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‘Fuori Campo – storie di rom nell’Italia di oggi’

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L’importanza del Cinema per scardinare ignoranza e pregiudizi

Il documentario ‘Fuori campo – storie di rom nell’Italia di oggi‘ di Sergio Panariello andrebbe inserito immediatamente nella programmazione di questi giorni dei canali della tv pubblica all’indomani delle dichiarazioni del Ministro dell’Interno sulla necessità di un censimento dei rom nel nostro paese.

Non contento il Ministro ha sottolineato che “purtroppo” alcuni rom sono italiani e quindi ce li dobbiamo tenere… confermando che quando si parla di questo gruppo etnico l’ignoranza regna sovrana.

In Italia la parola rom è quasi sempre associata a una condizione di precarietà e “al campo nomadi”. Le stime parlano di meno di 200.000 rom residenti in Italia. Di questi circa 40.000 vivrebbero in situazioni di disagio abitativo, che siano baracche, container, “centri d’accoglienza” in muratura o edifici fatiscenti occupati.

La maggior parte dei rom, invece, non vive nei campi, ma nelle case e affronta i problemi quotidiani come tutti. ‘Fuori Campo’ racconta alcune di queste storie, diverse tra loro, nelle premesse, nel contesto, nelle prospettive, ma tutte qui e ora, nell’Italia di oggi.

Il documentario – come la metafora cinematografica che lo intitola – si pone fuori dal campo visuale classico degli stereotipi sui rom e fuori dal campo nomadi, cercando e raccontando la vita quotidiana di donne e uomini rom in Italia: la casa, i rapporti familiari, il lavoro, la crisi, le battaglie vinte e quelle perse.

Un lavoro collettivo di ricerca e documentazione il cui obiettivo è contribuire a scardinare i pregiudizi radicati nell’opinione pubblica e nelle amministrazioni e, anche, a spronare i rom a credere nelle proprie forze e nella possibilità di un cambiamento. Con l’intento di rovesciare il registro del dibattito attuale. Da Cosenza a Bolzano, passando per Firenze e Rovigo, la telecamera del regista Sergio Panariello segue le vite dei protagonisti – Sead Dobreva, Kjanija Asan, Leonardo Landi, Luigi Bevilacqua – svelandone a poco a poco la loro quotidianità.

La “normalità” dei rom che nessuno racconta

‘Fuori campo’ sfata l’ingannevole rappresentazione mediatica dei rom fondata sul comune pregiudizio che li vuole popolo votato al nomadismo, all’illegalità e all’asocialità; dimostra l’infondatezza delle politiche nazionali e locali che in Italia da più di vent’anni pensano queste popolazioni solo come un problema di ordine pubblico e all’integrazione come un processo che passa per la continua delega al terzo settore investito di un ruolo di mediazione con la società di accoglienza.

Il campo nomadi è specchio dell’Italia di oggi, un Paese in cui si rafforzano i sistemi di repressione, l’istituzionalizzazione della deportabilità di alcuni gruppi sociali, la sovrapposizione tra meccanismi disciplinari, securitari e assistenziali, la complicità tra politica, sistema giudiziario e forze di polizia.

Allo stesso modo, le piccole grandi storie raccontate in ‘Fuori campo’ di donne e uomini rom che scelgono di non vivere in un ghetto, che rifiutano un’integrazione intesa come passiva accettazione dei diktat della società di accoglienza, che percorrono strade complesse e originali di resistenza ed emancipazione parla del nostro paese, del suo rapporto nevrotico con l’alterità, del senso vero della partecipazione politica e del complesso e mai risolto rapporto con le proprie radici.

‘Fuori campo’ è prodotto da Figli del Bronx con le associazioni OsservAzione e Compare/Mammut, realtà impegnate da anni sul tema dei diritti di rom e sinti in Italia.

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Paco De Renzis
Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.