinematografico” dedicati alla multimedialità.