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18 premi e un red carpet

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Wanda Osiris


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– Ma perché per vincere un Festival bisogna fare sempre un film IMPEGNATO e IMPEGNATIVO?
– Perché altrimenti nessuno li farebbe. Vedi cara i film comici e quelli leggeri la gente va a vederli, fanno “Cassa”. I film impegnati, invece, per sopravvivere hanno bisogno dei Festival.
– Ma lei lo sa che nel 1932 a Venezia si premiava il film più divertente?
– Sarà stato per quello che chiusero i battenti diversi anni… E comunque guarda che hanno vinto anche film divertenti… come quello… ah sì: “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” ed è successo nel 1990!
– Ma se I protagonisti muoiono! Insomma lei è d’accordo con la giuria che ha votato quest’anno?
– Certo!
– E non le dispiace per i film italiani?
– Cara ma esistono già Festival solo per film italiani… i David di Donatello, per esempio.
– Ah, sì, è vero!
– E poi la vetrina, la vetrina! Io, è noto, indossavo piume e capelli biondi, scollature vertiginose e collier, lustrini corredati da tacchi alti… e poi adoravo le scale! A Venezia le scesi talmente bene… Pensi cara ragazza che io al festival nel 1954 ho ottenuto ben cinque minuti di applausi.
– Ma davvero?
– Certo guarda che i cronisti dell’epoca se lo ricordano.
Insomma Venezia è importante per la vetrina, il red carpet… hai capito?
– Sì… ho capito il tappeto rosso… poco volante…
– Pensa che nel 1954 si discusse molto della possibilità che il Festival si facesse ogni due anni…
– E perché?
– Perché i produttori cinematografici sostenevano che Venezia e Cannes li costringevano a costi insostenibili per produrre film di qualità e si riunirono a Locarno in un’Assemblea generale della Federazione Internazionale dei Produttori cinematografici per decidere il da farsi…
– Ma poi non se ne fece nulla, vero?
– No. Per fortuna si misero d’accordo sulla distanza stagionale. D’altra parte lo stesso Festival di Venezia si svolge al Lido per riempire alberghi che rischiavano di rimanere vuoti.
– Insomma lei al Festival ci veniva solo per farsi vedere?
– CERTO CARA! Tutti vengono per quello. Li favorisce addirittura il fatto che hanno inventato un milione di categorie! Altro che film italiani e stranieri del 1934! Ma quello che facevamo nel 34 dava scandalo per altri motivi… Insomma emergenti, restaurati, ce ne sono 18! 18 premi…
– Caspita 18!
– Ebbene sì cara… pensa che io scendo sulla terra solo per questo… Non c’è niente come la passerella di Venezia… nemmeno i suoi film… ora perdonami devo andare… C’è Macario che insiste a provare una nuova messa in scena ed Alberto non vuole prestargli la sceneggiatura di “Polvere di Stelle”… servo io a metter pace.

Insomma Wanda Osiris se ne va insieme ad un’altra edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

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Barbara Napolitano

Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è dedicato ad una serie di monografie su protagonisti del teatro contemporaneo, tra i quali Vincenzo Salemme, Ottavia Piccolo, Isa Danieli, Luigi De Filippo, in onda per Rai5. Per la narrativa pubblica nel 2003 per la casa Editrice Amaltea “Zaro. Avventure di un visionauta”, a cui seguono, con diversi editori, “Il mercante di favole su misura” (2007), “Allora sono cretina” (2013) e “Pazienti inGattiviti” (2016). Il libro “Produzione televisiva” (2014), invece è dedicato al mondo della TV. Scrive sui blog “iltempoelafotografia” ed “il niminchialista cinematografico” dedicati alla multimedialità.