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Facientem Immobilis Pictor

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Facientem Immobilis Pictor di Vincenzo Cacace


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Olio su tavola mis. cm.70×50

… ed infine conquistai l’immobilità… necessaria all’Atarassia del saggio, ovvero mi adornai di quell’atlantica “corona” che rende appunto chiunque inamovibile nel disporsi ad esaminare in profondità il “moto”… gli uomini… gli altri viventi e le “cose”… una delle “principiali” Virtù degli antichi filosofi…

Atarassia…

La capacità aurea di colui che, fattosi contemplatore della Vita della Terra e del “mondo” umanamente inteso, modella, con gli strumenti del pensiero, la morbida e carnale “creta” del proprio volto e lo trasforma, assimilando il suo somatismo ad una sorta di maschera scettica…

Una maschera, molto spesso, è come un “guscio” capace di nascondere come in uno scrigno, ogni dolcezza, oppure… gli amari inganni che la fatica del vivere, finalizzata al nostro desiderio d’esistere… ci infligge!

Già… appunto… una maschera!

Ma è solo per definire con una parola più “comoda”… immediatamente comprensibile, utile ad esprimere un concetto riconoscibile. Forse è necessario un “etimo” oppure… un neologismo… per un aspetto dello “stare” al mondo ed anche dell’Esserci… appartenendovi, ancora da “scandagliare” fino in fondo… quindi in mancanza d’altro… ora la utilizzo….

Maschera… anche perché, essa, agli occhi della “moltitudine”, tale sembra essere, ma, al contrario, ora, a definirla nel particolare di questo esistenziale percorso, è, invece, da considerare come un filtro… uno “schermo”… soltanto una forma di esteriore “mimesi”, per me atta a celare il fuoco interno e sempre appassionato per l’Arte… l’energia di quel “motore” invece dinamico di quegli artisti impegnati a stabilire un equilibrio armonico, umano e “Numinoso” tra Arète, Tèkne ed Epistème… la Virtù, la Perizia o l’Abilità, che dir si voglia, la Conoscenza e le qualità intellettive di coloro, sempre acrobaticamente in bilico tra la condizione umana del reale affanno quotidiano, la Metafisica e la Metapsichica…

Complicato? Forse, perché tutto serve a mascherare la Semplicità… anche qui è il “protettivo mascheramento”… perché sempre, nell’interiore Athanor ribolle l’ardore informe e serpeggiante dei sensi… quella “joie de vivre” che sempre vorrebbe spingerci nel turbinio “dionisiaco” al di là di ogni limite sensuale… quell’orgiastico Chaos occultante la miriade infinita delle dimensioni ultra-umane… l’ebbrezza tanto esaltante che, nel tornare a farsi lucida, si vorrebbe poi eternare in un’opera d’Arte… possibilmente immortale, ma solo il “pulsare” dei toni… quel colore acceso… appena nato… guizzante dal plumbeo “tubetto”, come nelle opere di un novello “Matisse”, potrebbe, forse, degnamente esprimerla… e… dentro di me sempre lo ritrovo quella sorta di “colore” chimico… fatto di verderame e di zolfo, che era presente e vivo in gioventù… che, ancora oggi, è… sentimento!

Esiste… in un “senso arcano” mai completamente decifrabile, nello stesso acceso alimentarsi dell’esistenza portata avanti con le “proteine” della vita, l’Ente o l’Essenza, che disegnò il mio divenire… immediatamente… all’origine…

Mi piace immaginare, anche perché non voglio assolutamente impoverire la mia Anima… togliendole anche la Speranza… quindi ci voglio credere che… fu proprio la “Mano Sempiterna” la stessa che guidò il Divino Aratro a… tracciare il solco… e lì ero io, già pronto… il seme!

E… ora, che sono “albero” dalla rugosa corteccia in mezzo al campo, con profonde radici, “immoto” a segnare le stagioni con le proprie foglie verdi, che poi appassiscono… smosse… trasportate dal vento… ma, pronto a inseminare con fiori e pollini… con la caduta dei frutti maturati al sole… la terra!

Ah sì… io… “immoto”… pietrificato e impenetrabile come un’erma atta a segnare uno spazio “oracolare”… volutamente fermo e non in una vana, inutile corsa… solo per stabilire un centro da cui far dipartire “rivoli” creativi da regalare al mondo… proprio “questo” mondo, ritornato, nel frattempo, ad esser piatto nella mente e nell’azione degli uomini…

Spirituale protesi è dunque la “mano” del pensiero… ed è essa stessa forma diafana, strumento del fare… “ectoplasma”, che realizza le “evanescenze” originate da un desiderio ideale…

Spero in questo “processo” che sia anche la stessa mia opera di pittore… un contributo alla Conoscenza del mondo… del quale il mio è la parte minima… microscopica!

Evanescenze! Fili disseminati da riprendere con l’aspo per tessere nuove “tele”… e poi dipingerle ancora…

Ma devo stare fermo… immoto… atarassico…

In fondo è solo questa la maniera per attirarle e lasciarle entrare nella Mente…

Ecco perché un tal pensiero mi prende… ed ora già le vedo… che assediano… sinuose… ammaliatrici come le sirene di Ulisse, la mia raggiunta immobilità atarassica… emettono un’eco melodiosa che raggiunge più l’anima che il mio orecchio, facendomi dunque sentire la responsabilità di doverle a tutti costi afferrare, quelle iper-uraniche proiezioni… sono pronto a trattenerle qui… nel mio mondo fisico, e farne poi, come sempre è stato, il fertile “concime” creativo da “gettar nel campo arato”…

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Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.